Le nuove stanze della poesia, Natale Cavatassi

Il ritratto di padre Natale Cavatassi, poeta e teologo abruzzese per la rubrica Le nuove stanze della poesia a cura di Valter Marcone.

Il ritratto di Natale Cavatassi per l’appuntamento con la rubrica Le nuove stanze della poesia, a cura di Valter Marcone.

Natale Cavatassi nacque nella frazione di Tortoreto, 18 dicembre 1919 da una famiglia di umile origine contadina.

Sin da fanciullo venne indirizzato agli studi teologici e filosofici per poi trasferirsi nel territorio maceratese dove entrò prima,nel 1933, nell’ordine dei Passionisti di Sant’Angelo in Pontano e, nel 1937, al Noviziato di Morrovalle.

L’anno seguente Natale Cavatassi venne trasferito a Recanati e dal1940 al 1941 e dal 1942 al 1945 prestò servizio presso il Santuario di San Gabriele.

Natale fu ordinato sacerdote il 3 giugno 1944 ad Ascoli Piceno per poi specializzarsi in Sacra scrittura. Tra il 1947 e il 1948 ebbe a condiscepolo Karol Wojtyla, il futuro papa Giovanni Paolo II.

Natale Cavatassi fu un uomo dotto ed un profondo umanista, amante e conoscitore di numerose lingue tra cui il greco, il latino, l’aramaico, l’ebraico e il geroglifico.

Dal il 1950 ed il 1993 si dedicò all’insegnamento di varie materie religiose (sacra scrittura, teologia italiana, ecumenismo, lingua greca e ebraico) nello Studentato Teologico di San Gabriele, nell’Istituto di Scienze Religiose di Teramo e nei seminari Regionali di Chieti, di Ancona e di Fano.

Le sue analisi meticolose ed obiettive riscossero successo nella Congregazione Vaticana.

Prima di morire, papa Giovanni Paolo II (papa dal 1978 al 2005) gli affidò la stesura del documento finale per la beatificazione di papa Giovanni XXIII.

Nella metà degli anni Settanta, Natale curò settimanalmente per circa dieci mesi,la rubrica “Presenza cristiana” presso la televisione locale pescarese TVQ.

Si può parlare a ragione di una poliedricità per i tanti interessi coltivati dal Cavatassi per i quali si sentiva attratto in modo quasi irresistibile.Tra questi la poetica vernacolare (e legata ad essa le ricerche glottologiche del lessico abruzzese, in particolare del dialetto teramano, suffragate dall’imponente preparazione linguistica, classica e moderna).

Padre Natale Cavatassi non ha “creduto o voluto essere”, un poeta ma lo era: per temperamento, gusto, spontanea riproposizione del proprio vissuto, soprattutto quello legato alle sue radici familistiche e folcloriche, in cui faceva confluire, con stupefacente spontaneità, la sua spiritualità passionista-sacerdotale, ed in quest’ultima egli ritrovava e quasi riversava le proprie origini.

Natale Cavatassi fu autore di liriche latine e greche, di studi filologici, letterati e religiosi e di dialettologia arcaica, con particolare riferimento a Teramo.

La poesia in Natale Cavatassi è anche una scoperta avvenuta per caso – come riferisce Giuseppe Porto nella introduzione del volume Lu ramajette, perché “essa è stata possibile con il ritorno alle origini, alla semplicità della costante parlata materna e all’umiltà dell’ambiente di Ripe di Civitella e del Gruppo di casolari che, in quel di Tortoreto, formano la contrada Cavatassi: ivi nacque e visse la sua infanzia di poeta”.

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Scrive Giuseppe Catania : “Lu ramajette” è un cantico alla bellezza della natura attraverso le sue molteplici manifestazioni, agli episodi che caratterizzano le vicende, a volte leggendarie del nostro popolo che dalla natura trae la forza e la vitalità per il nostro doloroso transito terreno. Ma questa vena poetica non poteva discostarsi dalla formazione religiosa di Natale Cavatassi, sicché la sua musa comprende, logicamente, accenni biblici che pure conservano la musicalità del verso, quasi che, forgiato nella dolcezza della “bella parlatura paesana”, assurge a immagini sublimi, quali, appunto, la nobiltà d’animo che la serenità di spirito del poeta solo può suscitare.

“Ecco come tutta l’umanità e tutta la cultura sono presenti e sentiti come contemporanei, nella raccolta “Lu ramajette” i fiori campestri, infatti, sono gli stessi per un’offerta d’amore”, così scrive Giuseppe Porto.

“Il miracolo della trasmissione della gentile usanza l’ha operato il dialetto – d’ora in poi – mi ha confessato Natale Cavatassi – non sarei più capace di comporre poesie in greco e in latino, perché mi sono accorto che solo usando il dialetto si può fare vera poesia”.

Sonetto dedicato a Padre Natale Cavatassi, in dialetto siciliano da Giuseppe Catania pubblicato su Noi vastesi il 19 dicembre 2016

SCIURI RARI

Prima lu verbu mi pigghiau lu pettu
quannu ti ‘ntisi ‘n Chiesa a pridicari;
ora, pueta, riccu d’intellettu,
vitti u to’ libbru di li sciuri rari.

Quanta crianza, quantu sintimentu
porta lu versu riccu d’armunia:
quannu lu leggiu lu me’ cori sentu
battiri forti, e dintri l’arma mia

lu celu pari ca mi cala fittu.
Li toi beatitudini celesti
scìnniri sentu, e cchiù lu cori batti,

a cunsulari lu me’ monnu afflittu:
l’accettu comu fussuru li cesti
di sciuri rari da lu cori fatti.
Vasto, 5 novembre 1974

traduzione FIORI RARI

Prima la parola mi rapì il petto
quando ti ho sentito in chiesa a predicare;
ora, poeta ricco d’intelletto,
ho visto il tuo libro di fiori rari.
Quanta dolcezza, quanto sentimento
reca il verso ricco d’armonia
quando lo leggo il mio cuore
sento battere forte,
e dentro l’alma mia
il ciclo sembra che cala fitto.
Le tue beatitudini celesti
scendere sento, a più il cuore batte,
a consolare il mondo afflitto:
l’accetto come fossero cesti
di fiori rari dal cuore fatti.
Vasto, 5 novembre 1974

Risposta poetica di Natale Cavatassi

Natale 1974 A PINO E PINA

Lu care Cumpare Peppine
è come na corde de vijuline:
lu core t’è d’ore
e l’uocchie d’argente,
luntane se vede
che lucceche bbone
e anzimbre a lu vente
na museca arrive…
lu cante che ve da luntane
me porte l’addore d’arange
recurde de tempe luntane…
Nce serve arpinzà la Sicilie
perché l’amicizie è la stesse
vecine a li fiamme dell’Etna
o ammezze a li fiure
e li jérve de la Maielle
guardenne l’azzurre e li stelle.
Peppine e Pinuccia cuntente,
v’augùre li feste cchiù bbelle,
e l’amure di Criste a lu mònne
ve porte la pace a lu core:
pe tutte li strade a stu monne
pe sempre ve guide l’amore.

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