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Brucia il DUX ad Antrodoco

L’incendio partito tre giorni fa ad Antrodoco ed arrivato sul monte Giano ha cancellato un pezzo di storia. Nelle ultime ore le fiamme hanno bruciato la scritta DUX considerata a tutti gli effetti Patrimonio artistico e monumentale naturale, visibile da Roma.

Il fuoco aveva comportato la chiusura della s.s.17 da Antrodoco a L’Aquila per diverse ore nei giorni scorsi. La storica scritta era stata realizzata dalla Scuola Forestale di Cittaducale come omaggio a Benito Mussolini nel 1939 piantando sul Monte Giano circa 20mila abeti. Sembra che l’incendio sia partito a causa di un fuoco acceso per bollire i pomodori e di cui il responsabile ha perso il controllo.

IL COMMENTO DEL SINDACO DI ANTRODOCO ALBERTO GUERRIERI SU FACEBOOK:

«Sono distrutto, mai avrei pensato di vivere da Sindaco l’incendio del DUX. Un pezzo importante della nostra identità è andato in fumo tra la felicità di alcuni, quelli che telefonano in comune chiedendomi di vergognarmi perché manteniamo un’opera del genere, gli stessi che nella loro ipocrisia, nelle loro città passeggiano sui tombini con sopra stampato il fascio, gli stessi che vivono in palazzi razionalisti, gli stessi che comodamente bevono acqua e consumano energia idroelettrica prodotta proprio nei nostri territori grazie alle opere costruite 80 anni fa, oggi saranno contenti.
Io no, non sono contento, sconfitto nella battaglia per difendere un monumento nazionale, il frutto del lavoro di tanta gente della mia terra, un’opera di ingegneria ambientale notevole, un’opera che difendeva il mio paese dal rischio idrogeologico.
Ho dato tutto quello che potevo, mi sono rivolto a tutti, anche alle minoranze, anche ai corpi che non esistono più, ho vegliato la notte insieme ai vigili del fuoco, mi sono continuamente coordinato con la prefettura, con la protezione civile e ho chiesto di essere informato di ogni cambiamento. Non cerco giustificazioni: constato solo l’inadeguatezza del sistema, l’ho già detto di fronte ad eventi eccezionali servono impegni eccezionali. Impegni che ho trovato nelle persone che con me si sono confrontate ma che si trovano ad usare strumenti ordinari.
La flotta dei mezzi aerei non basta, gli uomini non bastano, gli strumenti di cui sono dotati non bastano, l’estate non è finita e io non posso essere ogni giorno messo di fronte alla scelta “se vengo da te devo abbandonare le case che possono bruciare” come non posso chiedere di tenere fermo un mezzo aereo a fare sorveglianza quando solo in provincia di Rieti ci sono 14 incendi da domare.
Mi sono ben guardato dall’incoraggiare qualcuno a salire su: per la rapidità con cui sono evolute le fiamme tutti avrebbero realmente rischiato la loro vita.
Ora che fare? Bene, dopo un primo smarrimento ora subentra la razionalità: l’incendio non è finito: forse ancora più importante della pineta sono le faggete secolari che la circondano anche quelle ora sono a rischio. Che cosa chiedo: più mezzi, più uomini e più strumenti, non per Antrodoco ma per l’Italia che non merita tutto questo: non li abbiamo noi? si chiedano agli altri paesi europei.
Poi se questo è il modello di protezione che ci siamo dati con i soli vigili del fuoco che possono intervenire e devono rimanere nei limiti di azione dei loro mezzi, noi abbiamo assoluto bisogno di strade tagliafuoco in montagna, quindi cambiamo questa legislazione assurda che vincola oltremodo tutto il territorio.
Infine, Antrodoco ora è a rischio idrogeologico molto più di prima, serve immediatamente un’altra pineta che trattenga le acque di scolo durante l’inverno come serve immediatamente una verifica della stabilità dei pendii e delle rocce. Un appello poi a moderare i toni anche e soprattutto su chi oggi porta il peso di quanto accaduto, a prescindere da quello che accadrà nei tribunali, non chiedo comprensione ma vicinanza ed umanità.
Domani alle ore 19 in sede ci sarà un consiglio comunale straordinario sull’argomento.»

Nella foto che segue si può vedere la scritta prima che le fiamme cancellassero un pezzo di storia.

dux antrodoco

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