Ngulp, Topolino aquilano arriva in edicola
Topolino parla aquilano: cosa c’è dietro la traduzione della storia e il lavoro sulla lingua tra ironia e parole della vita quotidiana.
“Gulp!” diventa “Ngulp!“, Gambadilegno “Cossadelegnu” e tablet “tablette“. Bastano tre parole per capire che dietro Topolino in aquilano non c’è una semplice traduzione, ma un lavoro ben preciso sul dialetto e sulle sue possibilità di stare al passo con il presente.
Dietro le parole di Topolino e Pippo in aquilano c’è un lavoro sulla lingua, ma anche un modo di raccontarla senza prendersi troppo sul serio. A occuparsi dell’adattamento della storia Topolino e l’intralcio (in)volontario è stato Antonio Fruci, da anni impegnato nella valorizzazione del dialetto aquilano attraverso il progetto L’A. Un lavoro che questa volta lo ha portato tra le pagine di Topolino. E il compito non era semplicemente trovare l’equivalente aquilano delle parole italiane: bisognava far parlare i personaggi in una lingua che fosse riconoscibile e, soprattutto, viva. Una lingua capace di stare dentro una storia a fumetti, con i suoi ritmi, le sue battute e il suo umorismo.
Fruci ha scelto di lavorare su un aquilano contemporaneo, distinguendolo dalla parlata più antica delle generazioni precedenti, e ha fatto spazio anche a parole legate alla vita di oggi. Così il tablet diventa “tablette”, mentre Gambadilegno si trasforma in “Cossadelegnu”. Una scelta che racconta bene il suo approccio: il dialetto non come lingua da conservare immobile, ma come qualcosa che può continuare a cambiare, essere usato, reinventato e persino far ridere. È la stessa idea che, da anni, anima L’A, nato nel 2009 quasi per gioco e diventato un progetto attraverso cui Antonio Fruci e Stefania Gigante raccontano L’Aquila, i suoi luoghi, le sue abitudini e la sua identità.
Tutto è nato dall’incontro con il professore Riccardo Regis dell’Università di Torino, responsabile linguistico del progetto per Topolino. I due si erano visti durante un convegno di linguistica organizzato dal professore Francesco Avolio all’Università degli Studi dell’Aquila. Fu proprio in quell’occasione che Regis ricordò I Love JU, il libro sulla grammatica aquilana scritto dallo stesso Fruci. E da lì è nata l’idea di coinvolgerlo nella traduzione in aquilano della storia per questo numero speciale.
Dietro l’adattamento della nuova avventura di Topolino c’è stato, quindi, un lavoro linguistico preciso, fatto di scelte che nulla hanno lasciato al caso. “Ho lavorato sulla sceneggiatura originale in italiano, la stessa utilizzata per la pubblicazione nazionale“, racconta Fruci al Capoluogo. “Man mano che arrivavano le bozze dei disegni, il testo tradotto veniva impaginato nelle vignette“.
“Nel tradurre in dialetto ci sono delle difficoltà specifiche, a partire dall’assenza di un’ortografia standardizzata e condivisa da tutti“, racconta. “In più, c’era l’esigenza di aprirsi anche ad altre varietà abruzzesi: per questo mi sono avvalso della collaborazione dello scrittore Gino Bucci. Nel fumetto, infatti, il personaggio della signora Bing parla un abruzzese meridionale, differenziandosi da quello mediano dell’Aquila. Un’altra sfida divertente è stata adattare le regole dialettali ai termini moderni o inglesi. Nella storia compare la parola ‘tablet’, che abbiamo reso come ‘tablette’, applicando la stessa regola usata dalle nostre nonne, come ad esempio con Sippe o Italtelle“.
“È stato spassoso inserire espressioni e intercalari autentici del nostro territorio: vedere Pippo che esclama ‘Temé‘ o Sgrinfia che dice ‘Aredanghete‘. Abbiamo anche riadattato i nomi dei personaggi per sottolineare le peculiarità lessicali: Gambadilegno, poiché da noi la gamba è la ‘cossa’, è diventato ‘Cossadelegnu‘, mentre l’esclamazione ‘Gulp‘ è diventata ‘Ngulp‘“, racconta Fruci.
“L’obiettivo è quello di avvicinare i giovani al dialetto, dimostrando che è una lingua viva e dinamica, non un reperto del passato. Lo vediamo già nella musica, con artisti come Geolier, o nel cinema e nelle serie tv. Come tutte le lingue vive, il dialetto si arricchisce continuamente di parole nuove e ne abbandona altre legate ad oggetti che non si usano più. Portarlo in un fumetto iconico come Topolino dimostra tutta la sua freschezza“.








