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Presunta violenza sessuale a L’Aquila, niente Dna indagato sul corpo della vittima

Nell’incidente probatorio disposto dal gip del Tribunale dell’Aquila non sono emerse tracce genetiche del 20enne indagato per violenza sessuale sugli indumenti né sul corpo della giovane vittima. La difesa parla di esito favorevole, mentre la procura attende anche i risultati delle analisi sui cellulari prima di decidere se procedere o chiedere l’archiviazione.

Si è svolto davanti al giudice per le indagini preliminari l’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta su una presunta violenza sessuale ai danni di una giovane aquilana per cui è indagato un 20enne residente a L’Aquila.

All’esito dell’incidente probatorio, che si è svolto davanti al gip Giulia Colangeli e alla presenza delle parti, le risultanze della perizia redatta dal tenente colonnello Cesare Rapone del Ris di Roma, hanno scagionato totalmente l’indagato, in quanto non sono state trovate tracce del suo Dna, nè sugli abiti, nè sul corpo della presunta vittima. La perizia, che è stata molto accurata, ha rilevato tracce biologiche di vario genere, ma non riconducibili all’indagato. Al termine, gli atti sono stati restituiti alla procura. Il pm Bigiarini dovrà ora decidere se chiedere l’archiviazione o procedere con la chiusura delle indagini preliminari nei confronti dell’indagato attualmente a piede libero. Si attendono adesso anche gli esiti delle analisi sui telefoni cellulari dei due giovani, affidate a un consulente informatico, che potrebbero fornire ulteriori elementi utili alla ricostruzione dei fatti La presunta violenza è avvenuta la sera del 7 dicembre scorso, quando i due giovani, che si conoscevano di vista, avevano trascorso alcune ore insieme in un locale cittadino, in un clima che, secondo le prime ricostruzioni, appariva sereno.  All’uscita, i due avrebbero preso un taxi per rientrare. Giunti nei pressi dell’abitazione della giovane, il ragazzo avrebbe chiesto al conducente di attendere mentre accompagnava la ragazza sotto casa.

Secondo l’ipotesi accusatoria, proprio in quell’intervallo si sarebbe consumata la presunta violenza, avvenuta all’esterno dell’abitazione della giovane. La ragazza sarebbe poi rientrata in casa in stato di shock, con i vestiti strappati, e successivamente accompagnata dai genitori al pronto soccorso, dove è stata formalizzata la denuncia.
Le indagini, coordinate dal pm Andrea Bigiarini e condotte dai carabinieri della stazione di Paganica, hanno ipotizzato i reati di violenza sessuale aggravata e lesioni personali. Secondo gli atti, il 20enne avrebbe costretto la giovane a subire atti sessuali contro la sua volontà, spingendola a terra e afferrandola al collo fino a farle perdere i sensi. Nel corso delle indagini, su richiesta della difesa rappresentata dall’avvocato Vincenzo Calderoni, del foro dell’Aquila, è stato disposto l’incidente probatorio per effettuare una perizia biologica sui campioni e sugli indumenti sequestrati la sera dei fatti, finalizzata a rinvenire tracce del dna dell’indagato sulla presunta vittima. Ed è proprio su questo punto che emergono elementi rilevanti, secondo quanto dichiarato dalla difesa, l’esito della perizia sarebbe completamente negativo. “Non è stato trovato alcun reperto di Dna riconducibile al mio assistito sulla persona offesa né sugli indumenti analizzati”, ha affermato l’avvocato Calderoni, sentito dal Capoluogo.

La difesa della giovane è affidata all’avvocato Guglielmo Santella, del foro dell’Aquila.