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Esercitazione a Fossa, corsa contro il tempo per salvare vite: la macchina dei soccorsi alla prova

Esercitazione su una maxi emergenza, ecco come ha risposto la macchina dei soccorsi attivata per un’esplosione con morti e feriti a Fossa.

Esplosione a Fossa, vittime e decine di feriti: come risponde la macchina dei soccorsi alla maxi emergenza. L’esercitazione.

È scattato questa mattina a Fossa l’allarme per la maxi esercitazione che coinvolge Vigili del fuoco, 118, Pronto soccorso, Protezione civile, Croce Rossa e associazioni di volontariato nella simulazione di una grave emergenza, nello specifico un’esplosione, con decine di feriti e anche vittime. Un vero e proprio test sulla macchina dei soccorsi, non allertata preventivamente, proprio per saggiare concretamente e senza preavvisi i tempi di risposta a un evento così tragico. Per evitare “buchi” in interventi reali, comunque è stata raddoppiata la presenza sanitaria sul territorio e anche quella dei vigili del fuoco. L’obiettivo è testare il PEIMAF, il Piano di Emergenza per il Massimo Afflusso di Feriti adottato dall’ospedale aquilano nel 2023.
Il gruppo di lavoro che ha organizzato la “prova sul campo”, immaginando e realizzando l’intero scenario, è formato dal professor Franco Marinangeli, con il primario del Pronto Soccorso dell’Aquila, il dottor Emilio Tonelli, che ha coordinato le attività e il primario 118 Carla Benedetti. Per i Vigili del fuoco, il direttore regionale Gennaro Tornatore e Francesco Pilo, comandante aggiunto della Direzione regionale.

Lo scenario, quello previsto dalle procedure: chiamata al NUE 112, che deve capire la complessità della situazione e attivare subito i Vigili del fuoco e quindi il 118. Numerosi feriti all’esterno dell’edificio, codici neri (decessi), e due pazienti in codice rosso, gravissimi, con pochi margini di sopravvivenza, a seconda dei tempi di intervento e di stabilizzazione. Ovviamente ampia la tipologia delle ferite che gli operatori sanitari devono affrontare nei casi più gravi: fratture a bacino, costole, femore, clavicola, setto nasale, perforazione del polmone, alcuni coscienti, altri incoscienti.
Primo medico sul posto, il responsabile della parte sanitaria, seguito dalla colonna della Croce Rossa con 77 volontari, per il montaggio dell’ospedale da campo, una volta che il primo personale intervenuto ha potuto percepire la gravità della situazione. Utilizzati droni e unità cinofile. I droni dei vigili del fuoco possono entrare anche all’interno degli edifici, non solo per individuare la posizione esatta del ferito, ma anche per fare una sorta di primo triage da remoto con il collegamento dalla sala operativa. Come spiegato al Capoluogo d’Abruzzo dall’arch. Gennaro Tornatore, direttore regionale dei Vigili del fuoco, il Comando Unità dei droni che opera tra la piazza di Fossa e il vicino campo volo nasce all’Aquila nel giorno della ricognizione proprio con i droni del crollo della cupola della Anime Sante. Da allora, vigili del fuoco da tutta Italia vengono ad addestrarsi all’Aquila.

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In tutto allestiti due posti medici avanzati per i soccorsi: uno a Fossa per il primo triage e uno nei pressi dell’ospedale, che funge da vero e proprio pronto soccorso da campo con aree dedicate ai codici rossi, gialli e verdi.

La procedura prevede un primo triage e quindi lo spostamento dal luogo dell’esplosione all’esterno. Quindi il trasferimento al presidio medico avanzato allestito sul posto. Infine il trasporto in Pronto soccorso, dove c’è il secondo presidio medico avanzato.
In un’ora e mezzo sono state ritrovate tutte e 77 le persone coinvolte, compreso “Al”, il codice rosso a rischio vita che è stato salvato, grazie al tempestivo intervento e all’attivazione puntuale della macchina dei soccorsi.