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Tribunali minori Abruzzo, stralciato emendamento: verso la chiusura nel 2022

Tribunali minori abruzzesi: il Senato stralcia il maxi emendamento. Verso la chiusura nel 2022 Sulmona, Avezzano, Vasto e Lanciano.

I tribunali minori abruzzesi che non si trovano in un capoluogo di provincia saranno chiusi entro il prossimo anno.

Lo scenario si è delineato questa notte, quando il Senato ha approvato con 168 voti favorevoli e 9 contrari, la fiducia al governo. Nel maxi emendamento è stato quindi stralciato, quello relativo ai quattro tribunali minori abruzzesi: l’unico a essere stralciato tra tutti quelli contenuti).

 

I 4 tribunali minori che chiuderanno sono quelli di Avezzano, Vasto, Lanciano e Sulmona. Nel maxi emendamento presentato al Senato c’era la questione salva-tribunali, che prospettava una proroga per la chiusura almeno al 2024.

L’emendamento a prima firma del Senatore 5S Castaldi, già Sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento nel Governo Conte II, e appoggiato da tutte le forze politiche è stato presentato nell’ottica di evitare un accorpamento e garantire il normale svolgimento – soprattutto – delle cause penali che necessitano naturalmente di scadenze a lungo termine.

Tribunali minori d’Abruzzo, approvato l’emendamento: c’è la proroga fino al 2024

L’emendamento aveva superato anche un ostacolo in commissione Bilancio dove mancava una copertura per circa 780 milioni di euro che la senatrice penstellata di Sulmona, Gabriella Di Girolamo aveva risolto, riuscendo a superare anche lo zoccolo duro della copertura economica.

Il Capoluogo ha raccolto le reazioni allo stralcio dell’emendamento che sanciva la proroga per i Tribunali minori abruzzesi, ascoltando i rispettivi Presidenti degli Ordini degli Avvocati.

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Chiusura tribunali minori abruzzesi, le reazioni della politica

tribunali minori vasto

“Lo stralcio della proroga dell’apertura dei tribunali minori abruzzesi – ha commentato il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio – è stato uno schiaffo all’Abruzzo e alla democrazia. E’ chiaro da come si sono svolti i fatti che non è stata una questione di tecnicismi ma che dietro la inammissibilità decretata dal Presidente del Senato c’è stata una evidente volontà politica del Governo. La ministra Cartabia aveva già espresso il suo parere contrario in Commissione Giustizia e ciononostante l’emendamento era stato approvato all’unanimità. La Ministra non si è rassegnata e ha messo in campo tutta la sua forza e le sue relazioni per sbarrare questo emendamento e la strada dell’approvazione in Aula. Già ieri nel pomeriggio, nel corso della riunione dei capigruppo in Senato, la Presidente aveva rappresentato ai Gruppi che su questo emendamento vi era una richiesta di stralcio. Fonti parlamentari parlano di un interessamento diretto del Quirinale anche a seguito della recentissima lettera alle Camere per richiamare il Parlamento a non varcare certi limiti nella conversione in legge dei decreti. Tutti i gruppi hanno respinto questa richiesta e a quel punto si è provato con il tipico argomento della copertura finanziaria, cercando di affossare l’emendamento in Commissione Bilancio. Anche la Commissione Bilancio ha respinto questo tentativo individuando le coperture necessarie e riapprovando un’altra volta all’unanimità l’emendamento. A quel punto non è rimasto altro che assegnare al Presidente del Senato l’ingrato compito di dare esecuzione al diktat, dopo che per tutta la giornata negli ambienti istituzionali era circolata la voce che il Quirinale avrebbe rinviato alle Camere il Decreto se non fosse stato ripulito nei provvedimenti ritenuti estranei compreso questo dei tribunali. Come possa definirsi estranea una norma sui tribunali quando il decreto parla di semplificazione della giustizia è un mistero. Ho avuto diretta conferma di una ferrea volontà politica di non approvare la proroga per ragioni di merito dalla voce della stessa ministra Cartabia che ho avuto modo di incrociare a tarda sera al Quirinale al termine del concerto diretto dal Maestro Muti; non mi sono fatto scrupolo di avvicinarla per chiederle di rivedere la propria contrarietà, alla luce dell’unanime volontà del Parlamento e del territorio, ma non c’è stato nulla da fare. La ministra Cartabia in maniera cortese ma determinatissima mi ha detto chiaramente che non intendeva assecondare questa spinta alla proroga dei tribunali abruzzesi nel timore che potesse fungere da esempio per tutti gli altri tribunali soppressi. È arrivato quindi il momento di affrontare pubblicamente la questione visto che le scorciatoie e i sotterfugi per ottenere di volta in volta le proroghe si stanno rivelando inefficaci. Ora pretendiamo che il Parlamento esamini il Disegno di Legge proposto dal Consiglio regionale e che tutte le forze politiche si esprimano nel merito sula soppressione dei tribunali minori. E se il caso abruzzese dovesse offrire l’occasione per riaprire la discussione dei tribunali già soppressi e sulla geografia giudiziaria nel suo complesso non potremmo che essere onorati di aver fatto da apripista
Quella di ieri è stata una brutta pagina nella storia della democrazia parlamentare. Un emendamento due volte approvato all’unanimità, in due diverse commissioni, è stato gettato nel cestino per volontà di un Governo che non era stato capace di convincere neanche uno dei parlamentari che fanno parte della sua maggioranza a sostenere le sue convinzioni. È un metodo autocratico, molto pericoloso e mi auguro che il Parlamento torni a riappropriarsi della piena potestà legislativa”.

 

Chiusura Tribunali: Pezzopane (Pd), provvedimento di proroga va subito recuperato

“Quanto avvenuto in Senato lascia senza parole. La decisione della presidente Casellati di stralciare dal maxiemendamento della fiducia l’emendamento della proroga dei tribunali di Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto, è ingiusta e lascia attoniti. Giunge inaspettata visto che tutto procedeva per il meglio. L’emendamento era stato votato in commissione per due volte, sia come singolo che nel maxi emendamento, con tanto di bollinatura della Ragioneria. Quindi la proposta era valida, condivisa all’unanimità e con adeguata copertura bollinata dal Mef. La motivazione data dalla presidente per l’inammissibilità, e cioè che era estraneo alla materia, è francamente non condivisibile. In tal caso, infatti, l’emendamento poteva essere dichiarato inammissibile già a monte e senza fargli compiere l’intero iter parlamentare. La proroga dei tribunali fino a settembre 2024 sarebbe stata un’importante boccata d’ossigeno per la giustizia, per i territori, per la qualità del servizio. Adesso è necessario che il governo e le Camere si impegnino al più presto per recuperare l’emendamento e approvarlo nel primo provvedimento utile, eventualmente anche con legge ordinaria visto che abbiamo trovato la copertura, la congruità del testo e l’unanimità della politica”.

Così Stefania Pezzopane, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera, appena appresa la notizia della decisione assunta dalla presidente del Senato di dichiarare inammissibile l’emendamento che prorogava i tribunali d’Abruzzo fino a settembre 2024.