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Fagioli di Paganica, stagione da dimenticare

Una stagione da dimenticare per gli agricoltori di Paganica che coltivano il famoso fagiolo nei terreni bagnati dal fiume Vera.

Varie le cause, spiega lo storico Raffaele Alloggia, prima fra tutte la siccità di un autunno anomalo: “Dopo un eccezionale raccolto di fagioli nella stagione 2016 [vedi foto in alto, ndr] sia in quantità che in qualità, il raccolto che in questi giorni avrebbe dovuto terminare il suo corso, non c’è stato. Le alte temperature durante questa estate, hanno fatto sì che i delicati fiori dei fagioli fossero letteralmente bruciati dai cruenti raggi di sole, non consentendogli di trasformarsi nel suo processo in frutto, (baccelli)”.

Tuttavia ci sarebbero anche altri motivi: “Sembra comunque – spiega Alloggia – che non sia stata la sola calamità a far sì che la stagione 2017 per i fagioli coltivati nei terreni bagnati dal fiume Vera, divenuti presidio Slow Food Abruzzo dal 2014, sia una stagione da dimenticare, ma la responsabilità sia da attribuire anche a un acaro (ragnetto rosso) che in piena vegetazione ha infestato copiosamente le verdi foglie dei fagioli”.

Da qui l’appello: “Se così fosse, credo che chi di competenza nella promozione dei prodotti di nicchia in genere, che sono poi fonti di reddito, in un momento di crisi generale di lavoro, i quali creano anche un circolo virtuoso con agriturismo e turismo nei luoghi di produzione, debba mettere a disposizione dei giovani imprenditori che hanno fatto di questi prodotti la loro “missione di vita”, un agronomo che possa aiutarli in modo gratuito, a combattere queste forme di infestazioni, per garantirne la produzione”.

“Anche se quest’anno non si è parlato di ‘salmonella’, è riemerso l’annoso problema dell’irrigazione dei campi coltivati, nonostante le abbondanti acque del fiume Vera, quelle del canale della Riga di Mezzo e i circa 30 ettari in meno da irrigare, occupati dal 2009 dal progetto CASE, non si riesce ad irrigare questa coltura almeno una volta a settimana”.

“Anche qui le cause sono note, individuate principalmente nella rete fittissima di canali in terra battuta che si intersecano nella pianura, la cui esistenza viene documentata sin dal medioevo, senza manutenzione né controlli da parte del Consorzio di Bonifica, divenuti da tempo immemore “colabrodo”, con consequenziale notevole dispersione di acqua preziosa!”.

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