Ecce homo, Ecce L’Aquila: l’attesa è finita
Termina il conto alla rovescia per l’esposizione dell’Ecce homo di Antonello da Messina al MuNDA. Presentazione e poi l’apertura al pubblico.
L’AQUILA – L’Ecce Homo di Antonello da Messina al MuNDA. Tutti i dettagli sull’opera da circa 13 milioni di euro.
Prima la presentazione che potrete seguire su Il Capoluogo d’Abruzzo e sui nostri social, poi l’apertura al pubblico con un evento straordinario dalle 20 alle 24 (ultimo ingresso ore 23 con biglietto da 5 euro o a seconda delle agevolazioni previste). L’Ecce homo di Antonello da Messina è pronto per essere ammirato al Museo Nazionale d’Abruzzo a partire dall’8 giugno 2026. Per poter apprezzare il capolavoro in tutta la sua magnificenza, ecco una piccola “guida” che può essere utile ai visitatori.
La piccola tavola opistografa, cioè dipinta su entrambi i lati, ha il formato di un libro di preghiere (cm 20 x 15 x 1) ed appartiene alla fase giovanile e formativa della produzione artistica di Antonello da Messina. Presenta sul recto l’Ecce Homo e sul verso San Girolamo penitente. La doppia figurazione e la dimensione contenuta dell’olio su tavola suggeriscono una destinazione privata dell’opera: è verosimile che il proprietario portasse con sé il dipinto in una piccola borsa giustacuore e che fosse oggetto di intensa devozione, come dimostrerebbero i segni di usura dell’immagine del verso, consunta secondo le ipotesi a causa dei ripetuti baci durante le preghiere o più probabilmente a causa dello sfregamento con la fibbia della custodia. Datato intorno al 1460 – 1465, risente degli echi della lezione fiamminga – appresa a Napoli presso la bottega di Colantonio – ed è il primo esemplare di questa iconografia più volte replicata dal pittore tra gli anni Sessanta e Settanta del Quattrocento, l’unico rimasto, fino a oggi, in mani private.
Cristo è raffigurato a mezzo busto, isolato su fondo scuro, posto dietro un parapetto che lo inserisce in uno spazio reale, a diretto contatto con l’osservatore. Il volto scavato trattiene la sofferenza e gli influssi nordici sono rintracciabili nel minuzioso trattamento della superficie pittorica e nella resa dell’incarnato. A differenza delle consuete rappresentazioni corali del dolore – visibili ad esempio nelle grandi pale della Crocifissione o della Passione – qui il tema della sofferenza si concentra su pochi caratteri essenziali: lo sguardo e la resa quasi ritrattistica del soggetto. Inoltre, la presenza sul verso di San Girolamo penitente non è casuale: la figura del Santo, modello di penitenza e ascesi, completa la funzione meditativa e devozionale della piccola tavola, quasi a suggerire la necessità di interiorizzare la sofferenza di Cristo al di là della contemplazione, secondo un movimento di rinnovamento spirituale nato nel nord Europa nel XIV secolo che culminava nell’Imitatio Christi.
Pare che Antonello da Messina sia stato in Italia tra i primi, se non il primo, ad affrontare il tema dell’Ecce Homo, locuzione latina tratta dal Vangelo di Giovanni (Gv 19,5) che significa “Ecco l’Uomo”. La frase è rivolta da Ponzio Pilato – allora governatore romano della Giudea – alla folla dopo la flagellazione di Cristo e per questo l’iconografia consueta vede Gesù coronato di spine, con il mantello porpora e sanguinante.

Dall’altro lato della tavoletta San Girolamo è raffigurato secondo il modello pittorico più diffuso, soprattutto tra il XV e il XVII secolo, cioè come un anziano eremita inginocchiato in penitenza in un ambiente roccioso. Qui il paesaggio brullo si apre sullo sfondo di uno specchio d’acqua, un particolare raro dell’Oronte nell’iconografia dell’eremita nel deserto dell’antica Siria e con minutissimi dettagli che rimandano al mondo pittorico fiammingo. Tornano i consueti attributi che caratterizzano l’iconografia del Santo, raffigurato seminudo, ricoperto di pelli o stracci, colto nell’atto di percuotersi il petto con una pietra mentre rivolge lo sguardo a un crocifisso; appare anche un libro allusione alla sua traduzione della Bibbia, la Vulgata. Mancano, invece, gli altri simboli che caratterizzano il Santo (il leone ammansito, in riferimento alla leggenda della spina rimossa dalla sua zampa, il cappello cardinalizio spesso poggiato a terra a ricordare la rinuncia alla carica religiosa, il teschio simbolo del memento mori).
L’opera è stata acquistata, grazie alla mediazione dell’antiquario Fabrizio Moretti, dal Ministero della Cultura per 14.900.000 dollari, tramite la Direzione generale Musei, poco prima che fosse messo in vendita nell’asta Master Paintings da Sotheby’s a New York nel febbraio 2026 ed assegnata al Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila – MUNDA. Attribuito al Maestro già nel 1967 da Federico Zeri e presentato nel 1981 in occasione di un convegno dedicato ad Antonello da Messina, l’Ecce Homo all’inizio del Novecento, periodo a cui risale la prima menzione documentata dell’opera, faceva parte di una collezione privata spagnola; nel 1967 fu acquisito dalla galleria Wildenstein & Co. di New York e successivamente venduto tramite trattativa privata da Sotheby’s ad un collezionista cileno.
Da lunedì 8 giugno 2026, si può ammirare al MuNDA.








