Sorelle ritrovate a Formia, perchè erano state allontanate dalla madre
Secondo il Tribunale di Cassino, la madre delle sorelle portate via dalla comunità di Civitella Alfedena ha messo in atto “atteggiamenti manipolativi” per impedire il rapporto tra le figlie e il padre. 2 gli episodi chiave e il rifiuto dei percorsi terapeutici hanno portato alla decadenza della responsabilità genitoriale, 8 giorni prima della fuga.
8 giorni prima dalla fuga ddelle sue sorelline alla comunità di Civitella Alfedena, c’era stata la sentenza del Tribunale di Cassino che aveva tolto la responsabilità genitoriale alla madre, Valentina D’Acunto, per condotte manipolatorie verso le figlie. Sospesa, ma revocata, quella del padre Stefano Di Giacinto. Le indagini ora puntano su possibili complici che avrebbero aiutato a nascondere le bambine a Formia.
All’origine di questa storia, le cui spese, come sempre le fanno principalmente i bambini, c’è un lungo contenzioso tra i genitori delle sorelle Alisya e Sarah Di Giacinto che si sono ritrovate “in mezzo” a una devastante separazione. Contenzioso sfociato in una sentenza del tribunale civile di Cassino, dello scorso 28 maggio. Decisione giudiziaria, appena 8 giorni prima della misteriosa scomparsa nella notte tra sabato 6 e domenica 7 giugno, che per gli inquirenti ha fatto deflagrare la situazione. Le 2 sorelle si trovavano nella comunità educativa Hope in via Colle Pizzuto a Civitella Alfedena da circa due anni. Per altri 5 erano state invece accolte in altre case famiglia della Penisola, involontarie vittime delle innumerevoli divergenze tra papà Stefano Di Giacinto e mamma Valentina D’Acunto. Quasi una vita intera senza genitori, dunque. I giudici del Palazzo di giustizia di Cassino hanno ampiamente motivato la decadenza della responsabilità genitoriale alla madre delle sorelline, sospendendo invece quella dell’ex marito . Quest’ultimo avrebbe quindi potuto riabbracciare e accogliere le due figlie, secondo i giudici.
“Valentina D’Acunto“, scrivono i magistrati nel provvedimento del 28 maggio, “ha mostrato di non comprendere la grave sofferenza delle figlie e i danni prodotti con la sua condotta, con ciò di fatto privando le figlie della figura genitoriale paterna. In particolare la signora ha dimostrato di non essere in grado di recuperare le competenze di genitore necessarie per garantire alle figlie una crescita sana ed equilibrata“. Nella sentenza vengono ricordati due episodi ritenuti fondamentali: a ottobre 2024 la mamma si era recata presso la comunità dove si trovavano le figlie, sebbene non autorizzata, viaggiando in autobus con una di loro sia all’andata che al ritorno, chiedendo ad altra minore ospite della Comunità di poter utilizzare il suo telefono per comunicare con la figlia.
30 aprile 2025: nella comunità viene rinvenuto un documento manoscritto contenente uno schema di conversazione telefonica “tipo”che le sue sorelle avrebbero dovuto avere con la madre. L’autore dello scritto intende suggerire alla ragazzina le risposte da dare alle domande della madre per persuadere gli osservatori che le ragioni del rifiuto di incontrare il padre fossero fondate.
Per i giudici, come riporta Il Centro, “la madre ha messo in atto condotte contrarie all’interesse delle minori e alla ricostruzione del rapporto padre-figlie. La madre ha dimostrato nel corso degli anni una pervicace opposizione alla ripresa di rapporti tra le minori e il padre, con atteggiamenti manipolativi e condizionanti sulle minori ormai strette in un rapporto di lealtà con la madre”. I giudici inoltre hanno revocato la sospensione della responsabilità genitoriale nei confronti del padre, osservando come le ultime relazioni acquisite abbiano evidenziato come Stefano Di Giacinto abbia manifestato“incapacità di accettare i tempi necessari al riavvicinamento graduale con le figlie, rifiutando di collaborare con i percorsi terapeutici individuali prescritti e mostrando da ultimo un atteggiamento accusatorio verso gli operatori dei servizi sociali”. Il tribunale ha escluso l’affidamento ai familiari del ramo materno, “poiché coinvolti nelle condotte messe in atto dalla D’Acunto”. Fatti che confermerebbero come la donna abbia potuto godere di importanti aiuti anche nei giorni in cui le sorelline sono rimaste chiuse nell’abitazione dell’80enne Maria Sofia Di Russo, a Formia.

Proprio su questo punto sono in corso indagini approfondite: il procuratore di Sulmona ritiene che altri familiari abbiano partecipato alla fuga delle 2 sorelle dalla casa famiglia e alle operazioni di custodia nella casa di Formia. Sono in isolamento, sorvegliati a vista, Vincenzo Esposito, 46 anni, e Marco D’Acunto, 62 anni, rispettivamente compagno e padre di Valentina D’Acunto. I 2 uomini sono detenuti nel carcere di Sulmona, mentre Valentina D’Acunto è reclusa nella casa circondariale di Teramo. Tutti e 3 sono indagati per sequestro di persona aggravato in concorso. Da quanto si apprende, i 2 uomini mostrano l’atteggiamento tipico di chi affronta il carcere per la prima volta.




