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Notte delle Streghe, 24′ edizione a Castel del Monte foto

Torna la notte delle Streghe: la 24esima edizione si svolgerà a Castel del Monte la sera di sabato 17 e domenica 18 agosto.

Torna la notte delle Streghe: la 24esima edizione si svolgerà a Castel del Monte la sera di sabato 17 e domenica 18 agosto.

La temperatura di questi ultimi giorni si è abbassata repentinamente per il vento generato dalle streghe in arrivo, con molta probabilità da Benevento.

Si narra, infatti, che un gruppo di ragazzini, alle prese con una serie di misteriosi eventi che accadono nella Benevento del 1820, consentirà loro di venire a conoscenza di un patrimonio di vita popolare, che merita certamente l’attenzione di tutti.

Merita, in particolare, l’attenzione dei castellani perché ad un certo punto della notte delle streghe, si sente ripetere spesso un adagio di questo tipo: “Sotto all’acqua e sotto al vento, sotto la noce di Benevento”.

Quindi, un legame tra le due usanze è certamente individuabile. Ma il rito castellano presenta delle particolarità molto interessanti. Infatti, non si sentono soltanto i rumori generati da improvvise folate di vento, o il sibilo del vento quando attraversa i robusti rami del famoso “noce di Benevento”, ormai abbattuto da qualche secolo. Nel “rito dei sette sporti castellano”, il vento non è certo il protagonista.

Lo sono, invece, la strega e la “commare”, l’empirica guaritrice di turno.

Colei che è capace di sostituirsi alla medicina consolidata che, malgrado l’uso degli ultimi ritrovati della scienza, non riesce a guarire il neonato, affetto, magari, da una comune pertosse. Il bambino dimagrisce a vista d’occhio. Il pallore investe non soltanto il viso, ma si espande per tutto il corpo. Non mangia. Non si nutre e deperisce rapidamente. Il Dottore non ha saputo effettuare una corretta diagnosi. È andato avanti per tentativi. Le condizioni di salute del piccolo peggiorano e i familiari decidono di consultare la famosa “commare”. Il consulto si effettua in maniera misteriosa. I familiari emettono sospiri di trepida attesa. La “commare”, sospira, invece, per rendere ancora più ansiosa l’attesa. Alla fine, la sibilla Cumana pronuncia l’oracolo: “Bisogna effettuare il rito dei sette sporti”. Vengono scelti con assoluto rigore i parenti che dovranno prendere parte alle operazioni. Al bambino vengono tolte le fasce e gli abitini intrisi di sudore e viene rivestito con abitini nuovi e asciutti. Questa operazione consente al neonato una prima apparente ripresa. Poi, il gruppo parte alla volta di un crocevia, ubicato nelle immediate vicinanze dell’abitazione. Nel bel mezzo del crocevia viene posizionata un’asse di legno, sul quale vengono distesi i panni del neonato e finemente tagliuzzati con delle piccole asce ben affilate. Le liste di stoffa vengono poi irrorate di petrolio e date alle fiamme. L’operazione del tagliuzzamento degli abiti ha un effetto traslato. Ogni colpo d’ascia si ripercuote virtualmente sulla schiena della strega che ha fatto ammalare il bambino succhiandone il sangue. La versione consueta, di cui nessuno conosce l’origine, appare molto più cruda della versione attuale, arricchita dalla regia di turno di luci, musiche d’effetto e apprezzabili danze. Il tutto, naturalmente, adeguato alle esigenze e necessità di un pubblico che, con ogni probabilità, presta maggiore attenzione alle scene e poca ai dialoghi, perché non conosce minimamente il dialetto castellano, assai chiuso, ermetico con radici di origine araba, greca, slava, pugliese, spagnola, francese e, persino, longobarda. Forse, è arrivato il momento di studiare l’opportunità di inserire una voce fuori campo che provveda alla traduzione simultanea dei dialoghi incomprensibili.

Un passo avanti, per la verità è stato già compiuto, inserendo dei lettori che spiegano in anticipo la scena alla quale i partecipanti andranno ad assistere. Mi tornano alla mente alcuni episodi che ho vissuto con i miei coetanei quando eravamo bambini.

Cercavamo di origliare tutto ciò che gli anziani raccontavano delle streghe e come facevano per individuare la “Strega” dopo il rito dei sette sporti.

Il giorno successivo, una povera donna, che noi conoscevamo, sofferente di palese artrosi, camminava piegata quasi a novanta gradi per i dolori e tutti l’additavano come strega, perché i colpi d’ascia della notte precedente le avevano causato sofferenze tali da farla camminare piegata. L’esperienza più interessante, per certi versi traumatica, l’ho vissuta con gli amici del cuore. Una notte eravamo impegnati a rubare le prugne in un orto di un nostro amico, che la mattina non aveva voluto darcene neppure una. Tra i compagni di avventura ce n’era uno dotato di estrema paura. Infatti per prudenza non era salito neppure sull’albero. Mentre l’orologio della torre cominciò a suonare la mezzanotte iniziammo a sentire un cupo rumore. Non erano martellate e neppure mazzate. L’amico pauroso sussurrò: “siamo fregati. Ci hanno sorpresi!”. Scendemmo dall’albero e ci avvicinammo al muro di sostegno e, con grande sorpresa, assistemmo per la prima volta dal vivo al rito satanico. Nel gruppetto degli operatori c’era anche un nostro coetaneo. Uscimmo dall’orto e ci avvicinammo al punto in cui si stavano eseguendo le consuete operazioni del rito. In maniera goliardica cominciammo a prendere in giro il nostro amico che, per non ridere, si era messo tra i denti il fazzoletto. Poi, cominciarono a correre per le viuzze del paese per passare sotto i “sette sporti” e non fummo in grado di seguirli. Loro calzavano i famosi “scarpini”, una sorta di suola di stoffa cucita per bene con un refe abbastanza robusto. Su questa suola veniva realizzato a maglia un gambaletto. Quindi una calzatura leggera, ben aderente alla pianta e alla caviglia, che non slittava sui selci. Mentre noi, con le scarpe di suola, non riuscivamo a stare in piedi. Il giorno dopo le “streghe” eravamo noi con ginocchia e gomiti sbucciati. L’amico, inoltre, ci ha coperto di improperi, perché abbiamo rischiato di vanificare il rito.

La prossima edizione sarà caratterizzata dal venticinquesimo anno della “Notte delle Streghe”. Praticamente si dovrebbero festeggiare le “Nozze d’argento” della manifestazione.

Bisognerebbe pensare a qualcosa di più significativo. Un possibile gemellaggio con Benevento, visto che ci sono delle comuni radici. Il paese si tinge di tante belle luci colorate, che lo rendono magico e affascinante, restassero per sempre. Con l’avvento della banda larga si potrebbe ipotizzare anche l’installazione, ove possibile, di un impianto di filodiffusione. Appare quanto mai doveroso rivolgere un doveroso plauso agli organizzatori dell’evento e all’Amministrazione Comunale per il costante impegno profuso nelle 24 edizioni della “Notte delle Streghe”. Chi non ha mai assistito a questo famoso “rito”, non perda l’occasione per partecipare alla nuova edizione. È una favola assistere ad uno spettacolo unico, incastonato in uno dei borghi più belli d’Italia.

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