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Gilberto Malvestuto, 100 anni, patriota della Brigata Maiella: “Gli eroi sono altri, non dimenticate la storia”

Gilberto Malvestuto, una vita per la Libertà: intervista a un simbolo della Resistenza abruzzese e italiana. Al Capoluogo l'emozionante racconto di quegli anni del patriota della Brigata Maiella.

Gilberto Malvestuto ha da poco compiuto 100 anni: patriota della Brigata Maiella, comandante della sezione mitraglieri.

La sua è una storia costellata da valori, quelli veri, e azioni per difenderli. Ha compiuto 100 anni il 21 aprile scorso: casualmente, nello stesso giorno ma del 1945, Malvestuto passò alla storia, entrando per primo a Bologna, liberata.

Gilberto Malvestuto, auguri per i 100 anni dell’ultimo ufficiale della Brigata Maiella

Non giriamoci attorno: Gilberto Malvestuto è la Storia.

Lui, che il 14 giugno 1944 si arruolò nella Brigata Maiella, dopo che questa era arrivata a Sulmona, sua città natale, e l’aveva liberata da mesi di angherie, rastrellamenti, soprusi e violenza nazista.
Lui che il 21 aprile 1945 fu il primo ad entrare a Bologna, fra la gioia e le lacrime di chi incrociava quei patrioti.

E’ questo l’unico momento in cui il Comandante Malvestuto ancora si lascia andare alla commozione nel corso dell’intervista rilasciata al Capoluogo, condotta telefonicamente per via delle restrizioni legate al Covid: ma dall’altra parte del telefono traspaiono, in ogni istante, l’orgoglio e al tempo stesso la modestia, la serenità, la lucidità del ricordo e la determinazione di chi è sceso in campo, in prima fila, perché era “la cosa giusta”. Erano gli anni della Guerra, della Resistenza, della Libertà.

Croce di guerra al valor militare, diploma d’onore dei Combattenti per la libertà d’Italia, ufficiale di merito della Repubblica italiana, cittadino onorario di Brisighella – dove venne sciolta la Brigata, nell’estate del 1945 – , Comandante della sezione mitraglieri della Brigata Maiella, unica formazione della Resistenza Italiana decorata di Medaglia d’Oro al Valor Militare alla bandiera.

gilberto malvestuto

Una serie di onorificenze che la dicono lunga su quanto al suo impegno, anche negli anni successivi alla Liberazione, sia stato dato merito. Ma non erano certo la gloria o un titolo quello che rincorrevano lui e i tanti compagni che, giovanissimi – come il suo concittadino Oscar Fuà, morto a soli diciassette anni – si arruolarono nella Brigata Maiella.

Eroe? No, gli eroi sono altri. Eroi sono stati i miei familiari, i ragazzi della Brigata Maiella che hanno sofferto le stesse cose che ho sofferto io. I bombardamenti aerei, la stazione ferroviaria di Sulmona semidistrutta, con 22 morti tra i quali anche un mio zio. Noi non combattevamo contro l’uomo, ma contro l’ideologia nazista che minacciava la libertà, anche del pensiero”.

Gilberto Malvestuto e la Brigata Maiella

Io entrai nella Brigata Maiella il 14 giugno del 1944. La Brigata Maiella proveniva da Torricella Peligna ed è arrivata a Sulmona. Chiesero a noi ufficiali di Sulmona che ci eravamo opposti alla dittatura nazifascista – con l’astensionismo, con gli scioperi delle ferrovie – di unirci ed andare a Recanati per rafforzare quel piccolo gruppo di patrioti della brigata Maiella. Io ero già stato ufficiale carrista a Vercelli, nel 1943, ed ebbi l’onore di partecipare anche io, con la mia umile esperienza” prosegue Malvestuto.

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“L’allora Questore di Sulmona era Vincenzo Sciuba, il quale a un certo punto fece un avviso: “Cittadini di Sulmona, che avete subito nove mesi di dittatura nazifascista, arruolatevi nella Brigata Maiella”. Venne un camion con un guidatore inglese e ci prelevò al monumento ai Caduti di Sulmona, dove c’era l’appuntamento. Mi feci trovare lì insieme ad altre sette, otto persone. A Raiano salirono altri partigiani, a Pescara ancora altri e insieme andammo a Recanati: lì si organizzò la formazione. Il Capo di Stato Maggiore Giovanni Messe ordinò il passaggio della Brigata Maiella nell’ambito dell’Ottava Armata a condizione che essa venisse comandata da un ufficiale dell’Esercito Italiano che avesse conoscenza delle armi”.

“A Recanati facemmo un mese di allenamento: io comandavo sette mitragliatrici. Da lì, partimmo per la linea Gotica: a me venne assegnato l’incarico di capo dell’esercito dei mitraglieri. In prima linea, sulla linea del fronte.”

“A Pesaro combattemmo e piano piano abbiamo liberato la fascia adriatica, come Ottava Armata: la Quinta Armata era invece sbarcata ad Anzio nel maggio del 1944. Le navi avevano delle piattaforme: scesero sulla spiaggia cento, centocinquanta soldati americani, tra i quali molti italiani. Tra questi c’erano anche due miei zii, Joseph Nicolini e Concezio Nicolini, cugini carnali di mia madre”.

Da Pesaro, risalendo, la Brigata Maiella arrivò a Bologna.

Gilberto Malvestuto e l’ingresso a Bologna

“Arrivammo il 14 di aprile: ebbi l’altissimo onore di essere il primo ufficiale della Maiella ad entrare, insieme al sottotenente Laudadio e insieme a Giuseppe Puglielli, che venni a scoprire, poi, che faceva parte del Servizio Segreto Italiano. L’accoglienza fu straordinaria: a ripensarci ancora mi commuovo. La gente era entusiasta. Ricorderò per sempre una ragazza che ci corse incontro, ci abbracciò e ci disse: “Grazie”. Peraltro, ero particolarmente felice perché nel 1943 avevo fatto il corso da ufficiali a Bologna e quindi la conoscevo molto bene: era ancora più emozionante per me, fra le cose, specialmente vedendo le due torri di Bologna, la Garisenda e la Torre degli Asinelli”.

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“Una volta arrivati a Bologna, ci fu dato l’ordine di fermarci. Alcune pattuglie proseguirono fino ad Asiago ma non incontrarono alcuna opposizione nazifascista”.

Le azioni della Brigata Maiella terminarono il 1º maggio. A Brisighella fu celebrato lo scioglimento della Brigata Maiella.

Gilberto Malvestuto: ricordi di umanità e dolore

Quando Gilberto Malvestuto racconta quegli anni, è difficile interrompere il flusso di ricordi, di collegamenti. Sembra di assistere ad un film, in cui ogni scena viene descritta in maniera talmente precisa da farti entrare fisicamente nel racconto. E’ fra le pieghe del racconto che ricorda un episodio particolare: protagonisti gli “occhi celesti” di un ragazzo.

“I tedeschi opponevano alla nostra avanzata anche i reparti fascisti della Repubblica Sociale di Salò. Quando incontravamo i fascisti, questi alzavano le mani e si arrendevano. Un giorno fu catturato un ragazzo. Hitler aveva dato ordine di catturare anche i minorenni: molti giovani erano morti. Durante la nostra avanzata, fu catturato un ragazzo di quindici anni: aveva gli occhi celesti, capimmo subito che era tedesco. Era proprio un bambino. Gli feci una carezza: ho pensato alla fidanzatina, alla famiglia. Lui mi disse: “E adesso?” “Vai, vai”. Lo feci passare.”

Il ricordo più doloroso di quegli anni, per il Comandante Malvestuto, è stato il bombardamento del 28 agosto 1942, alla stazione ferroviaria di Sulmona.

“Rimase ucciso un mio zio, il quale aveva un figlio, Mario, che allora frequentava l’Accademia di Modena. Mario tornò a Sulmona e ci abbracciammo, nel dolore. Finita la licenza, rientrò a Modena ma, appena sceso alla stazione, fu catturato dai tedeschi che, nel frattempo, avevano occupato l’Italia: fu portato a Dusseldorf e mio cugino morì di tubercolosi. Era alto due metri, mi riportarono una cassetta di alluminio, di mezzo metro”.

Gilberto Malvestuto e la Libertà

È quando parliamo di Libertà e dei valori che hanno animato l’azione dei giovanissimi della Brigata Maiella che Gilberto Malvestuto sottolinea l’importanza della scuola nella formazione delle nuove generazioni.

“Senza memoria non c’è futuro. Il compito sta alle scuole, agli insegnanti: bisogna far conoscere ai ragazzi, alle nuove generazioni che si affacciano alla vita la storia per capire qual è il bene e qual è il male. Il male è una brutta bestia.

C’è stato un periodo in cui, nell’immediato dopoguerra ma anche fino a una decina di anni fa, le scuole ci invitavano a raccontare la nostra storia. Poi è subentrato un certo disinteresse: la gente non pensa più ai valori, si tende a dimenticare. La memoria è scritta: ci sono le enciclopedie, le nostre testimonianze. I giovani devono conoscere la storia e non dimenticarla”.

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E un pensiero, da grande patriota, va anche ai giornalisti:

“La Liberazione è scritta sul calendario. È fissa, indelebile: abbiamo la libertà. Significa che ognuno è libero di parlare, significa la libertà di stampa: lei può scrivere qualsiasi articolo, purché non offenda la dignità e la moralità delle persone che si possono citare. Oggi celebriamo la Liberazione come libertà anche delle coscienze, di fare quello che si vuole nel rispetto altrui. Ettore Troilo, comandante della Brigata Maiella, originario di Torricella Peligna, faceva l’avvocato: mi diceva che per andare al Tribunale di Avezzano o a Roma si doveva far accompagnare da un agente della Polizia fascista, che addirittura gli portava anche la borsa. Non si sa che cosa temevano ma dovevano controllarti: non c’era la libertà neanche di camminare ed andare liberamente”

Viva la libertà, Comandante Malvestuto. Viva la Brigata Maiella!