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Da mani antiche giovani semi

di Antonietta Centofanti

Con lo slogan “Semi nutrienti per un futuro sostenibile”, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2016 l’Anno Internazionale dei legumi, per aumentare la consapevolezza dei molti vantaggi dei legumi, incrementarne la produzione ed il commercio, e incoraggiare utilizzi nuovi e più intelligenti lungo tutta la catena alimentare. Su tali basi, partendo dal dato che gli agricoltori custodi del Parco hanno mantenuto in vita un gran numero di varietà vegetali differenti e che la scarsità di prospettive occupazionali ha visto l’affacciarsi dei giovani al mondo delle produzioni agricole di qualità, l’Ente Parco ha messo in campo l’iniziativa Legumi&Legumi, con l’obiettivo di favorire l’avvicinamento e l’avvicendamento di chi detiene il sapere e la tecnica agricola con chi ha voglia di conoscere, apprendere ed imparare.
Primo anello della catena alimentare, i semi rappresentano per i contadini molto più di uno strumento di produzione: al pari di una lingua, di un insieme di riti o di un patrimonio gastronomico, sono l’espressione di una cultura che si è stratificata nel tempo e di conoscenze che hanno radici profonde nel territorio. E fondamentale, per quella cultura, è stato ed è lo scambio dei semi che ha permesso di conservare e migliorare, nel tempo, molte varietà antiche e locali, grazie al costante e paziente lavoro. Con Legumi&Legumi il “testimone” passa alle nuove generazioni. Il Parco ha emesso un bando a cui hanno risposto in molti e i ragazzi selezionati sono stati 25. Ad affiancarli, in tutte le fasi della coltivazione, gli agricoltori custodi che li hanno seguiti nella lavorazione del terreno, la semina, la raccolta, il confezionamento. Grazie a questa sinergia i ragazzi sono stati in grado di avviare una piccola coltivazione (almeno una coppa), potendo usufruire anche di un rimborso spese (600,00 euro) per le attrezzature, il trasporto, le recinzioni. I terreni usati spesso sono terreni incolti, oppure di proprietà o messi a disposizione degli stessi contadini custodi. I risultati del progetto sono stati presentati nella manifestazione conclusiva che si è svolta davanti alla Basilica di San Bernardino. carusoC’erano tutti i ragazzi: ciascuno con un quantitativo di legumi pari a quello ricevuto in fase iniziale dall’agricoltore custode che lo ha formato. E c’erano tante storie. Carlotta Alecci, che in Olanda ha seguito un corso di agricoltura, confessa di essere ancora in cerca della sua strada, ma la terra la incuriosisce:”Rappresenta uno sguardo in più. E lavorare con anziani contadini significa conoscere un territorio e tutta la ricchezza agroalimentare”. Luigi Maria Caruso, Matteo Di Bonaventura, Vincenzo Impallatore e Valerio Serra sono quattro amici affascinati da sempre dalla agricoltura. Quando hanno preso parte al progetto erano tutti disoccupati. Oggi qualcuno è una partita Iva, qualcun’altro è stato assunto. Ma non hanno alcuna intenzione di abbandonare la strada intrapresa. La loro è una storia molto bella. Per varie ragioni, tutti i fine settimana si incontravano a Intermesoli, paesino a pochi chilometri da Pietracamela, con 35 abitanti. Il progetto Legumi&Legumi ha rappresentato l’occasione per coinvolgere tutto il paese. “Abbiamo deciso di rimettere a produzione un fagiolo autoctono, il “cenerino”. Tutto il paese ci ha dato una mano, sia per zappare i terreni, messi a disposizione dai contadini del luogo che per il raccolto. E’ stato importante condividere questa esperienza e continueremo, tutti i fine settimana, ad incontrarci a Intermesoli. Per non lasciare in abbandono il paese e le sue terre”. E i custodi del Parco? Hanno preso molto seriamente il compito di insegnare. Hanno seguito anche a distanza i ragazzi loro affidati. Alfredo Riccitelli, che produce una rarissima anguria invernale, destinata solo a marmellate, racconta di infine scambi di telefonate, di qualche ramanzina e dell’entusiasmo che ha colto tra i suoi “allievi”. Anche Filomena Di Cesare ha dispensato consigli e si è presa cura degli aspiranti contadini che definisce seri e bravi. E si chiede perché, con tante terre abbandonate non si faccia nulla per creare lavoro e ripopolare i paesi.
Molto critico è Matteo Griguoli, il più giovane degli agricoltori custodi, che a Paganica ha messo su una piccola azienda, spalleggiato da una nonna tostissima. “E’ stato importante lavorare con ragazzi così giovani. Sono sicuro che alcuni di loro continueranno questo percorso. Ma se non c’è un sostegno vero è veramente difficile farcela. Fare il contadino è un lavoro pesante, bisogna fare i conti con il tempo e la burocrazia. La politica deve dare risposte concrete e sostenere un’altra forma di sviluppo, capire cosa si vuole fare veramente del Parco, come animarlo. Non si può lasciare tutto il peso del cambiamento sulle spalle delle nuove generazioni”. Silvia De Paulis, agronoma del Parco, ricorda che i dati degli ultimi anni sugli iscritti alle facoltà di agraria, sugli impiegati nell’agricoltura e sul numero delle aziende hanno tutti segno positivo e sono confortanti: l’agricoltura è, paradossalmente, visto che viviamo nell’era delle nuove tecnologie digitali e di Internet, uno dei settori più smart. “Diffondere il sapere, la tradizione e l’abilità contadina, incentivare la produzione di antiche varietà agroalimentari, mantenere la biodiversità significa creare nuove opportunità occupazionali. Legumi&Legumi ha voluto significare tutto questo. Ora tocca alle istituzioni prenderne atto”.

Quadernetto finale