Omicidio Paolo D’Amico, dopo un anno ancora nessun colpevole

A un anno dall'omicidio di Paolo D'Amico, il 55enne trovato morto nella sua casa tra Barisciano e Poggio Picenze, il suo assassino è ancora senza un volto.

Non ha ancora un volto l’assassino di Paolo D’Amico, l’operaio 55enne trovato morto il 24 novembre 2019 nella sua casa tra Barisciano e Poggio Picenze.

Paolo D’Amico non era aquilano di nascita ma di adozione: da tanti anni viveva a Barisciano ed era impiegato all’Asm.

Una vita apparentemente tranquilla la sua, in questa casa in campagna, isolata, dove è stato trovato dai Carabinieri il 24 novembre, allertati dai familiari che non riuscivano a mettersi in contatto con lui.

L’assassino, che probabilmente ha agito indisturbato, lo ha prima tramortito con una martellata e poi trafitto più volte al torace con qualcosa di molto simile a uno scalpello o con un punteruolo.

Un omicidio feroce: l’uomo è stato colpito probabilmente fuori casa e poi riportato dentro; sembra che non sia stato un solo uomo ad agire, ma due.

Altro punto oscuro sono i cani della vittima; probabilmente narcotizzati la sera dell’omicidio per permettere agli aggressori di agire indisturbati. Una tesi confermata dalla mamma di D’Amico che ha riferito di averli trovati intontiti e poco reattivi.

Omicidio Paolo D’Amico, ancora ignoto l’assassino

Dopo un anno di interrogatori, di indagini a tappeto però, non sono stati trovati nè l’arma nè l’assassino. La Procura della Repubblica dell’Aquila avrebbe in mano un dna “sospetto” che è stato trovato e repertato sul luogo del delitto e che, si ipotizza, potrebbe appartenere all’assassino. Ma finora non è stato possibile collegarlo a una persona con un nome e un cognome.

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A nulla è servito passare la setaccio la vita e le conoscenze della vittima, una persona riservata e benvoluta in tutta la piccola comunità.

Paolo D’Amico: la vita prima dell’omicidio

Viveva insieme ai suoi cani, faceva l’orto, in casa aveva installato anche una specie di laboratorio dove arrotondava lo stipendio con alcuni lavoretti manuali. Frequentava pochissime persone, era scapolo e non aveva relazioni in corso.

Come riporta Il Centro si era parlato a un certo punto anche di “una seconda vita” di Paolo D’Amico, fatta di amicizie pericolose che potrebbero aver portato al tragico epilogo.

La cosa che sembra quasi certa è che abbia aperto la porta al suo assassino con cui avrebbe anche cenato e che l’omicidio sia maturato dopo un’accesa discussione. I motivi non sono chiari: uno scambio di sostanze proibite o un debito da onorare.

A seguito delle ultime indagini infatti non si esclude qualche piccola inadempienza, piccole somme di denaro, che abbiano potuto creare dei diverbi con i suoi ipotetici creditori sfociati in tragedia.

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