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Amazon, incidente sul lavoro ad Alessandria: occhi puntati sul cantiere di San Salvo

Incidente sul lavoro in un cantiere Amazon ad Alessandria, cede una trave: un morto e 5 feriti. Preoccupazioni per il cantiere Amazon a San Salvo in Abruzzo.

Incidente sul lavoro in un cantiere Amazon ad Alessandria, cede una trave: un morto e 5 feriti. Preoccupazioni per il cantiere Amazon a San Salvo in Abruzzo.

Un morto e 5 feriti, questo il tragico bilancio dell’incidente sul lavoro presso il cantiere Amazon di Alessandria il 29 aprile, a poche ore dalla data simbolica del primo maggio; secondo una prima ricostruzione l’incidente sarebbe avvenuto a causa del cedimento di una trave. Il conseguente volo di circa 6 metri ha causato la morte di un operaio di 50 anni di origini albanesi e il ferimento di altre 5 persone, di cui una in modo grave. Il cedimento improvviso di una trave, però, getta ombre sulla qualità delle costruzioni, spesso effettuate con appalti vinti “al massimo ribasso”.

La preoccupazione non riguarda un unico cantiere, visto che Amazon sta costruendo le sue enormi sedi in tutta Italia, Abruzzo compreso.

Amazon costruisce a prezzi molto bassi, grazie all’affidamento ai general contractor, che costringono a ‘salti mortali’ le ditte che effettivamente realizzano l’opera. In questo modo, naturalmente, la grande finanza vola alle stelle (non a caso il proprietario di Amazon è uno degli uomini più ricchi del pianeta), mentre l’economia reale resta al palo. Evidentemente non è solo una questione economica, quando il massimo ribasso incide anche sulla sicurezza sul lavoro dei dipendenti.

In questi giorni, intanto, è partito il cantiere Amazon di San Salvo, in Abruzzo, dopo che a dicembre l’autoporto è stato ceduto all’Engineering 2k, società che l’ha comprato per 3,7 milioni di euro e che utilizzerà l’area per realizzare un grande polo logistico del colosso.

Ad Alessadria, invece, si piange un morto e si curano 5 feriti. “Si tratta di un incidente terribile” ha commentato Amazon. “I nostri pensieri e le nostre più sentite condoglianze vanno alle famiglie delle persone coinvolte. Restiamo a disposizione delle autorità competenti per qualsiasi necessità”. Nel frattempo i sindacati hanno proclamato 4 ore di sciopero per lunedì 3 maggio: “Non si può più sopportare questo stillicidio continuo fatto di infortuni sul lavoro che provocano feriti, invalidi e sempre più spesso morti”, scrivono i sindacati che chiedono anche un incontro “urgentissimo in prefettura per la verifica delle misure che si intende adottare”, “è necessario ed urgentissimo un intervento delle istituzioni perché nei cantieri vengano rispettate in modo perentorio le norme di sicurezza che esistono e che potrebbero salvare moltissime vite: vigilanza e repressione quando si accerti la inosservanza delle norme”.

amazon

Amazon e la questione lavoro.

Non solo la sicurezza sul lavoro viene attenzionata per quanto riguarda i cantieri Amazon. All’attenzione dei sindacati e partiti politici, anche locali, vista le prevista apertura del centro di San Salvo, anche le condizioni dei lavoratori, spesso considerate inadeguate. Tant’è che qualcuno si è già mosso e a marzo il Partito comunista del Vastese ha organizzato un sit-in davanti al futuro cantiere, per sottolineare innanzitutto che con le 3mila assunzioni previste, si “creeranno 3mila lavoratori precari che saranno costretti a competere tra loro per un rinnovo che alla fine non ci sarà come non ci è stato per i 2.000 lavoratori dello stabilimento di Colleferro licenziati alla vigilia di Natale”. “Dopo Amazon il Vastese diventerà un deserto: quando avrà spremuto i lavoratori di tutto il territorio fino all’ultima goccia di sudore, andrà altrove a fare lo stesso anche se, nel frattempo, avranno abbassato la saracinesca migliaia di attività vere, migliaia di piccole realtà che ancora oggi garantiscono quel po’ di lavoro autentico.  Se si provasse a guardare cos’è Amazon dall’interno, anziché solo dallo schermo di un pc per ordinare l’ultimo modello di cuffie bluetooth, si noterebbe una organizzazione del lavoro scandita dal primo all’ultimo secondo di lavoro con l’uomo al servizio di un algoritmo che detta tempi di smistamento oltre i limiti umani”.

Del problema in effetti si è occupata anche la trasmissione di La7, PiazzaPulita, raccontando la “giornata tipo” dei lavoratori Amazon: “Magazzinieri, precari, driver assunti da società terze. Tutte persone che hanno continuato a lavorare durante la pandemia. Come Massimiliano: lavoratore part time con uno stipendio da 1200 euro al mese (straordinari inclusi).  ‘Non so fare altro, altrimenti non ero qua’, dice. In ogni turno di lavoro deve consegnare centinaia di colli, impiegando dunque pochissimi minuti a fermata. Alle 10 del mattino, nel suo camion ci sono ancora 249 pacchi. Non si riesce a fermare neanche per andare in bagno, preferisce non fare la pausa per poter terminare tutte le consegne entro la fine del turno. ‘Non penso di arrivare alla pensione perché muoio prima, tutti questi stop sono allucinanti’, dice”.