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Le nuove stanze della poesia, Gaetano Murolo

Per la rubrica "Le nuove stanze della poesia", il ritratto di Gaetano Murolo a cura di Valter Marcone.

Il ritratto di Gaetano Murolo per l’appuntamento con la rubrica Le nuove stanze della poesia di Valter Marcone.

“Facètele vulà ssi ciamarelle
pla terre addó li mëe repose l’osse:
pe ccambe e vègne e p’ogne rruvuarelle,
d’addó scta Rille addónna scta Palosse”

“Fatele volar coteste farfalle per la terra dove i miei riposan l’ossa: per campi e vigne e per ogni viottolo, da dove sta Rulli fin dove sta Palosse”, sono i primi versi di un sonetto dialettale di Gaetano Murolo “Ciamarèlle”, che da il titolo ad una raccolta di 53 sonetti pubblicati a Vasto nel 1898 da Anelli e Manzitti.

Gaetano Murolo è nato a Vasto nel 1858 e morto nel 1903 a soli quarantacinque anni.

Fu un poeta ferroviere. Da Vasto appunto dove era nato si trasferì ad Ancona dove svolse la sua attività lavorativa. La sua era famiglia benestante di origine napoletana; il padre Francesco Saverio si era trasferito nella città abruzzese, dove era stato funzionario di dogana.

Malgrado gli impegni professionali praticò la scrittura con le sue raccolte di poesie e i suoi lavori teatrali.

Oltre al suo impegno nella letteratura e nel teatro, frequentò circoli culturali del capoluogo marchigiano e di altre città. Ebbe una vita culturale molto attiva.

In uno di questi circoli, conobbe la contessa Guglielmina Rombaldoni che divenne sua
moglie e dalla quale non ebbe nessun figlio mentre ne ebbe uno naturale, poi legittimato, nato nel 1898, Arnaldo Carpanetti, celebre e apprezzato pittore morto a Milano nel 1969.

Tra opere edite e inedite, ha scritto Ciamarèlle, 53 sonetti (Anelli e Manzitti, Vasto 1898), ora in Sonetti dialettali (1886-98), a cura di T. Spinelli (Cannarsa, Vasto 1979). Di lui si sono occupati O. Giannangeli, G. Oliva, C. De Matteis, V. Moretti, F. Brevini.

Abbiamo preso alcune notizie che seguono dalla pagina on line del Centro regionale beni culturali della Regione Abruzzo, da uno stralcio di “Lunarie de lu Uaste” – ed. 2002 e da fonti varie

La sua naturale inclinazione per la poesia dialettale si mostra in Abruzzo raccolta del 1886; altre due raccolte, Ranuncoli del 1892 e Ricordi brianzoli del ’94, fanno da corollario alla sua prima produzione. Cominciano ad evidenziarsi da questo momento, le difficoltà che Murolo dovette affrontare nell’uso del dialetto vastese: la trascrizione di forme esclusivamente orali, la mancanza di solidi modelli letterari a cui far riferimento, la mirata attenzione verso le forme autoctone; problemi che trovano una riuscita soluzione in Ciamarelle del 1898.

Il titolo, tratto dal primo sonetto, evoca l’immagine di quelle farfalline, le ciaramelle, che al crepuscolo vengono attirate dalle luci dei lampioni; per la tradizione popolare sono le anime dei morti che si girano intorno al focolare domestico.

Un canto lirico, dunque, nutrito di nostalgia e rimpianto, affetto domestico e antico disincanto; l’ironia e il sarcasmo i naturali ingredienti della verve popolana, colorata da miserandi che arrancano la vita,madri votate a far figli e sottomesse ai mariti, marinai, bottegai e nullafacenti persiin sbronze e serenate.”

Fu Luigi Anelli (Vasto, 1860 – 1944), in occasione della lettura delle poesie presso l’antica sede dell’Unione Operaia Rossetti – Vasto, a presentare l’amico poeta concittadino e farlo conoscere alla grande platea. Nel 1979, Tito Spinelli fece pubblicare i “Sonetti dialettali di Abruzzo (1886 – 1898)” – Cannarsa editore – Vasto.

Spinelli, di origine vastese, autore di raccolte poetiche, testi teatrali, romanzi e saggi per il comparto specificamente dialettale si è occupato del teatro di Luigi Anelli e delle commedie di Espedito Ferrara entrambi vastesi.

“Seguendo dettami tipici del Verismo, con un procedimento tratto in prestito dalla prosa verghiana, Murolo cerca di ritrarre fotograficamente nel sonetto, struttura preferita dal poeta, la folla dei suoi vinti, racchiusa nella realtà dei quartieri poveri, nel mercato del pesce, tra le strade affamate, dove la disperazione ed il dolore si esprimono con la bestemmia e la maledizione. Nella produzione di Gaetano Murolo si annovera l’ultima raccolta Fiori viventidel 1900, mentre composizioni sparse sono pubblicate su vari giornali e riviste come Rivista abruzzese di Scienze Lettere ed Arti“.

Insieme al poeta Luigi Anelli, Murolo fu il rappresentante di quella corrente culturale vastese in cui si pose consapevolmente la scelta dialettale “come mezzo alternativo al processo di dissoluzione messo in atto dalla politica post-unitaria contro i dialetti. Il dialetto è assunto come specchio di una comunità: una parlata ostica, dai suoni gutturali e sguaiati, una sottospecie dell’abruzzese meridionale, con un lessico tutto concreto che serve a identificare la fascia subalterna di ortolani e pescatori nella volontà di elevarne il linguaggio a dignità letteraria”.

C’è dunque nella poesia del Murolo una reminiscenza verghiana della sorte degli umili che in definitiva sono i suoi pescatori vastesi assimilati a quelli siciliani nella mala sorte. Così che i suoi comp0onimenti diventano un affresco nella poesia abruzzese senza precedenti in cui gli umili affrontano un calvario di vita e di relazioni . Sono i miseri e i reietti che popolano i suoi versi, le sue storie, insomma il suo mondo letterario che proprio da loro trova una ispirazione alta e poderosa anche se non mancano pose ironiche e momenti di riscatto e di contestazione.

Molte sono le sue opere ancora inedite in possesso dei suoi eredi tra cui vanno ricordate: “Nidata, Quod, Patria Potestà”, commedia in tre atti; “Mea culpa”, versi; “Cuor di bronzo”, romanzo; “La farina del diavolo”, romanzo; “Ginestre”, bozzetti.

Ciamarelle

Facètele vulà ssi ciamarelle
pla terre addó li mëe repose l’osse:
pe ccambe e vègne e p’ogne rruvuarelle,
d’addó scta Rille addónna scta Palosse.
Bbardà che tti’ ’nnascoscte lu quappelle,
va’ a ffà a ngenecchie e nen me fà li mosse:
t’acrite ca sò llùcenéccappèlle
nate da lu fumire de nu fosse?
N-avascte ca lu cèle à desctenate
falle cambà nu jurne solamende?
li lète acchiappà prùprie a sccuppettate?
Facètele vulà libberamende
ssi ciamarelle mëe pe na jurnate:
dumane?… Sarrà murte tutte quende!

Farfalle. Fatele volar coteste farfalle per la terra dove i miei riposan l’ossa: per campi e vigne e per ogni viottolo, da dove sta Rulli fin dove sta Palosse. Ragazzo, che tieni nascosto il cappello, va’ a fare a ngenecchie [gioco] e non farmi smorfie: ti credi che siano lucciole nate dal letame di un fosso? Non basta che il cielo abbia destinato farle campare un giorno solamente? le volete prendere proprio a schioppettate? Fatele volare liberamente coteste farfalle mie per una giornata… domani?… saran morte tutte quante! (Trad. dell’autore)

Prima vodde

Dendre a la capparelle abberretète
jave na säire pe li Varvachène:
nengàive e meddse a tanda scurutète
addre nzendèive ch’abbajà li chène.
Cande a meddse a la piazze ajje arruvuète,
chi vväite? Azzecche… Dëiche, me vú’ bbène?
Nderre la cocce à sìbbete acciucquète
e pe resposcte m’à date la mène.
Nen me le scorde mà chilu mumende
che ppe la prima vodde m’à parlate:
e cande nänghe, pièuve e tire vende,
sende a lu chèure gne na curtullate,
e m’arepasse sembre pe la mende
cla cara ggiuvenette assutturrate!

Prima volta. Dentro al mantelletto avvoltolato andava una sera per i Barbacani: nevicava e in mezzo a tanta oscurità altro non sentivi che abbaiare i cani. Quando in mezzo alla piazza sono arrivato, chi vedo? Indovina… Dico, mi vuoi bene? In terra la testa ha subito abbassata e per risposta mi ha dato la mano. Non me lo scordo mai quel momento che per la prima volta mi ha parlato: e quando nevica, piove e tira vento, sento al cuore come una coltellata, e mi ripassa sempre per la mente quella cara giovanetta sotterrata! (Trad. dell’autore)

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