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Santa Gemma, a Goriano Sicoli il pane si fa memoria e fede

Il pane di Santa Gemma apre la festa a Goriano Sicoli: notti di lavoro, tradizione e una comunità che si ritrova nella condivisione.

Si sono accesi nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio i forni di Goriano Sicoli. Le donne del paese hanno dato inizio al rito del pane di Santa Gemma.

Le mani esperte, che si tramandano gesti antichi, sono delle gorianesi che portano avanti uno dei riti più identitari della comunità: la preparazione del pane che verrà distribuito nei giorni della festa, nonchè dei ciambelloni e dei biscotti destinati a sostenere, attraverso le offerte, le celebrazioni.

santa gemma goriano sicoli

Nessun uomo impasta il pane di Santa Gemma: la catena di lavoro è tutta al femminile. Ogni gruppo ha un compito preciso e si procede per notti intere. Prima la messitura, l’aggiunta del lievito e poi, nel cuore della notte, l’arrivo di tutte le donne per l’impasto e la formazione dei filoni. L’impasto passa dall’arca alla madia, fino a prendere forma.
Su ogni filone le lettere SG (o SGV): Santa Gemma Vergine. Ogni filone, dopo la cottura, viene benedetto, conservato nel fondaco e preparato per essere condiviso. Dopo il pane arrivano i ciambelloni, 400 uova alla volta, e poi i biscotti. Un lavoro continuo che tiene insieme generazioni diverse, unite dallo stesso gesto.

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Il pane di Santa Gemma non è solo cibo, ma è un simbolo: nei giorni della festa, esce dalle case e torna alla comunità.
L’11 maggio, alle 15, sono le giovani di Goriano Sicoli a distribuirlo, portandolo nelle ceste tenute in equilibrio sulla testa, vestite con gli abiti tradizionali. Al ritorno della distribuzione, come da tradizione, mangiano tutte insieme insalata e frittata. La tradizione affonda le radici nella storia di Santa Gemma Spera, nata a San Sebastiano dei Marsi e vissuta a Goriano Sicoli, dove scelse una vita di rinuncia e preghiera. “Tentata dalle minacce e dalle promesse di un nobile prepotente, la fanciulla conservò con decisione la sua illibatezza” si legge negli atti della Diocesi di Avezzano. “Per combattere le insidie del demonio, si rinchiuse in una cella solitaria, dove, rinunciando a tutte le umane illusioni, ascoltava ininterrottamente la voce dello Sposo celeste. Morì l’11 maggio 1426 e fu sepolta nella stessa cella che per quarantadue anni le era servita da eremo”.
Ai gorianesi che le portavano cibo, indicava di distribuirlo agli altri e proprio da qui nasce il senso profondo della condivisione che, ancora oggi, attraversa la festa.

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Attorno al pane si muove un’intera comunità. Nei mesi precedenti si raccolgono le materie prime: il latte per il formaggio, il grano, le uova, il mosto, l’olio. La campanella che si sente suonare per le strade del centro subequano, nei  giorni precedenti, annuncia la cerca: ognuno contribuisce come può, con materie prime o denaro. Poi, nei giorni che precedono la festa, tutto prende forma.

Quest’anno cade il sesto centenario della nascita della Santa (1426 – 2026) e c’è grande attesa per i tre giorni di festa che omaggiano Santa Gemma, patrona di Goriano Sicoli, e San Vincenzo Ferrer. Tra l’11 e il 13 maggio si susseguono i momenti più intensi della festa, legati tra loro da un filo preciso. L’11 maggio è il giorno più emozionante, quello dell’incontro. La giovane che rappresenta Santa Gemma, proveniente da San Sebastiano dei Marsi, arriva a Goriano Sicoli, spesso scalza, accolta dalla comunità e dalla comare. Nel pomeriggio, alle 15, il pane preparato nei giorni precedenti viene distribuito alla popolazione. Il 12 maggio è il giorno della processione per le vie del paese, dopo le celebrazioni religiose. Il 13 maggio si chiude il ciclo con il ritorno della pastorella a San Sebastiano, in abiti civili.

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Ma tutto comincia lì, nelle notti di lavoro tutte insieme, con le mani ad impastare: il pane che si fa memoria, fede, devozione e condivisione.