Festa della Mamma, Abruzzo al 14° posto: aumenta la precarietà delle madri lavoratrici
Festa della Mamma, Abruzzo al 14° posto nel rapporto di Save The Children: precarietà lavorativa e dimissioni delle madri con figli piccoli
Festa della Mamma 2026, madri sempre più lavoratrici precarie. Abruzzo al 14° posto nell’Indice delle Madri di Save The Children: criticità sul lavoro, migliora salute. Rimane comunque la migliore regione del Mezzogiorno
In occasione della Festa della Mamma, per l’undicesimo anno consecutivo Save the Children diffonde il rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026”, che fotografa la condizione delle madri nel Paese. Nell’edizione di quest’anno, l’Abruzzo scende al 14° posto nella classifica complessiva dell’Indice delle Madri, perdendo una posizione rispetto al 2025, pur confermandosi la regione meglio collocata tra quelle del Mezzogiorno.
Il dato regionale (AMPI 99,259) si inserisce in un quadro nazionale che vede al primo posto l’Emilia-Romagna, la regione più Mother Friendly in Italia, seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano e dalla Valle d’Aosta, mentre in fondo alla classifica si colloca la Sicilia, preceduta da Puglia e Basilicata.
Nonostante il leggero arretramento complessivo, per l’Abruzzo emergono segnali contrastanti. Da un lato, si registra un miglioramento nella dimensione della Salute, dove la regione sale all’11° posto (103,059), e nella dimensione della Violenza, dove si attesta al 6°posto (121,159), guadagnando una posizione rispetto all’anno precedente. Dall’altro lato, si evidenziano criticità significative sul fronte del lavoro e della demografia.
Nel dettaglio, la dimensione Lavoro segna un deciso peggioramento: l’Abruzzo scende dal 3° al 7° posto (90,953). A incidere sono l’aumento della precarietà e delle dimissioni delle madri con figli piccoli. In particolare, cresce la quota di donne occupate con contratti a termine da almeno cinque anni (dal 13,9% del 2023 al 20,5% del 2024) e aumentano le dimissioni volontarie tra le madri con figli tra 0 e 3 anni, passate da 3,96 a 5,95 ogni 1.000 donne occupate.
In calo anche la dimensione Demografia, l’Abruzzo riflette il trend nazionale di diminuzione delle nascite e della fecondità e scende al 17° posto (88,857). Peggiora inoltre la dimensione della Rappresentanza, dove la regione perde quattro posizioni e si colloca al 16° posto (94,775).
Restano sotto la media nazionale i Servizi per l’infanzia e il supporto alla genitorialità: l’Abruzzo si conferma al 16° posto (95,142). Stabile invece la dimensione della Soddisfazione soggettiva, con il 7° posto (108,729). Il rapporto evidenzia come, nel complesso, la situazione italiana mostri un lieve peggioramento rispetto agli anni precedenti, con un indice nazionale che scende a 101,460. A pesare sono soprattutto le dinamiche legate a lavoro, demografia e salute.
In Italia, infatti, la maternità continua a rappresentare un fattore di disuguaglianza. A fronte di una costante diminuzione delle nascite, circa 355 mila nel 2025 (-3,9% rispetto all’anno precedente), il tasso di fecondità si attesta a 1,14 figli per donna, ben al di sotto della soglia di sostituzione e della media europea. L’età media al parto sale a 32,7 anni, mentre quasi una donna su quattro tra i 25 e i 34 anni dichiara di non avere condizioni lavorative adeguate per avere un figlio.
Particolarmente rilevante il dato sulla penalizzazione economica della maternità, pari al 33% in Italia, con effetti significativi e persistenti nel tempo. Nel settore privato, i salari delle madri possono ridursi fino al 30% dopo la nascita di un figlio, mentre nel pubblico la penalizzazione è più contenuta ma comunque presente.
Sul fronte occupazionale, il rapporto evidenzia come la genitorialità incida in modo opposto su uomini e donne: se tra gli uomini con figli aumenta la partecipazione al mercato del lavoro, tra le donne si registra una diminuzione dell’occupazione. Il tasso di occupazione delle madri con figli minori si attesta al 63,2%, contro il 92,8% dei padri. Così come vi abbiamo illustrato in un approfondimento a cura di Camilla Sulli.
Le differenze territoriali restano marcate, con il Sud e le Isole che registrano i livelli più bassi di occupazione femminile (45,7%), rispetto al Nord (73,1%) e al Centro (71%). Un elemento di protezione è rappresentato dal livello di istruzione: tra le madri con figli minori, il tasso di occupazione passa dal 37,7% per chi ha al massimo la licenza media, al 62,8% tra le diplomate, fino all’85,4% tra le laureate. Il rapporto sottolinea inoltre come il part-time coinvolga il 32,6% delle donne con figli minori, contro appena il 3,5% degli uomini, e come sia in aumento anche la quota di donne con contratti precari di lunga durata.
Tra i dati più significativi emerge infine che, per la prima volta, si registra un peggioramento della dimensione lavoro in tutte le regioni italiane, segnale di una difficoltà strutturale del sistema nel sostenere la maternità.
Secondo Antonella Inverno, responsabile Ricerca e Analisi Dati dell’organizzazione, “la maternità resta ancora uno dei principali fattori di disuguaglianza nel Paese, con un sistema che continua a scaricare i costi della genitorialità in modo sproporzionato sulle donne”. Il quadro che emerge è quello di un equilibrio ancora fragile, in cui la scelta di avere un figlio si scontra con ostacoli economici, lavorativi e sociali.








