Le nuove stanze della poesia, Umberto Postiglione

Il ritratto di Umberto Postiglione, maestro, giornalista e "parlatore affascinante" per l'appuntamento con la rubrica Le nuove stanze della poesia a cura di Valter Marcone.

Per l’appuntamento con la rubrica Le nuove stanze della poesia, il ritratto di Umberto Postiglione a cura di Valter Marcone.

Umberto Postiglione nacque a Raiano (AQ) il 25 aprile 1893. Nel 1910, a diciassette anni, appena conseguito il diploma di ragioniere, fu costretto ad emigrare per l’America, dove svolse diverse attività e mestieri tra cui quello del giornalista ,operaio, bibliotecario, ragioniere, soggiornando in varie città del continente americano fino ad arrivare a San Josè aprì una scuola di lingue.

Postiglione aveva ventisei anni quando tornò in Italia. Dovette assolvere agli obblighi militari e alla fine della ferma nel 1922 apri una scuola serale a Raiano e si dedicò all’insegnamento.

L’anno successivo vinse il concorso magistrale e andò ad insegnare a San Demetrio dei Vestini (AQ), ma non giunse alla fine dell’anno scolastico, perché il 28 marzo del 1924 morì di polmonite.

Durante il periodo trascorso in America visse a Chicago dove frequentò dapprima circoli socialisti e poi anarchici.

Lavora come contabile in una banca ma è più interessato ai problemi sociali, politici e sindacali per cui abbandona quel lavoro per intraprendere altri mestieri. Così il diciottenne Postiglione è subito operaio in fabbriche di prodotti chimici, in quelle di pianoforti, nelle vetrerie e nelle fonderie, semplice manovale nelle miniere e addetto alle costruzioni stradali.

Dopo l’incontro con Luigi Galleani inizia a collaborare con la rivista Cronaca Sovversiva e i suoi articoli vengono pubblicati anche su L’Era Nuova.

Dall’aprile 1912 è uno dei principali collaboratori della Cronaca Sovversiva, usando vari pseudonimi quali El Giovin, Hobo, Corfinio, Nando, Free-Lancer, L’Agitatore e Blankett-Stiff.

Grazie alle sue capacità di parlare in modo chiaro, Postiglione viene visto come un appassionato.

Tiene conferenze e dibattiti davanti al pubblico di molti stati americani. Ovunque esistano gruppi di lavoratori italiani, dal Massachusetts allo Iowa, dalla Pennsylvania all’Ohio, dal Wisconsin alla California, dall’Illinois al New Engla non nega la sua presenza diventando molto popolare tra gli immigrati italiani.

Compone per i suoi ascoltatori dei dramma tra cui Come i falchi, imperniato su una vicenda di giustizia proletaria mossa dal quotidiano sfruttamento dei lavoratori delle miniere, che è sicuramente da attribuirgli

Partecipa alle lotte proletarie e agli scioperi che caratterizzano gli USA degli anni Dieci, entrando spesso anche in polemica con i socialisti e con la politica riformista dei sindacati. Partecipa a molte agitazioni e lotte sindacali con Virgilia D’Andrea di Pratola e Carlo Tresca di Sulmona.

Postigilione partecipa all’agitazione in solidarietà a Joseph Ettor e Arturo Giovannitti, tenendo comizi molto seguiti a Boston fino alla loro scarcerazione.

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Nei suoi articoli oltre ai temi politici egli parla di scienza, sociologia, psicologia, economia,religione e, in particolar modo, di pedagogia.

Fonda e dirige due riviste. il periodico di propaganda anarchica Germinal!, stampato su carta rossa a cura del Gruppo di propaganda anarchica di Chicago e L’Allarme, “Contro ogni forma di autorità e di sfruttamento”.

Sostituisce per quasi un anno Galleani alla Direzione di Cronjaca sovversiva quando quest’ultimo va a seguire lo sciopero dei minatori nella primavera del 1916 in Pensylvenia orientale

Ventiquattrenne va in Messico a Monterrey nella Sierra Madre orientale cove vive in una comune anarchica. Si tratta di una frangia dei cosiddetti ultramilitants galleanisti, secondo una definizione di Paul Avrich: tra i tanti ci sono anche Riziero Fantini, Nicola Sacco, Bartolomeo Vanzetti, Emilio Coda, Giovanni Scussel e Amleto Fabbri. Si impegnano nell’azione rivoluzionaria in tutte le sue sfaccettature, preparandosi per il ritorno in Italia, dove ritengono che i processi rivoluzionari in corso porteranno ad un’imminente insurrezione.

Lascia il Messico e soggiorno in Perù, Cile Argentina , Bolivia Paraguay, Uraguay .Dall’ultima residenza argentina torna in Italia. Consegue due titoli di studio: la licenza presso la scuola Normale di Avezzano nel 1921, per integrare la licenza di ragioniere, e, nel 1922, presso la Scuola Normale dell’Aquila, il diploma d’abilitazione all’insegnamento elementare.

Sul solco delle teorie pedagogiche libertarie di Francisco Ferrer y Guardia, Pëtr Alekseevič Kropotkin e Élisée Reclus, promuove ad Avezzano una scuola libera mentre a Raiano istituisce la Casa del Popolo ( inaugurata verso la fine dell’anno 1921), la prima d’Abruzzo, considerata, nel campo educativo, come la più rivoluzionaria delle sue iniziative. Nello stesso anno dà vita a Raiano ad una scuola libera gratuita.

Per la realizzazione di queste iniziative riceve solidarietà e collaborazione attiva da parte dei compagni della FAA Federazione Anarchica Abruzzese) tra cui Luigi Meta e Quirino Perfetto.

Nell’autunno 1923 viene nominato insegnante di tutte le materie in una prima elementare a San Demetrio ne’ Vestini. Viene designato dal provveditore agli studi Giovanni Ferretti quale relatore per il Congresso Magistrale dell’Aquila del 17 novembre 1923; per l’occasione, Postiglione elabora lo scritto L’Autoeducazione del Maestro.

Il provveditore regionale agli studi Giovanni Ferretti ricorderà come “il regime fascista lo aveva in sospetto, e la polizia fascista lo sorvegliava perché aveva una cultura superiore al proprio grado. Ricordo che venne un maresciallo dei carabinieri nel mio ufficio, per chiedermi di lui, e mi mostrò con candore, poiché io mi stupivo che si fosse rivolto per questo proprio a me, un telegramma ufficiale che diceva proprio così. Umberto Postiglione era un parlatore affascinante; in piazza, un trascinatore di folle…. (Cfr. G. Ferretti, Orgoglio d’esser maestri, in O. Giannangeli, Umberto Postiglione, Circolo di Cultura, Raiano 1960, p. 153)

A nu ruscegneule

Ruscegneule che chénte pe’ sa fratte
famme ne’ piaceire, statte zitte.
Na frenescie mmente tu me mitte,
aje paure che me fì scì matte.

Ma se na’ grazia rossa me vu’ fa,
fatte je nèite dentr’a je core meje;
St’alma mèje la dienghe speusa a téje,
i campèime auscì: sempr’à cantà.

A un usignolo

Usignolo che nella siepe canti
fammi un piacere, stattene zitto.
Una smania nella mente mi metti,
e temo tu mi faccia uscire matto.

Ma se una grazia immensa mi vuoi fare,
il nido fallo dentro al cuore mio;
in sposa a te la do l’anima mia,
e viviamo così: sempre a cantare.

E’ remenute magge

È rémenute magge, è remenute!
i ha repurtate fiure, cieglie i frunne,
i tutt’attuorne pare n’autre’ munne.
E’ rémenute magge; è remenute!

Pioppe, sauce i cerque so renate,
hau réfiurite fratte i prate;
i russcegnuie s’è rèfatte ie nèite,
de Contre la jenestra s’è ngiallèite.
…………..
I juorne fa j’ameure la vularella,
de notte je fa la cenciacappella;
chèntene le franguille à la campane.
chèntene je rije à la mbriane.
……………
Le gieunette staue pe se veiche
come miezze a le rane le maddonne,
di juorne se la spèssene che j’ameiche,
de sere uaue a je viespre a la Madonne.
………..
E’ rémenute magge, è rémenute!
I st’ coure mèje je resalute,
ma è ne salute che pare ne piante,
na veuce che suspire i se lamente;

Ne cante che n’se uole la senteje,
ne rise che n’se uole fa vedèje,
cumma l’utema stelle che sparisce
pe la vreuogne de je soule che nasce.

* Al suono della campana del mattino.
E’ ritornato maggio

E’ ritornato maggio, è ritornato!
e ha riportato fiori, uccelli e fronde,
e tutt’intorno sembra un altro mondo.
E’ ritornato maggio; è ritornato!
….
Pioppi, salici e querce son rinati,
son rifioriti siepi e prati;
l’usignolo ha rifatto il suo nido,
Di Contro * la ginestra s’è ingiallita.

Di giorno amoreggia la farfalla
di notte lo fa la lucciola;
cantano i fringuelli allo schiarire,
cantano i grilli all’imbrunire.
…………..
Le giovinette stanno per i vicoli
come i papaveri in mezzo al grano,
di giorno se la spassan con l’amico,
di sera vanno al vespro alla Madonna.

E’ ritornato maggio, è ritornato!
E questo cuore mio lo risaluta,
ma è un saluto che somiglia a un pianto,
una voce che sospira e si lamenta.
…………
Un canto che non vuol farsi sentire,
un riso che non vuol farsi vedere,
come l’ultima stella che sparisce
per la vergogna del sole che nasce.**

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