Le nuove stanze della poesia, Antonia Anna Pinna

Il ritratto di Antonia Anna Pinna a cura di Valter Marcone per la rubrica Le Nuove stanze della poesia.

Per l’appuntamento con la rubrica Le nuove stanze della poesia il ritratto di Antonia Anna Pinna a cura di Valter Marcone.

Antonia Anna Pinna, nasce a Villalago ( L’Aquila ) il 02 giugno 1957, dove vive fino a 12 anni. Si trasferisce a Merano (Bolzano) e completa la scuola media inferiore. Si iscrive alla scuola serale come maestra d’asilo ma non si diploma perché si sposa giovanissima e nasce una figlia.

Antonia Anna Pinna dopo alcuni anni si trasferisce di nuovo, questa volta a Roma, dove si impiega presso la Banca D’Italia dove tutt’ora lavora. Le piace molto la lettura, e negli anni sviluppa il suo interesse per i sonetti e le poesie.

Comincia così il percorso letterario di Antonia Anna Pinna, scrive poesie, sonetti e racconti, è ospite di tanto in tanto, con articoli e poesie del giornale online Abruzzese, il Gazzettino della Valle del Sagittario diretto dal Prof. Roberto Grossi.

La sua poesia nasce dal suo profondo senso della giustizia e dall’amore per ogni forma di vita, dal suo essere donna, madre e moglie. Il suo sentimento nei confronti della vita e puro e onesto, qualità che le consentono un approccio magico e disincantato allo stesso tempo.

Antonia Anna Pinna ama viaggiare, passione che condivide con il marito con cui ha girato tutto il mondo. Nel 2012 in occasione del Concorso Letterario instituito dal CASC B.I. ha ricevuto una menzione meritevole per la poesia dialettale.

Sul blog :” www.vocidipoesia.blogspot.it – un gruppo di poeti uniti nel dar voce alla poesia possiamo leggere una compiuta bibliografia a cura di Matteo Cotugno che ne cura anche l’intervista

Antonia Anna Pinna vive un infanzia a contatto con una natura un po’ aspra ma incontaminata.

Il suo contesto familiare le consente di vivere e sperimentare in totale libertà l’approccio con una comunità montana piena di valori autentici e forti, dove tutti si sentono impegnati a crescere i figli che sono un bene comune e prezioso. In famiglia lo zio ha un gruppo musicale “I Monelli” che negli anni sessanta riscuote un discreto successo a livello locale, anche lei possiede una vena artistica molto divertente, i componenti di questo gruppo la portano spesso con loro, e si cimenta in varie occasioni pubbliche in imitazioni di personaggi noti anche difficili quali Luis Armstrong e Ruggero Orlando.

Nel 1969 la famiglia si trasferisce a Merano (BZ) e frequenta la scuola con risultati buoni, ma le ottime opportunità di lavoro la spingono ad impegnarsi nel campo della moda. E’carina, affabile e molto simpatica, è del segno dei gemelli che per loro natura sono volitivi, svegli e fanciulleschi.

Conosce un ragazzo che diventerà molto presto suo marito, infatti a 19 anni è già moglie e madre. La sua vena artistica si trasforma e matura in passione per la musica, i suoi gruppi preferiti sono i Doors, i Rolling Stones, gli Yes e tanti gruppi che hanno arricchito il panorama musicale degli anni 70.

Antonia frequenta ragazzi che studiano al Dams Università di Bologna e con loro parla spesso di arte, cinema e teatro. L’impegno famigliare non le concede tuttavia molto spazio e comincia a studiare materie che l ‘appassionano molto come letteratura e storia. Nel 1988 si impiega presso il centro sportivo della banca d’Italia, le varie attività le consentono di conoscere molta gente con cui negli anni ha costruito un rapporto di collaborazione e stima.

Lavorando in questo contesto era scontato che iniziasse a fare sport all’aria aperta, tennis e nuoto sono i suoi preferiti. Legge moltissimi libri, anche romanzi ma non l’appassionano molto, a lei piace la vita reale.

Segue i programmi culturali sui giornali in televisione e comincia a scrivere dei piccoli pensieri.

Per molti anni Antonia si occupa solo della sua vita privata ma con l’allentamento dei doveri familiari si concede delle piccole incursioni nel mondo letterario.

Comincia a scrivere sonetti che la divertono molto. La vena si trasforma nuovamente, si converte in poesia è nasce un vero grande amore.

Alcune amiche la convincono a tentare la via della pubblicazione anche se è molto restia, in quanto la poesia nasce dal profondo e si sente come se dovesse spogliare la sua anima. Comincia a mandare qualche opera al “Gazzettino della Valle del Sagittario” giornale online Abruzzese diretto dal Prof. Roberto Grossi, il suo paese le è rimasto nel cuore e appena può scappa nella sua mini casa nel borgo natio inserito nel Club “I più bei borghi d’Italia” scrive anche alcuni articoli e si fa conoscere in una nuova veste. A settembre 2013 esce la sua prima raccolta di poesie dal titolo “Sul ciglio del cuore” pubblicato con i tipi della Montecovello.

Antonia entra a far parte con vari autori al “Progetto fiaba” volto a finanziare gli Ospedali pediatrici Oncologici e nascono vari volumi di filastrocche e fiabe. Nel 2014 partecipa a qualche concorso letterario tra cui “Alda Merini e riceve una menzione di merito per la poesia Maddalena.

Altra menzione lo scorso giugno per il concorso “Io esisto” con la poesia Trono patrocinato dalla U.I.L.D.M. ass. per la lotta alla distrofia muscolare di Ottaviano (NA).

Partecipa a varie antologie a tema sociale.

La sua espressione poetica nasce dalla sedimentazione delle emozioni estratte dalla vita vera e dai sogni, che vivono vite, apparentemente separate, ma interferiscono continuamente con i nostri progetti. Sta lavorando ad un altro libro e sta sviluppando altri progetti artistici che comprendono anche il fumetto. Si augura che questa nuova attività poetica sia lunga e venga accolta con piacere dai lettori. La vita non è mai statica e la maturazione se è sana può sorprenderci notevolmente, rimaniamo aperti e forse ci accadrà qualcosa che non avevamo previsto.

Intervista ad Antonia Anna Pinna

Cosa significa per te poesia?
La poesia è il mio canto e il mio dolore, è il succo che sgorga dalla mia fonte, è il togliere le parole inutili e lasciare solo l’essenza delle emozioni date e prese, è la traccia del mio passaggio sulla terra, la poesia è e basta, non si deve mai spiegare perché quello che sembra non è e quello che è non sembra.

Cosa ti muove a scrivere poesia?
Il movimento è la musica sono gli elementi che più contribuiscono alla nascita della mia poesia. Energia alla stato puro, moto perpetuo dove perdersi e creare nuove forme d’espressione, spesso mi sveglio in piena notte con l’esigenza fisica di mettere sulla carta parole che nemmeno io comprendo bene in quel momento, quando le rileggo al mattino le trovo piene di senso e d’amore che mi avvolge con una grazia che mi commuove sempre. Resta il mistero del perché viene a svegliare me e non chi mi sta accanto.

La funzione del poeta oggi?
Io credo che il poeta sia la sentinella che fa gli avvistamenti e manda i messaggi a chi vive in una posizione che gli impedisce di vedere lontano. La poesia per quello che mi riguarda si scrive da sola in totale autonomia, passa per un canale diretto che sfiora la testa ma solo dopo aver attraversato il cuore di chi la trasmette alla gente. Il senso della lirica si capisce dopo averla riletta alcune volte, anche il trascrittore o poeta ne avverte la forza quando riesce a staccarsi dalla sua creatura. Quelle più decise hanno braccia, gambe e cuore; camminano da sole e partono per viaggi che nessuno sa dove le porteranno. Sono dispettose, amano la libertà assoluta, non vogliono essere troppo elogiate perché si sentono prese in giro, vogliono fare il loro mestiere ed essere pagate il giusto prezzo. Quando un verso sale a bussare alla mia porta so che ho pochissimi attimi per aprire, se tardo non la trovo più, infatti lei mi chiama dicendomi aprimi o morirò, è il loro stesso cuore che batte sull’uscio. Sono sempre loro che decidono a chi bussare, forse vogliono la garanzia che aprirai. Mi sento privilegiata ad avere l’onore di essere la prima ad ascoltarle, alcune rimangono ad abitare da me, e molte altre prendono treni notturni e spariscono per sempre come dei rifugiati che cercano asilo in paesi più accoglienti. Bisogna assecondarle darle respiro e nutrirle come meglio possiamo e, poi tenere le finestre sempre aperte perché a volte non salutano nemmeno.

Un paio di aggettivi per farti conoscere.
E’ difficile descrivermi in due aggettivi, ne userò uno che forse li include insieme “dualismo” inteso come ombra e luce, male e bene, bellezza e oltraggio, due facce della stessa medaglia che non possono essere divise e vanno comprese nella loro interezza, essendo del segno dei gemelli la cosa è molto marcata tanto che a volte sfiora la schizofrenia. La poesia tiene insieme le due parti facendole danzare armonizzandole in modo da non farle annoiare mai.

Hai pubblicato un libro? Parlacene e se possibile illustrandolo con una poesia altrimenti inviacela con una breve introduzione
Ho pubblicato la mia prima raccolta di poesie “Sul ciglio del cuore” nel 2013 con i tipi della Montecovello. Sono 56 liriche che toccano i temi cardine della vita; morte, madre, figli, amore, passione, c’è dentro la mia vita, il mio ventre e tutta la passione di cui sono capace. Emozioni allo stato puro, una poesia da cui prende il titolo la raccolta è “Aprimi” dedicata a mia madre” Aprimi, aprimi madre non lasciarmi sul ciglio del mio cuore” da cui si snoda il sentiero che ci porta a scoprire passaggi segreti e le sorgenti di alta quota. Io sono nata in montagna questo elemento è abbastanza presente, c’è una vita concentrata in semi d’eternità.

Aprimi

Aprimi, aprimi madre,
non lasciarmi sul ciglio del mio cuore.
Per troppo tempo abbiamo ignorato
questo amore.

Io ti sono dentro e tu sei dentro di me.
Unite nella carne e nello spirito
ricongiungiamo ciò che l’uomo
ha diviso per sua crudeltà.

Non siamo serve dell’amore,
non siamo schiave della colpa,
di cosa? Di saper dare la vita?

Di proteggerla, dai colpi mortali
dell’indifferenza umana?
Accoglimi come se fossi io
il maschio vero,
l’io femminino non ha bisogno
d’istruzioni per l’uso,
sappiamo tutto, è insito in noi,
l’istinto di sopravvivenza, ma
la parte che io voglio da te,
è l’essenza, la stilla dell’amore puro.

Tu sei mia madre, mi appartieni
come io appartengo a te e alle generazioni
che ci hanno illuminato, il pensiero,
è pregno della tua presenza sempre,
nel cammino, nei passi, nei baci
dati al nemico, non c’è nulla
che possa separare ciò che il cielo
ha unito.

La pancia, il nostro tempio sacro,
a nessuno è permesso di entrare
se non per viverci.

Pietra
Mi sono fatta pietra.
Mi sono fatta roccia.
Mi sono scolpita tutti i canti dentro i solchi
e chi mi ascolta per capire…
Non riconosce di me che le poche forme accennate.
Le labbra mute e gli occhi bruciati dal sole accecante…
senza pietà.

Bosche
N’cammenarce alle bosche
Annasconnece sotte alle foglie
Ch’elle core apierte
j l’ uocchie m’mane
Le ghenocchia ca ce toccane
j la mende lundana
perduota che i tarle seje
La louce ca endra tra le frasche
soule pe’fa cucù
la vejeta ce parla… chiane
senza fermaje le piacere peccerille.

Bosco

Inoltrarsi nel bosco
Nascondersi sotto le foglie
con il cuore aperto
e gli occhi in mano
Le ginocchia che si toccano
e la mente lontana
a vagare con i suoi tarli
La luce che entra fra i rami
solo per fare cucù
la vita ci parla…piano
senza interrompere
le piccole gioie.