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Incendio sul Morrone, servono più Canadair e l’Esercito a terra

Più Canadair e l’intervento dell’Esercito da terra per restringere il fronte delle fiamme e limitare i danni sul Morrone

Incendio sul Morrone, si lotta da terra e dall’alto per cercare di restringere il fronte, estesissimo, del fuoco che ieri ha divorato ettari di bosco.

Spinto dalle forti volate di vento, il rogo, che non era mai stato domato del tutto, ha ripreso ieri forza, arrivando ad incombere sui centri abitati di Roccacasale, Popoli Terme e Corfinio. Per qualche ora è stata anche chiusa la SS17 in quel tratto e a risentire dell’incendio è stata anche la tradizionale partenza del Fuoco del Morrone: tragitto non modificato, ma al posto delle fiaccole lungo il percorso, sono state adoperate 140 pile elettriche portatili.

Dal punto di vista degli interventi in corso, alle 9 di questa mattina era stato assegnaot un Canadarie e richiesto un altro. Sul posto l’elicottero Lupo Grigio e presenti 24 volontari, 7 mezzi di Protezione Civile insieme alle Squadre dei Vigili del Fuoco, da giorni impegnati su quel fronte.

incendio morrone

Ma i mezzi regionali, è palese, non bastano: servono più Canadair e l’intervento dell’Esercito da terra. Per questo, questa mattina si è tenuta al Centro Operativo Comunale (COC) di Popoli Terme una riunione operativa, presieduta dal presidente della Regione, Marco Marsilio, cui hanno partecipato il Sindaco di Popoli Terme, Moriondo Santoro, il Direttore dell’Agenzia Regionale di Protezione Civile, Maurizio Scelli, il presidente del Parco Nazionale della Majella, Lucio Zazzara, il Direttore dell’Ente Parco, Luciano Di Martino, insieme a Vigili del Fuoco, Arma dei Carabinieri ed Esercito.
Nel corso del vertice è stato fatto il punto sulla risposta operativa in campo di fronte a una situazione resa critica dalle elevate temperature, dalla siccità e dai forti venti che insistono sulla Gola di Tremonti.
“Ci troviamo di fronte a un incendio di dimensioni molto serie, favorito da una montagna impervia e da forti correnti d’aria,” ha dichiarato il presidente Marsilio. “Purtroppo, siamo di fronte a fenomeni che nella stragrande maggioranza dei casi hanno un’origine dolosa, frutto dell’azione di piromani che agiscono quasi in maniera scientifica, oltre a isolati casi di disattenzione o eventi naturali.”
Sul fronte degli interventi, la risposta integrata prevede un’azione coordinata tra cielo e terra.
“Gli elicotteri della nostra Protezione Civile stanno facendo un lavoro straordinario e funzionano perfettamente, ma la loro azione da sola non può bastare,” ha sottolineato Marsilio. “A complicare le operazioni è stata l’avaria che ha purtroppo fermato i primi aerei inviati da Roma. D’intesa con il Capo Dipartimento Ciciliano, abbiamo ottenuto il ripristino immediato con l’invio di tre nuovi Canadair nazionali per rinforzare i getti dall’alto.”
Il Presidente ha poi ribadito la priorità degli interventi via terra per accedere nei punti più inaccessibili.
“L’attacco aereo da solo è come buttare un bicchiere d’acqua su un camino se non si interviene con decisione sul terreno,” ha rimarcato Marsilio. “Per questo abbiamo attivato i reparti dell’Esercito, in particolare del Genio Militare da Roma, che con mezzi speciali stanno aprendo e allargando sentieri e viabilità. Questo ci permette sia di far passare i mezzi terrestri di Vigili del Fuoco e Protezione Civile, sia di tracciare fasce tagliafuoco da 10 a 30 metri per bloccare l’avanzata delle fiamme. La direttiva è chiara: zero burocrazia, tutte le ruspe e i macchinari devono operare subito.”