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‘My name is Maurizio Cocciolone’: 25 anni fa la cattura del pilota aquilano

di Eleonora Falci

“My name is Maurizio Cocciolone”: chi scrive, che di anni ne ha più di 30, è cresciuta con questa frase nelle orecchie.

maurizio cocciolone 2Le immagini ingiallite e sgranate, il suono distorto e metallico di quelle parole scandite quasi meccanicamente, quel volto tumefatto e la paura di una guerra mondiale: tutti elementi che venticinque anni fa irruppero attraverso le tv nelle nostre abitazioni.

Era la prima Guerra del Golfo: il 18 gennaio 1991, durante un bombardamento di Kuwait City, il Tornado di Maurizio Cocciolone e Giammarco Bellini fu abbattuto dalla contraerea irachena. I due si lanciarono con il seggiolino e furono fatti prigionieri dalle truppe irachene:  furono separati, venne loro confiscato tutto ciò che avevano con sé e costretti a indossare una tuta gialla, che li qualificava come prigionieri di guerra.

Il 20 gennaio la televisione irachena mostrò un gruppo di piloti prigionieri, fra cui Cocciolone. Il suo volto tumefatto suggeriva un trattamento brutale e le parole da lui pronunciate, insieme al tono utilizzato dal pilota aquilano, sembravano dettate dai suoi carcerieri. Nessuna notizia di Bellini venne data in questa occasione, facendo temere il peggio. I due aviatori vennero tenuti separati per tutto il tempo della prigionia.

bellini e coccioloneIn una intervista concessa a quasi venti anni di distanza, Cocciolone rivelò di essere stato torturato, perdendo alcuni denti a causa delle percosse, subendo una lacerazione della lingua, suturata dai suoi carcerieri, e finendo per avere un danno permanente a un nervo della schiena a causa dell’uso di scosse elettriche durante gli interrogatori.

Il 3 marzo, a guerra terminata, entrambi gli ufficiali furono rilasciati dalle autorità irachene: pochi giorni dopo il rientro in Italia, a Ciampino.

Per Cocciolone il rientro all’Aquila fu un vero e proprio evento mediatico: alle tv locali si unirono i giornalisti giunti da ogni parte d’Italia. La città si strinse attorno al suo eroe che, perché no, fece uscire l’Aquila dall’anonimato.

Cocciolone proseguì la propria carriera in seno all’Aeronautica Militare, ottenendo la promozione a maggiore immediatamente dopo la Guerra del Golfo, e, successivamente, a tenente colonnello e colonnello.

Venticinque anni: sembra una vita fa. E, forse, lo è.

unita cocciolone