Insulti omofobi sui social, antropologa condannata a risarcire oltre 113mila euro
Donna di Spoltore condannata a risarcire oltre 113mila euro per danni legati a offese e messaggi omofobi sui social. La sentenza del Tribunale di Pescara
Antropologa 80enne di Spoltore condannata per offese omofobe sui social, risarcimento da oltre 113mila euro.
Il Tribunale civile di Pescara ha condannato Maria Concetta Nicolai, 80 anni, antropologa ed ex redattrice della rivista culturale “D’Abruzzo”, al risarcimento di 113.625 euro per danni non patrimoniali nei confronti di Andrea Paci, 39 anni, vittima di una lunga serie di offese e messaggi diffamatori legati anche al suo orientamento sessuale. La decisione è arrivata nella sentenza n.633 del 21 maggio 2026, pubblicata il 25 maggio e firmata dal giudice Patrizia Medica. L’ottantenne è stata inoltre condannata al pagamento delle spese legali di oltre 14mila euro, oltre alle spese di mediazione e consulenza tecnica.
Secondo quanto riportato dagli atti, Paci sarebbe stato bersaglio per anni di post e commenti offensivi pubblicati soprattuto su Facebook. Nelle motivazioni della sentenza, il tribunale parla di “condotte chiaramente finalizzate a denigrare pubblicamente la persona dell’attore” con “grave lesione di valori costituzionalmente tutelati come la reputazione, l’onore e la libertà sessuale“.
La vicenda
La vicenda giudiziaria nasce nel 2021, quando sono state presentate le prime denunce. Dai procedimenti penali avviati sono già arrivate due condanne definitive in primo grado per diffamazione, mentre altri procedimenti risultano ancora pendenti. Il Tribunale ha disposto una consulenza tecnica d’ufficio affidata alla psicologa Silvia Mastromattei, al medico legale Ildo Polidoro e allo psicologo Marco Mancini. I consulenti hanno accertato in Andrea Paci un “disturbo dell’adattamento con ansia e umore depresso misti, in forma persistente (cronica) di grado moderato-grave”, ritenuto riconducibile alle condotte contestate. La consulenza ha quantificato un’invalidità permanente tra il 15% e il 18%, poi fissata dal giudice al 16%, oltre a 240 giorni di invalidità temporanea. Da qui la liquidazione complessiva del danno biologico e morale.
La psicologa CTP, dottoressa Chiara Ciurlino: “La vicenda occorsa ad Andrea Paci ha messo in luce quanto la violenza non abbia un marchio di genere né di età, potendo albergare perfino in una vicina di casa senza alcun legame con la persona offesa; il movente è psichico, la criminogenesi è infatti da individuarsi esclusivamente nell’assetto psicologico dell’autrice, comprovato dalla reiterazione delle condotte per lunghi anni; l’utilizzo del mezzo social ha facilitato la de umanizzazione della vittima, ridotta ad oggetto.
Chi subisce questi crimini può arrivare ad autoeliminarsi per interrompere la sofferenza, pertanto la condanna stabilita dal Tribunale di Pescara riflette la gravità, effettiva ma anche potenziale, di simili azioni“.
Nella sentenza si evidenzia anche la reiterazione delle condotte nel tempo, dal 2016 fino al 2024, nonostante le denunce e le precedenti condanne. L’avvocata Marina Prosperi, legale di Andrea Paci, parla di una decisione importante “non solo per l’entità del risarcimento riconosciuto, ma perché in ogni giudizio è stato condannato l’atteggiamento omofobo della convenuta”.
Andrea Paci ha commentato così la sentenza: “Si tratta dell’ennesimo processo che ho affrontato a testa alta per difendere la mia dignità e la mia libertà. Questa sentenza chiarisce un aspetto molto importante, e cioè che l’omofobia fa male e può essere più dolorosa della violenza fisica“.



