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Paganica, Fascjori maritati co’lle marrocchje

Il Capoluogo vi propone la storia dei “fascjori maritati co’ lle marrocchje”, cioè i fagioli seminati in mezzo al granturco. A cura di Raffaele Alloggia.

“Fascjori maritati co’lle marrocchje”.

Sono questi i giorni in cui inizia la raccolta dei “principi” per antonomasia dei legumi, i “fagioli di Paganica”. Quelli bianchi detti anche a “pane” e quelli a “olio”, così come sono registrati nell’Atlante dei Prodotti Tradizionali d’Abruzzo, noti in tutto il centro Italia, per le loro particolari caratteristiche organolettiche e dal 2014 presidio “Slow Food Abruzzo”.

La semina dei fagioli bianchi, la dobbiamo al marchese Giovan Battista Dragonetti, il quale agli inizi dell’ottocento rientrato in Italia da Marsiglia, dopo un lungo periodo di esilio in Francia, (per cospirazione contro il Regno Borbonico) portò con se la semina, avendo la nobile famiglia, nell’agro paganichese estesi tenimenti di terreni bagnati dalle acque del fiume Vera.

Nel libro “Le antiche industrie della provincia dell’Aquila” scritto nel 1888 da  Teodoro Bonanni, noto archivista, avvocato, scrittore, nonché sindaco dell’Aquila dal 1850 al 1853,  dice: ….. di più specie sono i faggioli: ne ànno vanto i bianchi di Paganica… la semina si è a poco a poco diffusa par ogni dove, la loro quantità produttiva è in ogni anno di circa 30 mila tomoli. “Talora i cattivi influssi delle meteore rendono su i loro ricolti!”

È proprio vero, dopo la stagione dell’anno scorso in cui si è rischiato addirittura di perdere la semina delle due tipologie di fagioli a causa delle alte temperature e la presenza di un acaro (ragnetto rosso), gli audaci quest’anno sono stati premiati, sarà una delle migliori stagioni dell’ultimo decennio, sia per quantità che per qualità. E’ una coltura molto delicata, non ti garantisce mai la produzione, il lavoro dell’uomo poco influisce, dipende molto dall’andamento della stagione!

Purtroppo però, la produzione non soddisferà comunque la richiesta di mercato, diverse le cause per cui sempre meno cittadini coltivano questo prelibato legume che in questa parte del nostro territorio da il meglio di se stesso. Gli annosi problemi di irrigazione sono certamente le prime cause, una miriade di piccoli canali in terra battuta medievali diventati colabrodo in cui si perdono preziose acque. Un sistema d’irrigazione che induce i coltivatori a perdere ore e ore di tempo, se non giorni prima di poter irrigare, a causa del non controllo delle autorità competenti, sulle vie poderali e gli stessi canali di irrigazioni senza manutenzione dei terreni incolti, di conseguenza difficoltà di passaggio, controllo e scorrimento delle acque.

Essendo questi due tipi di fagioli rampicanti, da sempre quando i supporti in legno scarseggiano, per modeste quantità, si procede a un tipo di coltura detta “fascjori maritati co’ lle marrocchje”.

Cioè in mezzo al granturco vengono seminati i fagioli che durante la crescita ci si avvolgono, molto spesso però alla fine del ciclo produttivo, non sopportano il loro peso, così si piegano costringendo il contadino a un lavoro supplementare, ma questo modo di fare garantisce sempre un minimo di produzione.

Quest’anno, ho provato ad adottare lo stesso sistema di coltura, sostituendo il granturco con i girasoli, convinto che avendo un fusto più corposo potessero sostenere meglio il peso dei fagioli. Purtroppo il peso stesso dei girasoli, le piogge abbondanti dell’estate, il fogliame vigoroso dei fagioli e il peso dei baccelli, hanno fatto si che la maggior parte dei girasoli si siano “inchinati” fino a toccare la terra.

I cittadini aquilani, fino al 6 aprile 2009, conoscevano bene questi legumi, poiché diversi contadini paganichesi li commerciavano negli spazi a loro riservati nel mercato di Piazza Duomo, oggi manca questo punto di incontro tra coltivatori di piccoli quantitativi e i tanti consumatori.

Da qualche anno è attivo all’Aquila, il “mercato contadino” che consente a chi ha fatto di questo mestiere una scelta di vita, di poter  vivere dignitosamente nella propria terra, difendere il nostro passato,  sostenere le tradizioni e dare a tutti il piacere di degustare i prodotti della nostra terra, proponendoli direttamente ai cittadini e garantendone la loro la bontà.

Le piccole aziende aderenti al presidio “Slow Food fagioli di Paganica”, in questi giorni si trovano al ”Salone del Gusto e Terra Madre” di Torino per promuovere il gustoso legume e le eccellenze del nostro territorio.

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