Ordini su WhatsApp, le gerarchie e le piazze di spaccio: come funzionava la rete albanese della cocaina all’Aquila
I dettagli dell’operazione dei carabinieri contro lo spaccio di cocaina: la struttura organizzativa e le piazza di spaccio.
L’AQUILA – Anche un minore coinvolto nell’operazione antidroga che ha smantellato un’organizzazione a delinquere finalizzata allo spaccio di cocaina, formata da tre bande di albanesi. Un solo italiano coinvolto nell’indagine come indagato, ma la droga veniva ceduta prevalentemente a persone del posto.
Sono previsti per il 28 maggio gli interrogatori delle persone arrestate nell’ambito dell’operazione contro lo spaccio di cocaina che ha portato alle misure cautelari in carcere per 16 persone e all’applicazione di altre misure cautelari per altre. In tutto sono 40 gli indagati. Procede separatamente anche la Procura del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila: secondo le ipotesi accusatorie, infatti, ci sarebbe anche un minore coinvolto dall’organizzazione per lavoro di taglio e confezionamento della cocaina.
La struttura dell’associazione a delinquere
Al vertice dell’organizzazione viene indicato E. S., classe 98, ritenuto promotore, capo e organizzatore dell’associazione. Secondo l’ipotesi accusatoria, il 27enne avrebbe gestito l’approvvigionamento della cocaina destinata al mercato aquilano, coordinando il trasporto della droga mediante autovetture a noleggio e supervisionando la rete degli spacciatori. Accanto a lui un ruolo centrale sarebbe stato svolto da E. S., classe 2000, descritto come organizzatore operativo del gruppo che avrebbe curato la gestione delle utenze telefoniche e dei contatti WhatsApp con i clienti, coordinando gli spacciatori attivi sulle diverse piazze cittadine. L’organizzazione si sarebbe poi avvalsa di numerosi pusher incaricati della vendita diretta della cocaina ai consumatori.
La rete era quindi articolata secondo funzioni specifiche: i promotori coordinavano approvvigionamento e distribuzione, gli organizzatori gestivano clienti e comunicazioni, i pusher effettuavano le consegne, altri soggetti custodivano la droga nelle abitazioni, alcuni si occupavano del confezionamento delle dosi, tra cui appunto il minore coinvolto nell’indagine.
Secondo la ricostruzione investigativa, gli indagati operavano con modalità ripetitive e consolidate: i clienti contattavano gli spacciatori tramite WhatsApp, fissavano un appuntamento e ricevevano dosi standard di cocaina, generalmente da 0,40 grammi, al prezzo fisso di 40 euro. L’organizzazione sarebbe stata attiva almeno dal 2022 al 2025. Tutti albanesi i membri del gruppo, tranne una eccezione, mentre per la maggior parte italiani e aquilani i “clienti”.
Le piazze di spaccio.
Dalle contestazioni emerge un sistema di spaccio organizzato e continuativo. Le cessioni avvenivano nelle piazze e nei quartieri dell’Aquila, nelle frazioni di Roio e Bagno, nei parcheggi di attività commerciali, nei pressi della Villa comunale, lungo viali cittadini o attraverso incontri rapidi concordati online. Le comunicazioni avvenivano prevalentemente tramite WhatsApp, utilizzando utenze dedicate per fissare appuntamenti e coordinare le consegne.
L’indagine evidenzia un’attività di spaccio quasi quotidiana. In alcuni capi d’imputazione vengono contestati numeri estremamente elevati di cessioni. Gli investigatori stimano introiti particolarmente consistenti: solo alcune delle attività contestate avrebbero prodotto proventi superiori a 70mila euro. Le contestazioni parlano di oltre 120 cessioni effettuate nei confronti di una sola cliente.
Gli arrestati saranno interrogati il 28 maggio, con l’assistenza legale degli avvocati incaricati, tra cui Mauro Ceci e Francesco Valentini.
La conferenza stampa




