Quantcast

Banda partigiana Sirente – Castel di Ieri: viaggio nella Resistenza in Valle Subequana

Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo e la banda partigiana Sirente: viaggio, attraverso documenti e racconti esclusivi, nella Resistenza in Valle Subequana

Denzio D’Alessandro era di Castel di Ieri, aveva 9 anni: fu fra i più giovani partigiani d’Italia. È di tante, piccole ma grandi storie, che si compone la Resistenza in Abruzzo, in particolare nelle aree interne dell’Aquilano.

È qui che nasce la Banda partigiana Sirente ed è a Castel di Ieri e a Castelvecchio Subequo che l’impegno dei partigiani e l’ostilità verso le truppe nazifasciste sono maggiori.

A ridosso della linea Gustav, il territorio dell’Abruzzo interno era pieno di truppe tedesche: la strada Tiburtina era importantissima per i collegamenti, visto che connetteva gran parte dell’Abruzzo con i comandi presenti a Cassino. Un collegamento Adriatico – Tirreno la cui rilevanza era ben conosciuta dagli Alleati che almeno in cinque occasioni bombardarono le autocolonne dei tedeschi, appunto, sulla Tiburtina visto che la strada – passando da Raiano, Collarmele e da lì verso la Valle Roveto – era totalmente scoperta e i mezzi non potevano mimetizzarsi.

Il 9 marzo 1944 due abitanti di Castel di Ieri, Giuseppe Campomizzi e Giovanni Di Benedetto, vennero fucilati al termine di 48 ore di fuoco vissute nel comune della Valle Subequana.

I loro nomi sono in una scheda dell’Atlante delle Stragi Nazifasciste, compilata da David Adacher, Riccardo Lolli e Gilberto Marimpietri. Ma è grazie alla ricerca certosina e puntuale di un casteldierese doc, Maurilio Di Giangregorio, che si vengono a scoprire tanti particolari di quegli anni tempestosi nel centro Abruzzo.

Di Giangregorio, oltre 170 tra libri e pubblicazioni all’attivo, già Capo Gruppo del Gruppo alpini “Medaglia d’Oro Gino Campomizzi” di Castel di Ieri, ha ripercorso con Il Capoluogo, con precisione e dovizia di particolari, cosa successe nei primi giorni di marzo del 1944 a Castel di Ieri. Un eccidio in piena regola.

Castel di Ieri, la fucilazione di Giuseppe Campomizzi e Giovanni Di Benedetto

Castel di Ieri, il 7 marzo del 1944, contava 1200 abitanti, che vivevano accatastati in anguste abitazioni del centro storico” riporta Maurilio di Giangregorio.Cinquanta gli occupanti tedeschi presenti sul territorio: tredici, invece, i prigionieri alleati fra il 1943 e  il 1944, assistiti e nascosti dalla popolazione di Castel di Ieri.

La sera del 6 marzo del 1944 giunse in paese una commissione militare incaricata di imporre il rispetto del “bando Graziani” che disponeva la chiamata alle armi per l’esercito della Repubblica di Salò, dei giovani classe 1923, 1924 e 1925: nessuno, fra i giovani di Castel di Ieri, si presentò.

La mattina seguente, in uno scontro tra gli uomini della Guardia Nazionale Repubblicana e i giovani del paese appartenenti alla banda Partigiana Sirente – Castel di Ieri, persero la vita due militi repubblicani. Cinque i cittadini di Castel di Ieri feriti, uno rimase mutilato: si trattava di Tersilio Di Giambattista che – stando a quanto ricostruito nell’Atlante delle stragi Nazifasciste – si oppose fisicamente al lancio di una bomba da parte di uno dei militi repubblicani, rimanendo ferito. In 17 venivano imprigionati.

“Immediatamente istituito il Tribunale Militare, da L’Aquila i componenti di trasferirono, con il plotone di esecuzione, a Castel di Ieri”  prosegue Di Giangregorio. Il processo, sommario, coinvolse oltre 100 testimoni e si svolse in un edificio a ridosso della chiesa: “Alle ore 5 antimeridiane del 9 marzo il presidente lesse, alla presenza degli imputati, la sentenza, con la quale si condannavano a morte mediante fucilazione, i contadini Di Benedetto Giovanni di 19 anni e Campomizzi Giuseppe. Alle ore 12.30 fu data esecuzione alla sentenza”.

Una fucilazione entrata nella storia del paese subequano: per Castel di Ieri venne proposta la concessione della Medaglia d’Argento al Valor Militare. Una richiesta che però non fu esaudita.

Eppure, i presupposti ci sarebbero stati tutti: Castel di Ieri fu l’unico paese della Valle Subequana in cui non fu ricostituito, dopo la Liberazione, il Fascio repubblicano. La sua popolazione diede sostegno e protezione a tredici prigionieri che poi furono accompagnati oltre la linea Gustav.

Il paese si oppose con fermezza agli ordini “del comando tedesco occupante, tra cui lo sgombero della neve lungo la Tiburtina Valeria; i cittadini di Castel di Ieri, sottoscrissero, a favore delle famiglie dei caduti repubblichini, offerte in danaro, per soccorrere le loro indigenti famiglie”. Così si legge in una relazione, presente nell’Archivio Centrale dello Stato di Roma, a firma del Capitano Roberto Lozzi, al comando della Banda Partigiani Sirente – Castel di Ieri.

brigata partigiana sirente castel di ieri
brigata partigiana sirente castel di ieri

Brigata Sirente – Castel di Ieri: quando la popolazione nascose e protesse i prigionieri alleati

Da una capanna sopra al cimitero (la capanna di Donato Fabrizi) alla chiesa di Pietrabona, per poi tornare in paese, viste le temperature rigide. Sono tanti e diversi i rifugi nei quali i prigionieri di guerra, fuggiti dal campo di concentramento 128 di Sulmona, vennero nascosti nei pressi di Castel di Ieri dalla popolazione locale nell’inverno 1943 – 1944.

“Si interessarono a turno del vitto, del vestiario, della pulizia e di quanto altro occorreva, Trieste, Assunta e Fernando Di Virgilio, Concettina Pacella, Claudina De Santis ed i tre fratelli Polidoro (appartenenti alla Banda). Questi provvidero al materiale per la suolatura di nove paia di scarpe che vennero lavorate gratis da Angelo Campomizzi, mentre Marcello D’Andrea, padre di uno dei capi gruppo della Banda, provvedeva alla chiodatura.
Quando Trieste Di Virgilio con Antonietta Di Tommaso portarono il vitto ai prigionieri nella grotta dei Polidoro, vi trovarono due inglesi molto laceri, che avevano tentato l’attraversamento delle linee. L’indomani, si allontanarono, diretti a raggiungere i loro compagni nella zona del Sirente” racconta Maurilio Di Giangregorio.

Questi i nomi dei prigionieri che sono stati permanentemente in paese:
Major R. A. C.A.G. Walker (England)
Major R. A. J.S. Raworth (England)
Capt. R. C. S. William Shaw (England)
Ten. R. William Albert Hastings (England)
Byron Douglas Mc Intyre (England)
George Christison (England)
Charles Frederick Hirst (England)
William Baker (England)
J. R. White (England)
Ten. Dorde Durkovic (Russland)
Milo Miciunovic (Yugoslavia)
Petar Milkovic (Yugoslavia).

Banda partigiani Castelvecchio Subequo: una storia poco conosciuta

Anche Castelvecchio Subequo si è distinto per la presenza e l’attività dei suoi partigiani.  Una storia poco conosciuta ed emersa a seguito della consultazione presso l’Archivio centrale dello Stato di Roma del Fondo “Riconoscimento della qualifica di partigiano”.

Gli stessi componenti della brigata non si erano mai dichiarati partigiani o patrioti: ma avevano aderito al Gap (Gruppo azione patriottico) dell’Aquila.

Cinquanta i giovani di Castelvecchio Subequo che presero parte alla banda, nata nel settembre del 1943: tanti erano militari rientrati in paese. Nel paese c’era un deposito del nucleo antiparacadutisti che fu svaligiato dai partigiani per potersi armare. La banda fu sciolta nel giugno successivo.

Non ci furono scontri eclatanti sul territorio di Castelvecchio Subequo, prosegue il ricercatore Di Giangregorio: né morti, né attacchi. Schermaglie che comunque hanno rappresentato l’opposizione al nemico nazista.

Avvenne però un episodio particolare: “Un partigiano che abitava a San Giovanni, lasciò la propria casa come tutti i castelvecchiesi. I tedeschi occuparono tutto quello che poterono occupare. Ritornò subito dopo la Liberazione, quando gli occupanti lasciarono la Valle Subequana, il 14 giugno. Quest’uomo – un cantoniere – rientrò a casa e trovò il caminetto coperto da frasche e rami, ammucchiati e ben sistemati. Ma sotto alle foglie vi era una mina che gli portò via tre dita di una mano. Nei documenti sulla banda Partigiana di Castelvecchio Subequo c’è anche la radiografia, a testimonianza di questo fatto”

Si ringrazia Maurilio Di Giangregorio per le fonti, la passione e la grande disponibilità
Maurilio Di Giangregorio. I Martiri di Castel di Ieri.
Maurilio Di Giangregorio. La Resistenza a Castel di Ieri: una pagina di storia locale.
Maurilio Di Giangregorio. Il Capitano Roberto Lozzi: Ricordi di lotta partigiana.
La foto della banda partigiana Sirente – Castel di Ieri, fa parte dell’archivio di Polidoro Sandro.
La relazione svolta dalla banda partigiani Sirente-Castel di Ieri, fa parte dell’Archivio del Capitano Roberto Lozzi: San Giovanni Lipioni (CH) e Archivio di Stato di Campobasso.