Logo
Clara Moroni racconta le sue Lacrime dal cielo, “La cosa più pericolosa oggi è l’obnubilazione delle menti”

Su RL1, la cantante e musicista Clara Moroni, definita da Vasco Rossi la “Ferrari del Rock”, presenta il nuovo singolo Lacrime dal cielo e riflette su manipolazione collettiva, perdita di coscienza critica, musica contemporanea e libertà artistica.

C’è una frase, più di tutte, che sintetizza il cuore dell’intervista rilasciata da Clara Moroni ai microfoni di RL1 a Loredana Lombardo, durante la trasmissione di Simone Cocciglia “Cocciglia libera tutti”. “La cosa che mi spaventa di più è la completa obnubilazione delle menti”.  Parole forti, ma lucide, che raccontano perfettamente lo spirito di “Lacrime dal cielo”, il nuovo singolo pubblicato il 15 maggio scorso, un brano urban pop rock che affronta senza filtri il tema della manipolazione collettiva, della perdita di coscienza critica e della progressiva disumanizzazione della società contemporanea.

Nel corso dell’intervista la cantautrice, compositrice e produttrice discografica italiana.Clara Moroni, che Vasco Rossi ha definito “La Ferrari del Rock”, riconoscendole una personalità artistica potente e fuori dagli schemi, ha spiegato come il brano, “nasca da un disagio profondo nei confronti del presente storico che stiamo vivendo“, un’epoca dominata da sovraccarico mediatico, slogan veloci e informazioni frammentate, dove diventa sempre più difficile distinguere la realtà dalla narrazione costruita. “Le persone oggi sono sempre più manipolabili, vittime di culti ideologici“, racconta l’artista. “La capacità di capire è legata anche all’istruzione, alla voglia di approfondire. Con i social il pensiero è diventato sempre più corto e la gente finisce per vivere di slogan“.

Ci tiene a chiarirlo, la sua non è una critica superficiale alla tecnologia o ai social network, ma una riflessione più ampia, “sulla perdita di profondità e sulla progressiva incapacità di fermarsi a ragionare davvero“. Ed è proprio qui che, secondo Clara Moroni, “la musica può ancora avere un ruolo fondamentale. L’arte ha sempre previsto il futuro o quantomeno rappresentato il presente“, spiega. “Se un artista si fa delle domande, dovrebbe metterle nelle proprie canzoni affinché anche chi ascolta possa iniziare a farsene. Non penso che gli artisti debbano dare risposte definitive, ma continuare a restare accesi. La mia risposta personale è proprio questa: continuare a combattere rimanendo accesa”Anche il titolo del brano, “Lacrime dal cielo”, nasconde un significato molto più duro di quanto possa sembrare a un primo ascolto. Non c’è nulla di romantico dietro quell’immagine. Clara Moroni racconta infatti, “di essermi ispirata alle immagini dei droni che sorvolano e colpiscono le città nei contesti di guerra contemporanei. La realtà bellica che viviamo oggi è anche il frutto della propaganda e dello spegnimento della capacità delle persone di opporsi e ragionare“.  Il videoclip del singolo, diretto da Antonello Ruzzu per Neural Films, amplifica ulteriormente questo senso di alienazione, una città sospesa, quasi disabitata, popolata da figure che sembrano aver perso completamente empatia e umanità.

Clara Moroni

L’intervista è stata anche l’occasione per ripercorrere una carriera unica e fuori dagli schemi. Milanese, Clara Moroni ha iniziato giovanissima nella scena punk underground con i The Kubricks, prima di trasferirsi a soli quindici anni a Londra, dove è entrata in contatto con il mondo alternative britannico e con la musica elettronica, iniziando a programmare e suonare tastiere. Tornata in Italia, ha collaborato con nomi fondamentali della musica italiana come Mauro Pagani, Jovanotti, Franco Godi, Stadio e Alberto Fortis. Proprio durante le registrazioni di “Carta del cielo” di Alberto Fortis incontra il produttore Guido Elmi, figura fondamentale del suo percorso artistico. Dalla loro collaborazione nasce il progetto Clara & The Black Cars, con cui pubblica gli album “Chi ha paura di chi” e “Spiriti”.  L’intesa artistica con Guido Elmi l’ha portata anche a lavorare agli arrangiamenti vocali di “Gli spari sopra”, storico brano di Vasco Rossi del 1993. Da lì prese il via una collaborazione destinata a durare oltre 20 anni, sia in studio che dal vivo, fino alla consacrazione definitiva con lo storico Modena Park nel 2017, evento entrato nella storia della musica italiana e ricordato ancora oggi come uno dei concerti più epici mai realizzati nel nostro Paese.

Parlando di Vasco, Clara ha raccontato quanto quell’esperienza abbia inciso sulla sua crescita artistica e umana. Da Vasco ho imparato tantissimo. La grande differenza è che lui non canta soltanto, interpreta. Riesce a vivere ogni parola e a trasformarla in qualcosa di autentico. Collaborare con lui mi ha fatta crescere enormemente“. 

Si è parlato anche del panorama musicale contemporaneo e della difficoltà, oggi, di trovare spazio per proposte artistiche differenti dal mainstream dominante. Anche in questa occasione non c’è stato spazio per giudizi semplicistici. “La musica può essere anche puro intrattenimento. Non tutto deve necessariamente avere contenuti politici. Esiste musica che comunica anche senza slogan, come il jazz“.  Quello che “critica” non è l’esistenza del pop commerciale o del tormentone estivo, ma la mancanza di pluralità culturale. “Il problema è che spesso non c’è spazio per nient’altro. Le radio che dovrebbero promuovere rock italiano non passano rock italiano, e questo mi sembra quasi un’offesa personale”.  “Eppure – sottolinea- la scena italiana continua a offrire artisti e band di enorme valore, dai Negrita ai Litfiba, fino a moltissime realtà meno esposte ma artisticamente solide come Madame“.  Uno dei passaggi più diretti dell’intervista riguarda invece il fenomeno trap e la crescente diffusione di testi dominati da rabbia, rancore e linguaggi estremi. Anche qui Clara sceglie una lettura sociale più che moralistica. “Spesso vedo una rabbia fittizia. Ci sono ingredienti che si sa funzionano sui giovani e vengono utilizzati apposta. C’è una spinta verso il basso, verso il brutto, invece che verso il bello. Il problema non è raccontare il disagio, ma trasformare superficialità e aggressività in modelli culturali dominanti. Quando le persone iniziano davvero a ragionare e ad aspirare a qualcosa di più profondo diventano scomode”. 

Simona Molinari in Jekyll & Hyde – Il Musical, “L’Aquila è dove tutto è cominciato”