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Un errore del Ministero costa all’Italia un capolavoro del Trecento

Errore del Ministero della Cultura: Madonna col Bambino del Trecento viene scambiata per un dipinto ottocentesco

Un quadro del Trecento scambiato per un modesto dipinto dell’Ottocento a causa di un “3” confuso con un “8” è finito in Svizzera per soli 38mila euro: ne vale oltre mezzo milione

Un clamoroso errore di valutazione ha portato alla perdita di un’importante opera d’arte del Trecento italiano. Una tavola raffigurante la Madonna col Bambino, autorizzata all’esportazione nel 2020 perché ritenuta un dipinto ottocentesco di modesto valore, è stata successivamente riconosciuta come un’opera del XIV secolo attribuibile al cosiddetto Maestro del 1302, artista attivo in Emilia nella prima metà del Trecento.

Secondo quanto emerso, all’origine della vicenda vi sarebbe un errore di lettura di una scritta presente sul retro della tavola: i tecnici incaricati avrebbero interpretato la data come “1850” anziché “1350”, classificando così l’opera come un dipinto del XIX secolo e attribuendole un valore di circa 38 mila euro. L’attestato di libera circolazione venne quindi rilasciato senza particolari obiezioni nell’agosto del 2020.

La svolta è arrivata nel 2022, quando il dipinto, ormai trasferito in Svizzera, è stato sottoposto a un accurato restauro. Gli interventi hanno permesso di accertare la reale datazione dell’opera e di attribuirla al Maestro del 1302, autore di importanti cicli pittorici nel Battistero di Parma. La rivalutazione è stata immediata: il quadro, inizialmente stimato 38 mila euro, avrebbe raggiunto un valore superiore al mezzo milione di euro, attirando l’interesse del mercato internazionale e delle grandi case d’asta.

A quel punto il Ministero della Cultura ha tentato di correre ai ripari. Il 16 marzo 2023 ha annullato in autotutela l’attestato di libera circolazione, sostenendo che la società svizzera proprietaria dell’opera avesse fornito informazioni non corrette sulla sua natura e datazione. Tuttavia, la società con sede a Lugano ha impugnato il provvedimento davanti al Tar del Lazio, ottenendo una prima vittoria.

La parola definitiva è arrivata ora dal Consiglio di Stato, che ha confermato la sentenza del Tar. I giudici di Palazzo Spada hanno stabilito che il Ministero è intervenuto troppo tardi: secondo l’orientamento consolidato della giurisprudenza, richiamato anche nella decisione, l’annullamento in autotutela di un attestato di libera circolazione può avvenire entro un termine massimo di 12 mesi. Nel caso della Madonna col Bambino, invece, il provvedimento è arrivato dopo oltre 30 mesi dal rilascio dell’autorizzazione.

Per questo motivo l’annullamento è stato dichiarato illegittimo e l’esportazione è rimasta valida. L’opera resterà dunque in Svizzera e potrà essere commercializzata sul mercato internazionale. Una vicenda che riaccende il dibattito sull’efficacia dei controlli nella tutela del patrimonio artistico nazionale e che segue un caso analogo emerso nei mesi scorsi, quando il Consiglio di Stato aveva già respinto il tentativo del Ministero di recuperare un dipinto attribuito a Giorgio Vasari, anch’esso inizialmente non riconosciuto dagli uffici competenti.