Da Avezzano alla Germania inseguendo la vocazione, don Francesco Tabacco ordinato sacerdote a Colonia
La storia di Francesco Tabacco, giovane avezzanese ordinato sacerdote a Colonia.
Don Francesco Tabacco, un sacerdote abruzzese in Germania.
È partito da Avezzano per studiare Informatica all’Aquila, con il desiderio di dedicarsi alla missione nella Chiesa cattolica. Undici anni e mezzo dopo si è ritrovato nel Duomo di Colonia, ordinato sacerdote per l’arcidiocesi tedesca. È la storia di Francesco Tabacco, ora don Francesco Tabacco, un giovane abruzzese di 31 anni. L’ordinazione sacerdotale è avvenuta lo scorso 12 giugno nel Duomo di Colonia. Un momento nel quale il neo sacerdote ha ripercorso il cammino che lo ha portato dall’Abruzzo alla Germania, dove oggi vive e svolge la propria attività pastorale.
“In quel giorno – racconta all’ambasciata tedesca di Roma – ho ripercorso i miei 31 anni e, soprattutto, gli 11 anni e mezzo che mi hanno condotto fin qui. Sono nato ad Avezzano, in Abruzzo, e dopo la maturità scientifica mi sono iscritto a Informatica all’Aquila. Durante gli anni del liceo è maturata in me anche la fede e, con essa, una domanda: cosa fare della mia vita? Desideravo partire per la missione nella Chiesa cattolica. Il 6 ottobre 2014 è iniziata la mia avventura in Germania, quasi per caso, ammesso che nel mio caso si possa davvero parlare di ‘caso'”.
“Sono partito come seminarista per il Seminario missionario Redemptoris Mater di Bonn, – racconta – senza sapere dove mi avrebbe portato quella strada. La formazione è cominciata dallo studio del tedesco, una lingua con cui sono entrato subito in sintonia: dopo appena cinque mesi ero già in grado di tradurre simultaneamente dal tedesco all’italiano”.
Pogressivamente, la sua nuova casa. Bonn, Colonia, Düsseldorf, Wuppertal, Coblenza, Norimberga, Osnabrück, Hannover e Lipsia sono alcune delle città conosciute durante questi anni. Ma due, in particolare, hanno lasciato un segno: Bonn e Norimberga.
“Sie haben mich stark geprägt”, scrive, spiegando quanto quelle esperienze lo abbiano formato. E anche dopo due anni trascorsi a Euskirchen, il legame con Bonn rimane forte: “Ancora oggi mi considero un Bonner”. Un rapporto con la Germania che va ben oltre la formazione religiosa. Il tedesco è diventato parte della sua quotidianità, insieme persino al Kölsch, la particolare parlata di Colonia. Con una battuta che sintetizza bene il suo rapporto con la città: “Il Kölsch è l’unica lingua che puoi anche bere”.
Nel suo racconto trovano spazio anche le differenze culturali tra Italia e Germania, affrontate con ironia. Dallo stile di guida al rapporto con l’automobile, fino al clima. Ma, per chi arriva da Avezzano e ricorda inverni scolastici con temperature arrivate anche a -21 gradi, il freddo tedesco, osserva, non è poi così terribile. E c’è anche un piccolo confronto gastronomico che chiama direttamente in causa la Marsica: “Le Kartoffeln tedesche non hanno nulla da invidiare alle patate del Fucino”.
Gli anni trascorsi nelle parrocchie tedesche gli hanno permesso inoltre di conoscere da vicino una realtà ecclesiale diversa da quella italiana. Una Chiesa che, racconta, si confronta quotidianamente con una società organizzata secondo modalità differenti e cerca di mantenere un ruolo nella vita delle persone. Anche l’esperienza nelle scuole elementari è stata importante. Insegnare gli ha consentito di osservare da vicino il rapporto tra cittadini e Stato, l’educazione all’ecologia e la trasmissione dei valori europei.
Oggi il sacerdote affianca alla pastorale parrocchiale l’attività nelle scuole e le ripetizioni di matematica, naturalmente in tedesco. Ha conseguito il livello C2 della lingua e, dopo oltre undici anni, il rapporto con la Germania è ormai qualcosa di molto più profondo di un’esperienza di studio o di missione: “Questa lingua e questo popolo hanno profondamente plasmato la mia vita”.
Una storia personale che parte dall’Abruzzo e arriva nel cuore della Germania, fino all’ordinazione nel Duomo di Colonia. E che si chiude con un sentimento di gratitudine verso il Paese che lo ha accolto: “Sono grato a Dio per avermi fatto incontrare il popolo tedesco: un popolo che vuole e sa farsi voler bene”.



