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Guerra in Iran, Esmail Mohades: Il Paese è pronto per una vera democrazia

L’intervista a Esmail Mohades con gli ultimi aggiornamenti sulla guerra in Iran e le prospettive della lotta di Resistenza.

Guerra in Iran e lotta di Resistenza, gli ultimi aggiornamenti con Esmail Mohades: “Il Paese è pronto per una democrazia sostanziale”.

L’Iran ha una società civile forte, una popolazione composta per il 70% da giovani e un alto livello di istruzione: è pronto per una democrazia sostanziale”. Così Esmail Mohades, ingegnere, scrittore e dissidente iraniano, da 46 anni residente in Italia, nell’intervista per gli ultimi aggiornamenti sull’Iran, la guerra e la lotta della Resistenza, un movimento di opposizione al Regime che non è nato con gli ultimi eventi bellici, ma affonda le proprie radici nella storia della Repubblica islamica: “Parliamo di una rivolta che viene dall’inizio del 1979, di un movimento di democratizzazione che dura da decenni”.

L’intervista a cura del direttore David Filieri.

“Il regime iraniano – sottolinea Mohades – è un problema per gli iraniani, per i Paesi confinanti e per tutto il mondo. L’Occidente, invece di scegliere la strada giusta, cioè il rovesciamento del regime da parte del popolo iraniano, continua a percorrere tutte le strade sbagliate”. Da qui la convinzione che un intervento militare non possa essere risolutivo: “Ormai è evidente che il regime non cade con le bombe esterne. Una parte della stampa internazionale sostiene addirittura che la guerra abbia rafforzato il regime e avvicinato gli iraniani al governo. Questo genera soltanto confusione”.

Mohades descrive una situazione interna sempre più difficile, tra violenze e impoverimento: “L’altro giorno a Esfahan hanno impiccato due giovani, tra cui un ragazzo di 19 anni, soltanto per aver manifestato. Eppure i Paesi occidentali, Italia compresa, continuano a negoziare con un regime che ammazza i suoi giovani”.
Alla repressione si aggiunge la crisi economica: “L’inflazione sui beni di prima necessità supera il 100%, l’olio vegetale è aumentato del 400% e il pollo del 200%. Nonostante questo il regime continua a presidiare le strade con Pasdaran e Basij, perché teme la rivolta popolare”.

Commentando le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump sulla possibile caduta del regime, Modes ritiene che la leadership iraniana sia ormai in una fase di forte debolezza: “Trump sa leggere la realtà. Il regime è arrivato all’osso: oltre il 50% dei dirigenti militari è stato eliminato e i pochi rimasti, senza una leadership chiara, litigano tra loro. Dire che il regime è vicino al crollo è ormai la scoperta dell’acqua calda”. Infine ribadisce la posizione della resistenza iraniana: «Lo diciamo da 45 anni: con questo regime non si può negoziare, bisogna rovesciarlo. Dopo aver percorso tutte le strade sbagliate, anche l’Occidente capirà che questa è l’unica soluzione”.