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Fontari: c’è l’accordo? Gli ambientalisti intanto cantano vittoria

Il futuro del Gran Sasso torna a far discutere a poche settimane dall’apertura della stagione sciistica.

Dopo l’ incontro voluto dal vice presidente della Regione Giovanni Lolli, emergono una serie di notizie e prese di posizioni poco chiare e contrastanti.

 

Secondo le associazioni ambientaliste sarebbe stato concordato il «mantenimento degli attuali confini del Parco e la realizzazione della nuova seggiovia delle Fontari e di quelle previste a Monte Cristo, tutte sui tracciati preesistenti».

L’intervento di Lolli invece  è m olto generico per quanto riguarda le Fontari, oggetto di un acceso dibattito: «gli interventi sull’impiantistica sportiva soggetti alle Valutazioni autorizzative e adeguati alle previsioni normative vista la criticità sull’ammodernamento delle Fontari».

La senatrice Stefania Pezzopane, tirata in ballo, ribadisce che «nessun accordo è stato firmato».

Dura la posizione del comitato Save Gran Sasso che è pronto ad andare avanti con il referendum.

Il portavoce Luigi Faccia, direttore della scuola di Sci di Assergi afferma: «ci sembra che il menù del pranzo matrimoniale tra l’amministrazione comunale e le sigle ecologiste sia già stato fissato per la felicità di tutti i commensali invitati che vedono il Gran Sasso come un santuario della natura. Il comitato non permetterà di sperperare 50 milioni di euro per un progetto monco e senza futuro».

 

La nota completa COMITATO PROMOTORE REFERENDUM CONSULTIVO “GRAN SASSO”

Leggendo la nota a firma delle associazioni riunite nel cartello EmergenzAmbiente Abruzzo, ci sembra che il menù del pranzo matrimoniale tra l’Amministrazione comunale e le sigle ecologiste sia già stato fissato per la felicità di tutti i commensali invitati che vedono il Gran Sasso come un santuario della natura. Il tutto alla faccia di chi vive quei luoghi veramente e ne subisce in continuazione le scelte “partorite” in un comodo salotto. Evitando commenti sulla sostituzione della seggiovia “Fontari”, come sempre il nostro Comitato ha sostenuto non essere il vero problema del Gran Sasso, la nostra attenzione si sofferma sulla stringente direttiva Habitat con la sua sconosciuta, ai più, “Rete Natura 2000” composta dai Siti di Interesse Comunitario e dalle Zone di Protezione Speciale e, ovviamente, agli ormai anacronistici confini del Parco Nazionale Gran Sasso-Laga. Come abbiamo più volte urlato, la Rete Natura 2000 si estende oltre il dovuto contravvenendo alla stessa normativa che all’art. 2 comma 3 recita testualmente “Le misure adottate a norma della presente direttiva tengono conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali”. L’approvazione del Piano del Parco e l’esistenza del Piano d’Area non esimono il gestore del network Natura 2000 (Ente Parco) dall’applicare la normativa europea rendendo di fatto impossibile la realizzazione di qualsiasi nuova struttura turistica e/o sportiva fruibile sia l’estate che l’inverno. Peraltro, i firmatari della nota non si nascondono e ribadiscono apertamente che gli unici interventi possibili sono la sostituzione dell’esistente e la ristrutturazione dei due alberghi, dando per scontato che non sarà possibile costruire il nuovo impianto di collegamento Scindarella – Monte Cristo e di quello di Caselle – Fontari essendo entrambi “nuove opere” (vedasi il D.M. 17 ottobre 2007 ed in particolare l’art. 5 c. 1 lett. m). A questo punto ci chiediamo se realmente il Vice Presidente Lolli sia d’accordo con quanto affermano le associazioni riunite e se il Sindaco sia a conoscenza di quanto sottoscritto dai sui rappresentanti.
Inoltre, a noi risulta che lo stesso Vice Presidente avesse l’intenzione di incontrare il nostro Comitato per condividere le possibili soluzioni e non per ratificare quanto già deciso da altri.
Ci auguriamo di aver capito male quanto letto sugli organi di stampa in questa domenica d’autunno ma se così non fosse, il nostro comitato referendario, costituitosi per la realizzazione di un adeguato e giusto sviluppo turistico e rurale del nostro Gran Sasso, non permetterà di sperperare 50 milioni di euro per un progetto monco e senza futuro.
Ci attribuiamo, per queste motivazioni, anche il ruolo di sentinelle del nostro territorio e se i piani non saranno cambiati, lotteremo duro affinché queste risorse finanziarie vadano ad alimentare la ricostruzione delle frazioni pedemontane, dimenticate per troppo tempo.