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Terremoto in Venezuela, la testimonianza dell’abruzzese Franco De Antonis

Dalle pagine della storica Voce d’Italia, quotidiano fondato a Caracas dall’aquilano Gaetano Bafile, il racconto delle drammatiche ore dopo il terremoto in Venezuela. Tra le testimonianze quella del medico abruzzese Franco De Antonis, fondatore di Abruzzo Solidale, che descrive la paura vissuta e la mobilitazione della comunità italiana per soccorrere la popolazione.

Il terremoto visto dagli abruzzesi in Venezuela. Il racconto di Franco De Antonis sulle pagine della Voce d’Italia.

Si corre contro il tempo e si scava a mani nude per cercare superstiti, dopo il doppio terremoto che ha colpito il Venezuela con una scossa di magnitudo 7.5, preceduta di 39 secondi da una di 7.2. 920 i morti, oltre 50mila dispersi. Si tratta del terremoto più violento registrato in Venezuela negli ultimi 126 anni: le scosse sono state avvertite anche a oltre 160 chilometri dall’epicentro, fino alle zone di confine con la Colombia. Il ministro degli Esteri Tajani ha confermato che sono 3 gli italo-venezuelani morti, 5 i feriti. Ne mancano all’appello 35. A La Guaira si scava a mani nude, le squadre di soccorso sono poche e male attrezzate. In un momento di tragedia che colpisce il cuore di tutti, soprattutto degli aquilani, accadono anche piccoli miracoli, Come nel caso delle due donne e di un neonato, estratti vivi tra gli applausi e l’emozione. Piccoli miracoli che ridanno speranza e spingono a non fermarsi. Intanto è atterrato alle 3:30 ora italiana all’aeroporto militare di El Libertador, a Maracay (ovest di Caracas) il volo messo a disposizione della Difesa per la missione italiana in Venezuela. Il team, coordinato dal Dipartimento della Protezione Civile e composto da 97 persone tra soccorritori, sanitari, vigili del fuoco e funzionari dell’Unita di crisi della Farnesina, raggiungerà ora le aree colpite dal sisma per garantire i primi aiuti alla popolazione. La tragedia del violento terremoto che ha colpito il Venezuela è stata raccontata anche dalla Voce d’Italia, storico quotidiano in lingua italiana fondato nel 1949 a Caracas dall’aquilano Gaetano Bafile, ex partigiano e giornalista del Messaggero. Per decenni il giornale ha rappresentato un punto di riferimento per la numerosa comunità italiana emigrata nel Paese sudamericano. Tra i suoi autorevoli collaboratori figurò anche un altro aquilano, Attilio Cecchini, che negli anni ’50 ne fu redattore prima di rientrare in Italia e diventare uno dei più stimati avvocati del capoluogo abruzzese. Tra le testimonianze raccolte dal quotidiano c’è anche quella di Franco De Antonis, medico abruzzese residente da molti anni a Maracay e fondatore dell’associazione Abruzzo Solidale, nata per sostenere gli abruzzesi in difficoltà economica garantendo loro l’accesso a farmaci spesso introvabili o troppo costosi. C’è un legame profondo che lega L’Aquila, l’Abruzzo in generale al Venezuela, considerata negli anni ’50 la terra da dove ricominciare o ripartire per una nuova vita. Sono tanti gli abruzzesi che sono partiti in quegli anni per poi decidere di rimanere e costruire e sperare in una nuova vita. Oggi il Venezuela ospita ancora una delle più importanti comunità abruzzesi nel mondo. Sono oltre 30 mila gli abruzzesi e i loro discendenti che continuano a rappresentare un ponte umano, culturale e sociale tra le due realtà. Un legame profondo, ribadito anche dal sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, nel messaggio di solidarietà inviato subito dopo il terribile terremoto. “L’Aquila e l’Abruzzo condividono con il Venezuela un legame profondo, costruito nel corso dei decenni grazie all’emigrazione di migliaia di nostri corregionali che hanno trovato in quel Paese una seconda patria. Oggi sono numerose le famiglie italo-venezuelane che vivono nella nostra regione e, in particolare, nella provincia dell’Aquila, contribuendo con il proprio lavoro e la propria storia alla crescita delle nostre comunità. La stima degli abruzzesi-venezuelani è di migliaia di persone, tra cittadini con passaporto esclusivamente venezuelano e italiani nati in Venezuela poi rientrati a causa della crisi economica e politica del paese caraibico”. 

terremoto venezuela

È stato uno spavento al limite dell’infarto“, racconta De Antonis. “Chi ha la mia età conserva ancora il ricordo del terremoto del 1966 e, per un attimo, ho rivissuto quelle stesse sensazioni. Ero appena rientrato dalla Casa d’Italia, dove avevamo concluso una riunione organizzativa, quando tutto ha iniziato a tremare. Con mia moglie Anna Maria ci siamo rifugiati sotto l’architrave di una porta, mentre il palazzo oscillava in maniera impressionante. Sentivamo la struttura scricchiolare e vedevamo comparire crepe nei muri. Sembrava non finisse mai”.  Terminata la scossa, la coppia è scesa immediatamente in strada insieme agli altri residenti del palazzo. “Solo allora abbiamo iniziato a renderci conto della gravità di quanto era accaduto“.

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Le cronache della Voce d’Italia raccontano una situazione drammatica soprattutto nelle aree più colpite, tra Caracas e La Guaira, dove numerosi edifici sono crollati lasciando sotto le macerie decine di persone. Le operazioni di soccorso sono rese ancora più difficili dalla cronica carenza di mezzi e attrezzature: in molti casi volontari, vigili del fuoco e protezione civile scavano quasi esclusivamente con attrezzi di fortuna e con le mani, nel tentativo di raggiungere i superstiti. Anche la comunità italiana si è subito mobilitata. Attraverso la rete delle associazioni, dei Comites, della Federazione delle Associazioni Italo-Venezuelane e della Casa d’Italia sono stati attivati punti di raccolta per acqua, viveri, medicinali, indumenti e beni di prima necessità destinati alle famiglie rimaste senza casa. Per Franco De Antonis, che da anni dedica il proprio impegno all’assistenza sanitaria degli abruzzesi più fragili attraverso Abruzzo Solidale, il terremoto rappresenta un’ulteriore prova per un Paese già profondamente segnato dalle difficoltà economiche e sociali. Ma, anche in questa occasione, la solidarietà della comunità italiana e abruzzese continua a rappresentare un punto di riferimento concreto per chi si trova in maggiore difficoltà.

Nei giorni scorsi il Capoluogo aveva racconto la testimonianza della psicologa Elizabeth González. “Le informazioni continuano ad arrivare e la situazione è ancora in evoluzione. Molte persone sono senza elettricità o connessione e continuano le scosse di assestamento. Personalmente non ho ancora notizie di alcuni amici molto cari che si trovano nella zona più colpita. Molti amici e conoscenti hanno subito danni alle proprie abitazioni. Nelle prossime ore e nei prossimi giorni sarà fondamentale il sostegno della comunità internazionale. Il Venezuela affronta da anni grandi difficoltà legate alle risorse, alle infrastrutture e all’accesso a materiali e servizi essenziali che saranno necessari per la risposta all’emergenza e la ricostruzione“, prosegue. “Il popolo venezuelano è resiliente, solidale e abituato ad affrontare le difficoltà con coraggio e umanità. Ma nessun popolo dovrebbe affrontare una tragedia da solo. Per noi venezuelani che viviamo all’estero non è una notizia lontana: lì ci sono le nostre famiglie, i nostri amici e le nostre radici“.

Terremoto in Venezuela, Biondi: “Vicinanza e solidarietà”

Le foto allegate sono prese dal quotidiano La Voce d’Italia (a questo link l’intervista integrale a De Antonis)