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Mario Narducci, i suoi racconti in quarantena diventano un libro: viaggio tra personaggi, emozioni e storie antiche

Mario Narducci e i suoi "Racconti in quarantena": dal lockdown e dai ricordi dell'Aquila che fu, un libro che ripercorre la vita dell'autore attraverso i personaggi, le emozioni e storie antiche.

Mario Narducci e i Racconti in quarantena: L’Aquila e i suoi personaggi, insieme ai ricordi di vita dell’autore, diventano un libro.

Mario Narducci non ha bisogno di presentazioni: saggista, scrittore, poeta e giornalista vaticanista aquilano, ha riempito di lettere e ricordi i vuoti della pandemia e ne ha fatto un libro.

“Racconti in quarantena” è il suo ultimo lavoro, che nasce proprio nel periodo del lockdown di marzo 2020: pensieri liberi, ricordi densi di “aquilanitas “e di vita vissuta che Mario ha prima pubblicato su Facebook e poi raccolto nel volume, la cui grafica è stata curata dal figlio Francesco Maria.

Il libro è disponibile a Colacchi, librerie Mondadori e a Polarville. I racconti sono 44, storie e personaggi, di cui 28 aquilani, mescolati fra realtà e un pizzico di fantasia.

Tenuti in qualche modo a battesimo anche dal Capoluogo che, in quelle settimane segnate dalla tristezza, dai bollettini, dai casi positivi al Covid 19, ha voluto spezzare l’angoscia di quei momenti pubblicandoli sulle pagine del giornale.

“Gli amici aspettavano tanto che i Racconti in quarantena diventassero un libro – spiega Mario Narducci al Capoluogo – sono nati quasi per scherzo e per riempire quei vuoti che il virus e la quarantena hanno amplificato”.

“Naturalmente il fatto che i racconti siano stati creati a misura di Facebook ha dettato canoni severi sulla loro estensione per cui, il breve narrare, un genere che amo, è diventato brevissimo. Senza nulla compromettere, credo, della loro completezza”.

Mario sentiva forte questo desiderio di tornare a scrivere: lo sanno bene gli amici che lo seguono sui social, dove non manca mai una sua poesia o un raccontino.

Racconti in quarantena è figlio di un desiderio: quando ho cominciato a fare il giornalista professionista avevo abbandonato sia la poesia che la narrativa, visti gli impegni quotidiani come vaticanista e inviato al seguito dei viaggi di Papa Giovanni Paolo II”.

“Quindi, con i miei racconti, segno un ritorno al passato dopo quasi 35/40 anni di assenza, proprio come quando ripresi a scrivere poesie una volta tornato a vivere a L’Aquila”.

Tra i ringraziamenti, ovviamente, non poteva mancare il ricordo e una dedica per la sua dolce, affettuosa e indimenticabile Mariolina, per i figli “frutto copioso di questo amore”, e alle loro famiglie, ai nipoti, “perchè guardino sempre il mondo con gli occhi del nonno, uomo di fede, libero e solidale”. 

Nei “Racconti in quarantena” di Mario ci sono delle vere e proprie fotografie di vita. Ricordi dell’Aquila e dei suoi personaggi che l’hanno caratterizzata, ma non solo: anche città vissute e visitate dallo scrittore che ha voluto ripercorrere e mantenere vive nella memoria partendo da un viso, da un’immagine, da un volto, da un odore.

Gli aquilani di buona memoria ritroveranno ‘Le due nanette’, “donne molto pie e devote, che facevano la spola tutti i giorni, dalla Villa alle Anime Sante per seguire la messa. Vestivano tutte e due di marrone, con una cordicella da terziarie francescane”.

Non potevano mancare ovviamente Riziero, Bettina e Libero, “Ai quali ho cercato di fare una specie di fotografia, affinché anche le nuove generazioni possano conoscere e capire che una città è fatta principalmente dal suo tessuto sociale urbano, dalla vita che brulica, dalla gente, incrociata anche solo di passaggio”.

Racconti in quarantena, Bettina

“Sono andato a ripescare ‘l’eremita del Gran Sasso‘, ‘la donna velata’, che era un ricordo della mia infanzia, di una signora che doveva essere stata anche benestante e camminava per i portici dell’Aquila con un cofanetto tra le braccia dove custodiva come gemme preziose le lettere del fidanzato morto in guerra”.

Nei ricordi di Mario anche uomini e donne che hanno colorato la città, “come ‘Maria la polveriera’, il ‘venditore dei pianeti’ che dava la fortuna o la povera e sfortunata Memena”.

Ovviamente, uno dei racconti a cui Mario è particolarmente legato è quello dedicato a papa Giovanni Paolo II.

“Sono tornato indietro negli anni, a quando era ancora cardinale. Il Santo Padre il giorno in cui doveva fare ingresso nel conclave rischiò di non arrivare in tempo perchè era andato a pregare in un santuario fuori Roma. Ritornando, la macchina si guastò e fu costretto a chiedere l’autostop: si fermò un camionista e lo portò a San Pietro in tempo. Lui, che ha rischiato di non entrare in conclave, ne è uscito Papa”.

“La vita è fatta di occasioni, come per il Santo Padre, sta a noi saperle coglierle e trovare il buono da quello che abbiamo, anche in una situazione dolorosa e difficile come quella vissuta nell’ultimo anno da tutti noi!”.

Racconti in quarantena, la prefazione del sindaco Pierluigi Biondi

“Attraverso i racconti di Narducci viene fuori un’umanità variegata, bizzarra e pittoresca, lontana e al tempo stesso vicinissima alla nostra quotidianità. Alcuni dei personaggi tratteggiati appartengono ad un tempo distante, altri vengono ricordati anche dai giovani, tutti concorrono a formare un affresco che restituisce una meravigliosa gradazione di emozioni. Quella che si intravede sullo sfondo è la nostra terra”.

Racconti in quarantena, la prefazione della docente Liliana Biondi

“I racconti sono nati in tempo di pandemia. Con essi, non solo Mario è riuscito a disperdere stress e paure coltivando con la memoria pizzichi aurei di follia creativa, ma attraverso il racconto creativo di frammenti belli della propria vita, ci ha comunicato e confermato quello che egli è: una penna raffinata; un tesoro di uomo sorretto dalla fede senza essere mai bigotto; un uomo brillante dal cuore d’oro e con una mente giovane, vivace e libera”.

Racconti in quarantena: la prefazione di Stefano Pallotta, presidente Odg Abruzzo

“Questa fantastica raccolta di racconti descrive quell’universo antropologico perduto che Narducci ci restituisce con una capacità descrittiva e narrativa sapientemente condita da una contemporaneità i cui momenti bui, come la pandemia, alla fine lascia labili tracce di un rimpianto per il bel tempo perduto. Si, forse solo per la giovinezza andata, non per l’umanesimo cristiano che l’autore ha maturato negli anni e che permea tutti i suoi racconti”.

A Mariolina
nel ricordo sempre vivo
di un amore immenso
ai miei figli, frutto copioso
di questo amore
e all’amore da loro rinnovato
a Federico, Riccardo, Sofia
Nicolò e Laila
figli dei miei figli
perchè guardino sempre il mondo
con gli occhi del nonno
uomo di Fede
libero e solidale.

-Mario-