Sette morti in sei anni alla ex Sabino Esplodenti, Acerbo: “Solo a maggio la Regione assicurava sostegno alla riconversione”
Incidente all’ex Sabino Esplodenti, Acerbo: “Servono alternative occupazionali”
L’ennesima tragedia all’ex Sabino Esplodente riaccende la polemica sui pericoli legati a determinati tipi di produzione. Acerbo: “Pochezza di una classe dirigente che dopo sei morti chiedeva di accelerare gli iter autorizzativi per la riconversione invece di predisporre alternative occupazionali in settori diversi”.
Sette morti in sei anni alla ex Sabino Esplodenti: nel 2020 l’incidente in cui persero la vita Carlo Spinelli, Paolo Pepe e Nicola Colameo. Tre anni dopo, altri tre morti, Giulio Romano, Fernando Di Nella e Gianluca De Santis. Di oggi, 9 luglio 2026, a distanza di altri tre anni, l’incidente in cui è morto Carlo Piscopo. La produzione, in realtà, era ferma dal 2023, in attesa della riconversione delle lavorazioni dal disinnesco e demilitarizzazione di ordigni e missili alla produzione di munizioni, attività ritenuta meno pericolosa. Una riconversione che attendeva la conclusione di un iter autorizzativo che la Regione si era impegnata a sostenere, a fronte del cospicuo investimento della nuova società, l’Arca Defence Italia, costola di una multinazionale turca.
Una riconversione che però non convince Maurizio Acerbo, segretario del Partito della Rifondazione Comunista, considerato che si passerebbe dal disinnesco alla produzione di munizioni, lavorazioni diverse ma stesso “settore”: “La giunta regionale, nel maggio 2026, ci comunicava che stava operando e sollecitando una rapida ripresa produttiva della ex Esplodenti Sabino, ora proprietà della Arca Defence Italy spa, con amministratore delegato il generale Ciro Milano che è stato per il Ministero della difesa responsabile dell’Area strategica di mercato (Business Unit) esplosivi e munizionamento. Le dichiarazioni dell’assessore Magnacca confermano la pochezza di una classe dirigente che dopo 6 morti chiedeva di accelerare gli iter autorizzativi invece di predisporre alternative occupazionali”.
Il riferimento era al tavolo regionale del 5 maggio scorso: “C’è la piena disponibilità di vicinanza e supporto nel sostenere Arca Defence Italia che, allo stato delle cose, non consente la piena produzione, molto meno rischiosa rispetto al passato, nell’ex sito della Sabino Esplodenti di Casalbordino. Sono in fase conclusiva le varie autorizzazioni che coinvolgono diversi enti statali e che non competono la Regione, la quale si è impegnata oltre le proprie responsabilità a sostenere la conclusione dell’iter. Siamo al fianco dei lavoratori, che sollecitano giustamente di tornare in produzione, per i quali verrà richiesta dal 18 maggio la prosecuzione della cassa integrazione straordinaria fino alla fine dell’anno, nella speranza che nel frattempo ci sia il via libera dagli enti preposti” ha evidenziato nell’occasione l’assessore alle Attività Produttive Tiziana Magnacca a conclusione dell’incontro con l’azienda, Confindustria e le organizzazioni sindacali. L’assessore aveva sottolineato la responsabilità sociale e umana verso i lavoratori del sito produttivo di Casalbordino. “C’è la necessità di procedere spediti con il cronoprogramma delle necessarie autorizzazioni anche esercitando una sorta di moral suasion per accelerarne l’ottenimento. Dobbiamo infine constatare che sinora Arca Defence Italia ha dichiarato investimenti per oltre 3 milioni di euro per fare ripartire la produzione e l’utilizzo delle risorse umane. Ora occorre che, nel pieno rispetto delle regole e della legge, si proceda alla decisione con tempi che consentano di comprendere quale possa essere la sorte dei lavoratori che da anni sono oramai in cassa integrazione”.
Per il segretario di Rifondazione, invece, occorrono “alternative occupazionali” che con comprendano attività legate ad armi o esplosivi.
(In copertina foto di repertorio)

