Le nuove stanze della poesia, Federico Del Monaco

Per l'appuntamento con la rubrica Le nuove stanze della poesia, il ritratto dello scrittore Federico Del Monaco.

Per la rubrica “Le nuove stanze della poesia” il ritratto dello scrittore Federico Del Monaco, a cura di Valter Marcone.

Federico Del Monaco è nato a Sulmona in una casa che si affaccia sulla fontana di piazza Garibaldi, e ca tre mesi la sua famiglia lo ha portato a vivere ad Avezzano.

Dice di se stesso Del Monaco, “che la curiosità è stata la virtù della sua infanzia ed adolescenza”.

“Impara a memoria di tutto, si ricorda quello che lo interessa e questo problema lo accompagnerà per tutta la vita. Comincia a scrivere circondato dal cemento di provincia da quando prende la penna in mano che prontamente correggono a scuola facendogli usare la destra: passa tre anni della sua giovane vita a trasformare un’orrenda calligrafia in qualcosa di leggibile”.

Questo risultato estetico lo applica alle idee sempre alla ricerca di quella bellezza che fondamentalmente caratterizza i suoi componimenti che negli anni vanno trasformandosi in qualcosa di sempre più ardito sia per la forma che per i contenuti.

Fa scelte che, come dice sempre lui, “tendono a complicare la vita”.

Potrebbe studiare tranquillamente Lettere e fare di questo suo interesse una forma di vita, invece si dedica ai numeri e al software studiando come ragioniere e programmatore.

Quindi scrive. Scrive soggetti, sceneggiature, racconti, poesie, saggi e testi di canzoni.

Nel racconto delle sue esperienze di vita la sua storia continua così:”i primi contatti con case editrici si tramutano in un nulla di fatto perché sarebbe troppo semplice pubblicare giovane. Diciamo che il carattere non aiuta, almeno è determinato e non disdegna la fatica”.

Va a Siena, da Avezzano sale sul treno, gli dicono “vai piano” e lui risponde che non è abilitato alla guida del mezzo ma cercherà di fare il possibile, muovendosi nel vagone con circospezione.

Vicino alla patria di Dante, lo scrittore si iscrive a Scienze Statistiche ed Economiche, fa anche tanti esami, portato per matematica e informatica. Passa il tempo libero a giocare a basket.

Per leggere di lui bisogna chiedergli delle stampe, ma già da tempo vengono rappresentate in teatro opere da lui scritte e a volte recitate sul palco .

Scrivono così della sua attività teatrale, “aumentano le collaborazioni, le figure professionali, i progetti sono sempre tantissimi, il desiderio di divulgare lo rende pubblicamente un autore teatrale, e dire che lui vorrebbe solo scrivere a casa e fare un lavoro normale, ma proprio non ci riesce. Dice che la vita è complicata, sembra serio ma poi sorride divertito”.

È proprio questo suo modo divertito di raccontare le sue esperienze,la sua vita in altre parole quella passata, quella presente e quella futura, i suoi progetti, le sue idee, che permette a Federico del Monaco di mettere assieme un mondo, come lui lo vorrebbe, che si esprime attraverso l’interazione tra musica e parole, tra poesia e storia, tra letteratura alta, colta e quotidianità.

Da qui nascono le sue creazioni che prediligono la forma scenica, Federico non disdegna, perché ne ha le capacità e le possibilità, letture di racconti, monologhi, poesie, da lui scritte,  fino alla forma lettura-concerto con la validissima collaborazione di Roberto Bisegna con il quale da sempre dà vita ad un tandem artistico.

Ma quello che gli è più congeniale è proprio la forma scenica nella quale e con la quale rappresenta le sue storie, le sue idee, insomma come dicevamo il suo mondo e quello che lo circonda per come lo vede e per come vorrebbe che fosse.

E dunque le sue creazioni hanno la completezza della forma scenica che non è virtuosismo ma incontro di una serie di qualità e di possibilità che come abbiamo raccontato egli coltiva ed esprime fin da adolescente.

Creazioni sceniche che diventano ricche e articolate quando riesce a mettere insieme come “un virtuale capo compagnia” e  capocomico,  energie e forze diverse come in “Eppure soffia”? uno spettacolo che egli stesso così definisce: ” è un progetto che lega artisti professionisti con giovani realtà, prevalentemente della provincia dell’Aquila, per dare vita ad un vento denso di poesia, musica ed impegno. Affascinato dalla coerenza, un modo d’esser senza fronzoli ed un approccio diretto e forte su temi e sentimenti, caratteristiche felicemente presenti nel cantautore Pierangelo Bertoli, l’ho scelto come un moderno Virgilio, affinché mi accompagni in questo viaggio”.

“Con Eppure Soffia voglio raccontare le biografie degli artisti, rievocare grandi classici della canzone italiana e raccontare contesti sociali importanti, con uno sguardo alle nuove generazioni e l’altro a chi già c’era. Una scoperta per i più giovani ed un tutto nel passato per i più grandi. C’è ne è tanta, di poesia, nella musica italiana, e la musica leggera si è fusa nella storia d’Italia, da quando era soprannominato il Belpaese fino ad oggi. Quindi voglia di far soffiare il vento, che nel terzo volume affronta il tema delle donne, dalle grandi cantanti ad alcune figure che si sono impegnate nelle battaglie per la libertà”.

Bilancio dunque di questa sua attività: ha realizzato e partecipato a diversi spettacoli teatrali, tra i quali citiamo “27 aprile”, “Che poi è lo stesso”, la serie “Eppure soffia, la poesia nella musica italiana” giunto quest’anno al terzo volume, e “Il dolcetto salvamondo” uno spettacolo che diverrà anche un audiolibro per piccoli adulti e grandi bambini.

La sua biografia dice ancora: “autore e scrittore, di poesia, narrativa e teatro: la parola come strumento per emozionare e divulgare, nell’incontro con la carta e con tutte le forme dell’arte. Ho scritto più di quaranta raccolte di poesie, un romanzo, più di venti racconti, monologhi e spettacoli teatrali. Mi avvalgo di grandi artisti, prediligo le performance live ma non disdegno i canali multimediali”.

L’ultimo suo lavoro è “Tra le righe”. Lo spettacolo è liberamente ispirato agli iscritti di Ignazio Silone.

Un lavoro che, attraverso le opere dell’autore marsicano, fa riflettere sul nostro presente e sull’importanza delle proprie radici. Un testo che fa entrare sulla scena i personaggi siloniani che dialogano non solo con il protagonista, ma anche con lo spettatore .

“Uno spettacolo che guarda avanti – dice Del Monaco – supera la commemorazione per spingere ad un incontro con le opere di Silone e a una rilettura. A ciò miravo con questo mio nuovo lavoro. Spero di aver raggiunto l’obiettivo. Sono soddisfatto, testo e musica completamente originali e, seppur evocativi, con una nuova energia di sperimentazione. Abbiamo raccontato Silone come finora non era stato ancora fatto, legando il passato da cui prender forza e il futuro tutto da fare. Spero di poterlo riproporre al più presto, abbiamo il desiderio di trasmettere la nostra visione di questo grande intellettuale che, tra le righe dei suoi scritti, ha celato tesori da riscoprire”.