Pyramid26, i segreti del sonno sopra quota 5mila: ricercatori abruzzesi sull’Everest
Ricercatori abruzzesi sull’Everest per studiare il sonno a 5mila metri. È iniziata la missione PYRAMID26.
È iniziata la missione “PYRAMID26 – Exploration and Physiology”. Sull’Everest con il Laboratorio di Psicofisiologia del Sonno dell’UnivAq per capire come l’ipossia dei 5mila metri modifica il sonno.
Il sonno, l’attività cerebrale e i sogni studiati a oltre 5 mila metri di quota. È uno degli aspetti più particolari di PYRAMID26 – Exploration and Physiology, la missione scientifica che dal 19 settembre al 13 ottobre sta portando 21 ricercatori italiani nella regione dell’Everest, fino al Laboratorio-Osservatorio Piramide di Ev-K2-CNR, nella valle del Khumbu, in Nepal, a 5.050 metri di altitudine.
La spedizione, guidata dal professor Vittore Verratti, docente di Fisiologia dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara, riunisce diverse competenze e università italiane per studiare le risposte dell’organismo umano alle condizioni estreme dell’alta quota, con particolare attenzione all’ipossia ipobarica, cioè alla progressiva riduzione della disponibilità di ossigeno determinata dalla diminuzione della pressione atmosferica con l’aumentare dell’altitudine. All’interno della missione trova spazio un importante programma dedicato al sonno e all’attività cerebrale in condizioni di ipossia, sviluppato dal Laboratorio di Psicofisiologia del Sonno e Neuroscienze Cognitive dell’Università degli Studi dell’Aquila, diretto dal professor Michele Ferrara, con il patrocinio e il sostegno dell’Accademia Italiana di Medicina del Sonno (AIMS). A coordinare sul campo questa componente della ricerca è il dottor Federico Salfi, dell’Università dell’Aquila, responsabile operativo delle attività sul sonno durante la spedizione, con il supporto scientifico della dottoressa Antonella Iadarola dell’Università di Genova.
Il laboratorio del sonno sale verso l’Everest
La ricerca parte da una domanda ancora in parte aperta: se gli effetti dell’alta quota sulla respirazione e sull’ossigenazione durante il sonno sono stati studiati a lungo, è molto meno conosciuto il modo in cui l’ipossia modifica l’attività cerebrale e l’organizzazione del sonno lungo l’intera ascesa.
Per questo il programma dell’AIMS adotterà un approccio longitudinale e multimodale. In alcune notti della spedizione saranno utilizzati dispositivi EEG portatili e indossabili per registrare direttamente l’attività cerebrale anche in condizioni ambientali estreme. Alle registrazioni EEG verranno affiancati il monitoraggio della funzione respiratoria e la misurazione dei livelli di ossigenazione durante il sonno, attività curata sul campo dal dottor Domenico Caratozzolo dell’Università degli Studi di Catania.
I ricercatori utilizzeranno inoltre dispositivi da polso per l’actigrafia, che consentirà di seguire nel tempo i ritmi sonno-veglia e l’attività motoria quotidiana. L’obiettivo è confrontare le condizioni iniziali con quelle registrate durante l’ascesa, all’arrivo ai 5.050 metri della Piramide e durante il successivo rientro verso Kathmandu.
La ricerca non si limiterà però a ciò che può essere misurato attraverso gli strumenti. PYRAMID26 prenderà in considerazione anche come viene vissuta soggettivamente l’esperienza dell’alta quota. Un’applicazione per smartphone, sviluppata appositamente per la missione, accompagnerà i partecipanti durante la spedizione, raccogliendo attraverso notifiche programmate informazioni relative a sonno, stato psicologico ed emotivo, percezione dello sforzo e funzionamento quotidiano. Particolarmente interessante sarà poi l’osservazione dell’attività onirica durante la progressiva salita. I ricercatori raccoglieranno informazioni sulla presenza e frequenza dei sogni, sulla comparsa di incubi e sulle loro caratteristiche, compresi contenuti e tonalità emotiva.
“Il completamento dell’intero protocollo previsto ci permetterà di costruire un dataset longitudinale incredibilmente ricco”, spiega Federico Salfi, sottolineando come la ricerca consentirà di integrare attività cerebrale, respirazione ed esperienza soggettiva, elementi raramente raccolti insieme negli studi sul sonno in alta quota. Il lavoro, aggiunge, potrà contribuire a comprendere meglio gli effetti dell’ipossia sulla fisiologia del sonno umano e offrire un modello metodologico applicabile anche allo studio del sonno in altri contesti estremi.
Per l’AIMS, come sottolinea il presidente Lino Nobili, PYRAMID26 rappresenta un’occasione per portare la ricerca italiana sul sonno in “uno dei contesti naturali più estremi al mondo”, attraverso un progetto multidisciplinare dedicato allo studio degli effetti di una condizione fisiologica estrema.

