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Sacerdote positivo alla cocaina, chiesta condanna di un anno e due mesi

Il pm ha chiesto un anno e due mesi di reclusione per il sacerdote risultato positivo alla cocaina mentre era alla guida. Si attende decisione nell’udienza del primo ottobre

Richiesta la condanna di un anno e due mesi per il sacerdote risultato positivo alla cocaina in seguito ad un incidente. Udienza rinviata al 1 ottobre

Un anno e due mesi di reclusione: è questa la pena richiesta dal pubblico ministero nel processo con rito abbreviato a carico dell’ex parroco di Rivisondoli, finito sotto processo dopo essere risultato positivo alla cocaina in seguito ad un incidente stradale.

La richiesta è stata formulata nel corso dell’udienza davanti al giudice che ha rinviato il procedimento al prossimo primo ottobre per le repliche delle parti.

L’episodio contestato risale al 10 marzo 2024. Secondo la ricostruzione dell’accusa, il sacerdote stava tornando a casa quando, alla guida della propria auto, perse il controllo del veicolo andando a schiantarsi contro il guardrail in località Santa Brigida, nel territorio comunale di Pratola Peligna. Sul posto intervennero alcuni automobilisti per prestare i primi soccorsi, per poi essere trasportato dal 118 presso l’ospedale di Sulmona. Qui vennero eseguiti gli accertamenti sanitari, compresi gli esami tossicologici. Proprio questi ultimi avrebbero evidenziato la presenza di cocaina.

Successivamente il vescovo di Sulmona-Valva, Michele Fusco, dispose la sospensione dall’esercizio del ministero sacerdotale, provvedimento tuttora in vigore, con il conseguente trasferimento a Roseto degli Abruzzi.

Nel corso del procedimento, così come riporta il quotidiano Il Centro, la difesa, rappresentata dall’avvocato Gerardo Marrocco, ha sostenuto che il sacerdote non fosse in stato di alterazione mentre era al volante. Secondo questa ricostruzione, la sostanza sarebbe stata assunta accidentalmente e gli esami effettuati in ospedale non dimostrerebbero che gli effetti della cocaina fossero ancora in atto al momento dell’incidente. Una tesi ribadita anche durante l’ultima udienza, in risposta alla richiesta di condanna avanzata dalla pubblica accusa. Il giudice pronuncerà la sentenza il primo ottobre.