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Perdonanza 2026, si chiude la Porta Santa: La Perdonanza è una parola piena di Dio

Chiusa la Porta Santa di Collemaggio per la Perdonanza 2026. Nell’omelia di D’Angelo il richiamo alla misericordia, al perdono e alla pace.

Perdonanza 2026, si chiude la Porta Santa di Collemaggio. Monsignor D’Angelo richiama il valore della misericordia e del perdono.

Si chiude la Porta Santa della Basilica di Santa Maria di Collemaggio. Alle 18:30, al termine della Messa presieduta dall’Arcivescovo Metropolita dell’Aquila, monsignor Antonio D’Angelo, la Porta Santa torna a chiudersi dopo giorni nei quali tanti fedeli hanno attraversato la soglia della Basilica, nel segno della riconciliazione e della misericordia. Un momento che segna la conclusione della Perdonanza 2026, nell’anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della cultura, e che proprio per questo, nell’omelia, monsignor D’Angelo ha invitato a rileggere alla luce della storia e dell’identità della città.

La Perdonanza è questo: una parola piena di Dio”, ha detto l’Arcivescovo nell’omelia. “Attraversare la Porta Santa non è semplicemente un atto devozionale, ma un gesto che trova il suo significato nel sacramento della Riconciliazione e nell’Eucaristia: in Cristo siamo rinati a nuova vita”.

La Porta che oggi si chiude, dunque, non rappresenta la fine del messaggio della Perdonanza. Al contrario, il dono della misericordia è chiamato a continuare nella vita quotidiana, attraverso la riconciliazione, il perdono e la costruzione della pace. Nel corso dell’omelia, l’Arcivescovo ha richiamato la figura di San Giovanni Battista, proposta dalla liturgia, mettendola in relazione con quella di San Celestino V. Due uomini accomunati dalla capacità di mettere Dio al centro della propria esistenza e, proprio per questo, di guardare alla verità con libertà interiore. “Il Papa Santo, attraverso il suo stile di fede, ha invitato gli uomini e le donne di quel tempo a posare lo sguardo su Dio. Siamo invitati a guardare a Dio, a rimettere Cristo al centro della nostra esistenza”.

Un’eredità che appartiene profondamente anche alla storia dell’Aquila. La Perdonanza, celebrata da 732 anni, ha infatti attraversato secoli di storia cittadina, incidendo sulla cultura e sulla vita della comunità: “La nostra cultura è impastata di questo dono”.

Ampio spazio nell’omelia anche al tema della pace, strettamente legato a quello del perdono. “Spesso leghiamo la Perdonanza al tema della pace. Questo è vero, il perdono genera la pace, e la pace non è un atto di volontà ma d’amore, infatti solo chi ama costruisce la pace che è frutto di quell’equilibrio interiore che il cuore umano trova solo se si sente amato e così riesce a donare amore”.

La Perdonanza ha inciso fortemente nella storia e cultura aquilana, sia una lampada sempre accesa”, è stato l’auspicio dell’Arcivescovo, “affinché, come Comunità, possiamo risplendere ed essere capaci di illuminare anche gli altri e costruire la pace vera fondata sull’amore che viene da Dio”.

Con la chiusura della Porta Santa termina così il tempo straordinario della Perdonanza, ma non il suo messaggio. Un invito che monsignor D’Angelo affida alla comunità attraverso le parole del profeta Geremia: “Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti”.

Siamo sicuri che il Padre che è nei cieli non ci lascerà soccombere”, ha concluso l’Arcivescovo, “ma in lui siamo vincitori per una vita piena”.

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