Rissa in strada e aggressione ai carabinieri, coppia aquilana a processo con rito direttissimo
Lite violenta tra una coppia aquilana finisce con l’aggressione ai carabinieri: un militare riporta la rottura del timpano. Entrambi sono ora a processo per direttissima con l’accusa di resistenza, violenza, lesioni e oltraggio a pubblico ufficiale.
Processo per direttissima a L’Aquila per una coppia accusata di aver aggredito i carabinieri durante una lite scoppiata in strada.
Secondo quanto ricostruito, tutto è iniziato con un’accesa discussione tra i due per futili motivi. All’arrivo della prima pattuglia, l’uomo avrebbe colpito la compagna. I militari sono intervenuti per dividerli, ma durante l’intervento l’uomo avrebbe sferrato uno schiaffo a un carabiniere, provocandogli la perforazione del timpano. Ne è nata una colluttazione: l’uomo, già ferito in precedenza, avrebbe iniziato a sputare sangue addosso ai militari. Nel frattempo la donna si sarebbe scagliata contro i carabinieri per difendere il compagno. È servita una seconda volante per riportare la calma. Trasferiti in caserma, entrambi avrebbero continuato a insultare pesantemente i militari. Per l’uomo è stata richiesta un’ambulanza, ma ha rifiutato le cure. Il carabiniere colpito ha riportato la perforazione del timpano, con prognosi in corso di valutazione.
Per i due è scattato l’arresto in flagranza. Il processo con rito direttissimo si è tenuto mercoledì 8 luglio davanti al Tribunale dell’Aquila. Le ipotesi di reato sono resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale, oltre a oltraggio. A difendere la coppia è l’avvocato Guglielmo Santella, del foro dell’Aquila. Il giudice monocratico Tommaso Pistone ha convalidato l’arresto: per il magistrato si tratta di reato per cui è consentito l’arresto in flagranza e, “vista la condotta oppositiva e la pericolosità mostrata dall’uomo, il provvedimento è da ritenersi legittimo”, si legge nel dispositivo.
Per il giudice inoltre, “sussistono gravi indizi di colpevolezza, emersi dalla relazione di servizio, dal verbale di arresto, dai referti del pronto soccorso e dalla parziale ammissione degli addebiti fatta dall’uomo”. Quanto alle esigenze cautelari, il tribunale ha ritenuto fondato “il pericolo di reiterazione del reato, previsto dall’art. 274 lett. c c.p.p., in quanto la condotta violenta e oppositiva è stata ripetuta più volte ed è scattata proprio durante l’intervento dei carabinieri, arrivati per soccorrere uno dei due arrestati“. Il giudice ha inoltre rilevato che l’uomo “oltre a opporsi con minacce, reiterate e anche di morte, al compimento di un atto d’ufficio da parte dei militari, ha usato violenza in più occasioni contro gli operanti, provocando lesioni a entrambi. In particolare, ha colpito con uno schiaffo all’orecchio il militare causandogli la perforazione del timpano. Rilevata pertanto la gravità della condotta e la pericolosità mostrata dal soggetto, soprattutto considerando le circostanze dell’intervento e lo stato di alterazione dell’arrestato non altrimenti prevenibile se non con applicazione della misura detentiva di massimo rigore”, il giudice ha disposto il carcere per l’uomo. “Rilevato quanto alla posizione della donna che l’azione oppositiva posta in essere dalla stessa è risultata di minor vigore. Rilevate le condizioni familiari e socio-economiche dell’arrestata”, per lei è scattato l’obbligo di dimora nel comune dell’Aquila.
L’avvocato ha chiesto i termini a difesa e il processo è stato rinviato al 16 settembre prossimo.


