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Jacopo Iovannitti, un aquilano dietro le pagine di Topolino

L’aquilano nell’ultimo numero di Topolino non è l’unica traccia dell’Aquila nel fumetto: la storia di Jacopo Iovannitti.

Topolino parla aquilano e per Jacopo Iovannitti non è soltanto un’operazione editoriale, ma il punto di arrivo di una storia iniziata quando era bambino, passata attraverso gli anni del terremoto e diventata, poi, anche una storia professionale.

Ci sono storie che cominciano molto prima di arrivare in edicola. Quella di Jacopo Iovannitti con Topolino parte dall’infanzia, dai numeri comprati dal nonno e conservati con una scritta diventata, col tempo, un ricordo prezioso. Poi c’è il terremoto, il ritorno al fumetto come spazio di leggerezza, l’incontro con la redazione e un percorso professionale iniziato appena maggiorenne, fino a diventare parte di quel mondo che da bambino osservava con occhi illuminati.
Oggi Jacopo lavora tra Roma, giornalismo, comunicazione e fumetto, continuando a collaborare con la redazione di Topolino. E proprio dentro quelle pagine è arrivato qualcosa di speciale: l’aquilano. Un dialetto che per lui non è soltanto una lingua, ma un pezzo di identità, capace di riportare dentro le storie anche il legame con la sua città.

“Quando ho cominciato a leggere le prime pagine di Topolino in aquilano  i miei colleghi mi hanno visto proprio con gli occhi sgranati, come se avessero visto un’altra versione di me. Quello che parlava aquilano ero veramente io, lo Jacopo più intimo”, racconta Iovannitti al Capoluogo. Ma il rapporto con il settimanale nasce molto prima di diventare un lavoro. “Sono stato innanzitutto un lettore, come tanti bambini italiani, e conservo ancora il ricordo del mio primo Topolino, comprato da mio nonno che vi aveva appuntato sopra ‘pagato’. Ho ancora tutte quelle copertine ‘rovinate’ che, per me, rappresentano le più preziose in assoluto”.

Una passione che torna con forza negli anni del terremoto. Nel 2009 Jacopo ha 13 anni e, come tanti aquilani, si ritrova lontano dalla propria città. Nel suo caso a Termoli, dove vive la famiglia della madre. È lì che Topolino torna a essere una presenza quotidiana, anche grazie alla sorella più piccola. “Era diventato una valvola di distrazione”, spiega. Insieme alla sorella, di sei anni, riprende a leggere i fumetti e a guardare i film Disney, ma questa volta li osserva con gli occhi di un ragazzo che comincia a chiedersi come vengano costruite quelle storie. “Da lì è nata una curiosità più profonda. Ho scoperto il lavoro dei disegnatori e degli sceneggiatori, la redazione italiana, il ruolo dei professionisti che lavorano dietro a quelle pagine. E lì ti rendi conto che Topolino non è soltanto un prodotto Disney, ma una realtà editoriale, profondamente italiana”.
Il passaggio successivo arriva al Napoli Comicon: “Lì ho conosciuto alcuni membri della redazione di Topolino e tra loro c’era Francesca Agrati, giornalista che aveva seguito da vicino anche L’Aquila dopo il terremoto. Nel 2009, infatti, la redazione era venuta in città e aveva realizzato una copertina con Paperino a Piazza Duomo”.

topolino paperino piazza duomo edizione 2010

Jacopo racconta la propria passione, resta in contatto con la redazione e, una volta diventato maggiorenne, riceve una proposta che per lui sembra quasi incredibile: andare a Milano. “Quel viaggio è stato il viaggio della mia vita”, ricorda. “La redazione stava iniziando a lavorare sempre di più sui social e cercava una figura giovane e appassionata che potesse contribuire a portare la storia di Topolino anche nel mondo digitale. Prima sono arrivati gli articoli sul settimanale, poi gli eventi e le fiere del fumetto, dal Romics a Lucca Comics, fino al Salone del Libro di Torino. Nel 2019 mi hanno poi proposto di entrare stabilmente nella struttura e ho trascorso due anni a Modena, prima di riavvicinarmi a casa”. Si trasferisce a Roma, dove comincia a lavorare nel mondo dell’ufficio stampa, entrando in un ambiente legato al cinema e alla comunicazione. Ma Topolino resta. “Con Topolino è sempre rimasta una porta aperta”, racconta. La collaborazione prosegue e oggi Jacopo continua a occuparsi della parte redazionale del settimanale, scrivendo e contribuendo a diverse operazioni editoriali.

Operazioni che negli anni ha attraversato anche mondi diversi: dallo sport al cinema, dall’arte all’attualità. Tra gli esempi più recenti c’è anche l’operazione legata al pilota Kimi Antonelli, nata proprio dall’incontro tra il mondo Disney e quello della Formula 1. “È la cosa bella di Topolino, che è versatile. In qualche modo lo trovi nello sport, nell’arte, nel cinema, nel sociale”, racconta.
Ed è proprio questa capacità di attraversare mondi e generazioni ad aver reso possibile anche l’arrivo dell’aquilano nelle storie.

Quando nel gennaio 2025 era partita l’operazione dedicata ai dialetti, Jacopo aveva pensato che sarebbe stato bello vedere anche l’abruzzese dentro Topolino. Ma non aveva immaginato che sarebbe arrivato proprio il dialetto della sua città. “L’occasione è arrivata nell’anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della Cultura 2026, intrecciandosi con un rapporto tra Topolino e il capoluogo abruzzese che negli anni non si era mai interrotto. Mai avrei creduto di poter fare un’operazione così specifica. Un conto è dire il dialetto abruzzese, quello proprio aquilano dici: ‘Cavolo, ce l’ho fatta veramente! Ce l’abbiamo fatta!’”.

Dentro le pagine di Topolino compaiono così parole ed espressioni che appartengono alla quotidianità aquilana. Tra questi c’è anche quel “Ngulp!” che Jacopo definisce “geniale”. Il lavoro di adattamento, però, ha richiesto attenzione, come ha sottolineato lo stesso Antonio Fruci nell’intervista al Capoluogo. Topolino è un settimanale trasversale, letto da bambini e adulti, e il dialetto deve riuscire a mantenere la propria identità senza perdere la comprensibilità. Per Jacopo è proprio questo uno degli aspetti più riusciti dell’operazione: i personaggi di Topolino possono cambiare contesto, interpretare epoche diverse, parlare lingue e dialetti differenti senza perdere la propria identità.
“C’è sempre quel periodo dell’adolescenza in cui tu, per diventare più adulto, abbandoni tutto ciò che associ all’infanzia”, racconta Jacopo. “Poi in un modo o nell’altro ti ritorna”.

Jacopo Iovannitti