L’Ecce Homo di Antonello da Messina arriva al MuNDA
L’Aquila Capitale della Cultura 2026 accoglierà lunedì 8 giugno l’Ecce Homo di Antonello da Messina. Il capolavoro rinascimentale, recentemente acquisito dal MiC, diventa patrimonio stabile del Museo Nazionale d’Abruzzo. Parteciperà all’evento il ministro Alessandro Giuli.
L’Aquila si prepara a vivere uno dei momenti più significativi del suo percorso di Capitale della Cultura 2026. Lunedì 8 giugno, infatti, il Museo Nazionale d’Abruzzo (MuNDA), nel Castello Cinquecentesco, accoglierà l’Ecce Homo di Antonello da Messina, straordinario capolavoro del Quattrocento rinascimentale, recentemente acquisito al patrimonio dello Stato dal Ministero della Cultura.
La tavola dell’Ecce Homo, celebre in tutto il mondo per la sua rivoluzionaria intensità psicologica e la drammaticità dello sguardo del Cristo, troverà nell’istituto museale aquilana la sua residenza definitiva e stabile, dando il via a un percorso strategico che valorizzerà maggiormente il patrimonio culturale dell’Abruzzo all’interno del Sistema Museale Nazionale.

L’evento di presentazione, nato dalla stretta sinergia tra il Ministero, il Comune dell’Aquila e il MuNDA, vedrà la partecipazione del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e si svilupperà lungo un programma ben definito. I lavori si apriranno alle ore 18 con l’anteprima e la preview riservata ai media, momento dedicato a riprese e interviste a cui parteciperanno la Direttrice del MuNDA, Federica Zalabra; il Direttore Generale Musei, Massimo Osanna, e il Direttore dell’Istituto Centrale per il Restauro (ICR), Luigi Oliva.
Alle ore 18:30 seguirà la cerimonia istituzionale, alla presenza del Ministro Giuli, del Sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi e delle autorità.La giornata culminerà con l’abbraccio della cittadinanza: dalle ore 20 a mezzanotte il museo aprirà eccezionalmente le proprie porte al pubblico per uno speciale svelamento serale dell’opera. All’iniziativa saranno dedicate diverse agevolazioni per l’ingresso e particolari condizioni alle famiglie (disponibili su sito del Ministero della Cultura: https://cultura.gov.it/agevolazioni), con l’ultimo ingresso consentito alle ore 23.
L’opera, esposta per la prima volta in Italia al Senato della Repubblica lo scorso marzo, arriva all’Aquila dopo una verifica dello stato conservativo e dopo alcuni interventi preliminari finalizzati alla valorizzazione museale dell’opera effettuati dall’Istituto Centrale per il Restauro.
L’inserimento di capolavori assoluti all’interno del circuito museale locale agisce come un input strategico in grado di generare un ritorno concreto e strutturale per il territorio in termini di flussi turistici, offrendo al contempo nuove risorse da destinare alla ricerca e alla tutela.
“L’arrivo di un’opera di questo valore assoluto dimostra come la cultura sia l’architrave su cui si compie definitivamente la nostra ricostruzione. Passiamo dalla celebrazione del bello alla definizione di un modello gestionale e scientifico, trasformando il primato artistico in un vantaggio competitivo di sistema indispensabile per l’Italia delle aree interne. Questa operazione non è un evento isolato, ma un investimento strategico contro lo spopolamento, capace di generare un ritorno economico. È una delle ‘eredità’ di Capitale che riconosce il coraggio e la capacità tutta aquilana di aver colto la sfida della ricostruzione sociale. Per questo sono grato al ministro Giuli per l’attenzione e l’intuizione”, ha dichiarato il Sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi.
Va ricordato che il tema dell’Ecce Homo” attraversa più opere di Antonello da Messina ed è tra i più intensi della sua produzione. L’espressione, dal latino “Ecco l’Uomo“, deriva dal Vangelo di Giovanni (19,5) e richiama le parole pronunciate da Ponzio Pilato nel momento in cui presenta Gesù Cristo, flagellato e coronato di spine, alla folla che ne invocava la crocifissione. La versione più antica conosciuta, databile ai primi anni ’60 del ‘400 e destinata a giungere al Munda, è una piccola tavola di appena 15×10 cm, dipinta su entrambe le facce, su un lato è raffigurato San Girolamo in preghiera, sull’altro Cristo presentato al popolo. In questa prima prova emerge con forza l’interesse dell’artista per l’intensità espressiva del volto di Cristo, nucleo centrale di una ricerca che accompagnerà Antonello da Messina per tutta la sua carriera. Nonostante le dimensioni ridotte, l’opera contiene già alcuni elementi destinati a diventare ricorrenti nelle successive interpretazioni del tema: le lacrime che segnano il volto, i lunghi capelli e il parapetto oltre il quale Gesù si affaccia.






