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Connessi e consapevoli, l’educazione digitale arriva a scuola

Educazione digitale, arriva il percorso triennale nelle scuole. Tra i temi: social, intelligenza artificiale, cyberbullismo e cittadinanza digitale.

Parte il piano triennale di educazione digitale nelle scuole: focus su social, cyberbullismo e intelligenza artificiale, in un contesto di attenzione e dibattito crescente sull’educazione al rispetto.

È in arrivo un piano formativo triennale dedicato all’educazione digitale e all’uso consapevole delle tecnologie e dei social media, su porposta del Ministero dell’Istruzione e del Merito  in stretta collaborazione con INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa), Il percorso si configura come un’estensione, un potenziamento del già avviato “Piano per l’educazione alle relazioni e al rispetto” e coinvolgerà le scuole italiane, con un’attenzione prioritaria, come si legge nella nota, rivolta alle Scuole Secondare di II grado.

La formazione è strutturata per coinvolgere tutte le figure professionali dell’ambiente scolastico e si articola in due fasi principali. La prima fase è composta da tre moduli formativi comuni, per un totale di 20 ore di videolezioni, focalizzati su tre macro-temi: Benessere digitale nell’era dei social; Connessioni consapevoli; Cittadinanza digitale. La seconda fase, che prenderà il via da settembre, prevede invece una formazione multilivello, differenziata in base al profilo professionale e all’esperienza della scuola di appartenenza.

Si tratta di un piano formativo per favorire un uso critico, consapevole e responsabile delle tecnologie e per tutelare la salute psicofisica dei più giovani, sempre più avvolti negli ambienti online.

Un piano che si inserisce sulla scia tormentata del precedente progetto per l’educazione alle relazioni, un’iniziativa finita nell’occhio del ciclone per diversi motivi: da un lato gli attacchi di matrice ideologica, preoccupati di possibili derive sul “gender“; dall’altro, le critiche di pedagogisti e opposizioni, che hanno definito quel progetto come una “scatola vuota“, priva di una reale incisività didattica. Il dibattito si è ampliato inoltre negli ultimi mesi, a seguito dell’approvazione della legge sul consenso informato, che ha ridisegnato l’educazione sessuale e affettiva a scuola attraverso lo stop ai percorsi dedicati nell’infanzia e alla primaria e il consenso preventivo e informato delle famiglie nella scuola secondaria.

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