Beatrice Venezi via dalla Fenice, il Maestro De Amicis: “Giudizi ancor prima dei fatti”
Leonardo De Amicis sulla rottura tra Beatrice Venezi e il Teatro La Fenice: “Giudizio anticipato, una scelta arrivata più per pressione che per una reale valutazione artistica”.
Beatrice Venezi licenziata dal Teatro La Fenice, è scontro. Interviene il Maestro Leonardo De Amicis: “Giudicata prima dei fatti: ciò che conta è il risultato artistico. E in questo caso quel risultato non lo vedremo”.
“La vicenda di Beatrice Venezi fa riflettere. È stata messa da parte prima ancora di vedere davvero cosa avrebbe potuto fare, quale contributo avrebbe potuto portare e che tipo di direzione avrebbe dato. Il giudizio è arrivato prima dei fatti“. È da qui che parte la riflessione del maestro Leonardo De Amicis sul caso che ha portato alla rottura tra il Maestro Beatrice Venezi e il Teatro La Fenice.
La Fondazione veneziana ha infatti deciso di annullare tutte le collaborazioni future con la direttrice d’orchestra, chiudendo una vicenda segnata da mesi di tensioni interne. Alla base della decisione, come spiegato dal sovrintendente Nicola Colabianchi, e da come si legge su Open, anche alcune dichiarazioni pubbliche ritenute “offensive e lesive” nei confronti dell’orchestra e dell’istituzione. Parole che hanno aggravato un clima già compromesso, tra proteste e prese di posizione dei professori d’orchestra sin dalla nomina di Venezi, avvenuta lo scorso settembre.
Da qui prende piede l’analisi di De Amicis, che interviene da osservatore esterno, spostando il fulcro del discorso dal piano dello scontro a quello delle regole del gioco nel mondo musicale. Per il maestro, il nodo non è tanto la figura di Venezi o le polemiche che l’hanno accompagnata, quanto il metodo con cui si è arrivati alla sua esclusione.
“Il ruolo del direttore d’orchestra è diverso da quello dei musicisti. Non è una questione di essere migliori o peggiori, ma di avere responsabilità diverse. Il direttore ha una visione, dà un’interpretazione e guida l’insieme. I musicisti realizzano quella visione“, sottolinea.
Una distinzione che diventa centrale per comprendere la sua posizione: ruoli diversi, dunque criteri diversi di valutazione. Da qui anche la critica implicita a una dinamica che, secondo De Amicis, rischia di ribaltare queste gerarchie funzionali. “In un progetto l’architetto disegna, l’ingegnere sviluppa la struttura e chi costruisce segue quel progetto. Tutti sono fondamentali, ma non fanno lo stesso lavoro. E non è logico che chi realizza scelga chi deve progettare“.
Nel suo intervento, De Amicis lascia emergere anche un dubbio sul peso delle dinamiche esterne rispetto a una valutazione puramente artistica. Senza entrare direttamente nelle scelte della Fondazione, il maestro suggerisce che la decisione finale possa essere stata influenzata da pressioni e tensioni più ampie.
“Alla fine, ciò che conta è il risultato artistico. E in questo caso quel risultato non lo vedremo. Tutto qui“.







