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L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, Giorgio Pasotti: “Fermento culturale che arriva da lontano”

L’intervista a Giorgio Pasotti, direttore del Teatro Stabile d’Abruzzo. L’Aquila Capitale italiana della Cultura e le sue opportunità.

Giorgio Pasotti, direttore del TSA: “L’Aquila vive un fermento culturale straordinario, apice di un percorso iniziato anni fa”.

“L’Aquila sta vivendo l’apice di un percorso iniziato molti anni fa. Oggi stiamo raccogliendo i primi veri frutti di un lavoro lungo e condiviso“. Così Giorgio Pasotti, direttore del Teatro Stabile d’Abruzzo, racconta al Capoluogo d’Abruzzo il momento che la città sta attraversando nel suo anno da Capitale italiana della Cultura, tra progettualità, crescita del sistema culturale e nuove opportunità per i giovani. Per Pasotti, il fermento culturale che oggi caratterizza il capoluogo abruzzese non rappresenta una novità, ma il risultato di un percorso consolidato nel tempo: “Lo sento da sempre, da quando sei anni fa ho iniziato la conduzione del TSA. Ho sempre percepito una grande attenzione verso la cultura da parte degli aquilani e, più in generale, degli abruzzesi. Quello che stiamo vivendo oggi è l’apice di un lavoro che ha avuto una gestazione molto lunga e di cui adesso iniziamo a vedere i primi veri frutti”.
Un percorso che ha consentito al Teatro Stabile d’Abruzzo di riconquistare gli spazi di competenza: “Il TSA oggi ha ripreso una posizione centrale nel panorama dei teatri italiani e questo ci rende molto orgogliosi del lavoro svolto”, sottolinea Pasotti.
Lo sguardo è però rivolto anche a uno degli appuntamenti più attesi dalla città: la riapertura del Teatro Comunale: “Quest’anno dobbiamo pensare a celebrare e a festeggiare. La riapertura anche agli eventi del Comunale sarebbe davvero la ciliegina sulla torta di un lavoro incredibile e soprattutto un regalo per tutto il pubblico che in questi anni è stato estremamente paziente”.

La breve intervista al Capoluogo, nella pausa di una lezione della Scuola di Arti e Mestieri dello Spettacolo, attivata dal TSA: “La cultura deve essere anche pratica, non può restare qualcosa di astratto. Abbiamo voluto realizzare questa scuola proprio per offrire ai ragazzi la possibilità di entrare nel mondo dello spettacolo attraverso percorsi professionali concreti, che non riguardino esclusivamente la recitazione o la regia”.
L’obiettivo è ampliare le opportunità occupazionali e formare figure specializzate in tutti gli ambiti della produzione culturale: “Abbiamo scelto di puntare sui mestieri della produzione e sulle professionalità che ruotano attorno agli spettacoli dal vivo, non soltanto al teatro. In questo modo offriamo ai giovani un ventaglio più ampio di possibilità professionali e strumenti utili per costruire il proprio futuro nel settore culturale”.

L’intervista:

otello giorgio pasotti