L’arte di Liu Bolin si fonde con la magia di Collemaggio
Nell’anno di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, il celebre artista cinese Liu Bolin sceglie la Basilica di Collemaggio per una straordinaria performance tra arte contemporanea, memoria, luce e spiritualità.
La Basilica di Santa Maria di Collemaggio, monumento identitario del cuore cittadino, luogo della memoria, della spiritualità, della rinascita e della magia, nelle settimane che avvicinano al solstizio d’estate, quando la luce attraversa l’antica architettura dando vita a suggestioni che da secoli alimentano stupore e meraviglia, ha accolto l’arte di Liu Bolin, tra i più importanti protagonisti della scena contemporanea internazionale.
Un incontro che sembrava quasi inevitabile, nell’anno della consacrazione, in cui L’Aquila è Capitale italiana della Cultura. Da una parte c’è Collemaggio, dall’altra l’artista cinese Liu Bolin conosciuto nel mondo come “l’uomo invisibile”, capace di trasformare il proprio corpo in uno strumento di riflessione sul rapporto tra individuo, società e paesaggio. Il risultato è stato un dialogo intenso, quasi mistico, tra Oriente e Occidente, tra presenza e assenza, tra ciò che vediamo e ciò che spesso rimane nascosto.

La performance realizzata davanti alla straordinaria facciata bicroma della basilica rappresenta uno dei momenti più significativi del progetto “Oltre il visibile”, promosso da Geely Auto e Galleria Gaburro nell’ambito del programma di L’Aquila 2026. Qui Liu Bolin ha messo in scena il suo celebre processo di mimetizzazione, ore di lavoro, di pittura e di studio dell’ambiente circostante fino alla realizzazione dello scatto finale, nel quale la figura dell’artista, immobile come una statua nel momento dello scatto, sembra dissolversi nell’architettura che lo accoglie. A Collemaggio, però, questa scomparsa ha assunto un significato ulteriore. La Basilica, custode delle spoglie mortali di Papa Celestino V, il Pontefice del “perdono”, del primo Giubileo, e creatore della Perdonanza Celestiniana, non è soltanto un monumento religioso unico nel suo genere, con la sua Porta Santa, la prima nel mondo, ma un luogo che conserva una dimensione quasi mistica. Le sue geometrie, la storia legata alla Perdonanza Celestiniana e i celebri fenomeni luminosi che si manifestano nei giorni del solstizio d’estate contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa tra arte, fede e contemplazione. Un contesto ideale per un artista che da sempre lavora sul confine tra visibile e invisibile.


“Per me è un grande onore poter realizzare un progetto in un luogo così ricco di storia e di cultura”, ha spiegato Liu Bolin durante la presentazione del progetto. “Quando ho conosciuto il passato di questo territorio e i tre siti scelti, ne sono rimasto estremamente affascinato e ho voluto approfondire il loro significato profondo. Ognuno di questi luoghi simboleggia un elemento chiave della mia ricerca: la Basilica di Collemaggio rispecchia la spiritualità, una componente che lega intimamente la mia arte; Rocca Calascio incarna il legame profondo tra l’uomo, il tempo e la storia; infine, il Parco Nazionale rappresenta il rapporto indissolubile tra l’uomo e l’ambiente”.

Nato nello Shandong nel 1973 e formatosi presso la Central Academy of Fine Arts di Pechino, Liu Bolin è oggi una delle figure più autorevoli dell’arte contemporanea internazionale. Le sue opere sono state esposte nei principali musei e nelle più importanti istituzioni culturali del mondo, imponendosi come una delle ricerche artistiche più originali degli ultimi decenni. Attraverso la mimetizzazione del proprio corpo, l’artista invita a riflettere sulla memoria dei luoghi, sull’identità e sul rapporto tra essere umano e ambiente.
La sua presenza all’Aquila è anche una delle immagini più efficaci dello spirito che anima la Capitale italiana della Cultura 2026, con una città che dialoga con il mondo, che valorizza il proprio patrimonio storico e che sceglie l’arte contemporanea come strumento di incontro tra culture e linguaggi diversi. Una cultura internazionale, viva e partecipata, capace di trasformare monumenti e paesaggi in luoghi di confronto e produzione artistica.

Dopo Collemaggio, il progetto di Liu Bolin proseguirà alla Rocca di Calascio e nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, a Pescasseroli, ampliando il racconto dell’Abruzzo attraverso altri luoghi simbolo del territorio. Gli scatti realizzati durante le 3 performance saranno presentati a fine anno in una mostra ospitata a Palazzo Margherita. Successivamente entreranno nella collezione personale di Liu Bolin e accompagneranno le sue future esposizioni internazionali, portando nel mondo le immagini dell’Aquila, di Collemaggio e dell’Abruzzo.






