Addio a Nunzio Mancini, ultimo superstite di Marcinelle
Si è spento all’età di 96 anni Nunzio Mancini, ultimo superstite della tragedia mineraria di Marcinelle originario di Manoppello
Era abruzzese l’ultimo superstite della tragedia mineraria di Marcinelle, Nunzio Mancini è venuto a mancare all’età di 96 anni.
Si è spento all’età di 96 anni Nunzio Mancini, ultimo superstite della tragedia mineraria di Marcinelle originario di Manoppello. Con la sua scomparsa si perde una delle ultime voci capaci di raccontare in prima persona il dramma consumatosi l’8 agosto 1956 nella miniera del Bois du Cazier, in Belgio, dove morirono 262 lavoratori, tra cui 136 italiani. Ventiquattro erano di Manoppello.
Mancini aveva soltanto vent’anni quando il disastro sconvolse la comunità degli emigrati italiani. Quel giorno il suo turno sarebbe iniziato nel pomeriggio: una circostanza che gli salvò la vita. Ma non rimase lontano dalla tragedia. Partecipò infatti alle operazioni di soccorso e al recupero delle vittime, un’esperienza destinata a segnare profondamente tutta la sua esistenza.
Negli anni successivi trasformò quel dolore in un impegno costante per mantenere viva la memoria di Marcinelle, incontrando studenti e cittadini per raccontare il sacrificio dei minatori italiani emigrati all’estero in cerca di un futuro migliore e per ricordare il valore della sicurezza sul lavoro, della dignità e della solidarietà.
“Era uno di quei personaggi straordinari che la vita ti fa incontrare e ti cambia” scrive Davide Castellucci, presidente dell’associazione Marcinelle per non dimenticare – Uno scampato alla tragedia di Marcinelle. Non per caso, ma perché quel giorno era di turno al pomeriggio. Per tutta la vita ha portato sulle spalle un peso che non era suo: la memoria. Ha combattuto fino all’ultimo respiro per ricordare quel giorno dell’8 agosto 1956. Ricordava i nomi, i volti, le risate degli amici rimasti nelle viscere del Bois du Cazier. Parlava di tutti e 262 i minatori come fossero fratelli. Perché lo erano. Nunzio c’era anche tra le squadre di soccorso. È sceso in quel buio per cercare chi non sarebbe più risalito. E da quel giorno non ha mai smesso di tenerli per mano. Adesso puoi lasciarlo, quel peso, caro Nunzio. Adesso puoi riabbracciarli tutti. Uno per uno. I tuoi 262 fratelli ti aspettavano. Che la terra ti sia lieve, uomo straordinario. Grazie per averci ricordato cos’è l’amore per il prossimo”.



