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Famiglia nel bosco, i legali presentano ricorso al Tribunale per il ricongiungimento

Famiglia nel bosco, i legali attaccano curatrice e tutrice: “Pregiudizi e relazioni false”. Il ricorso al Tribunale per i Minorenni per il ricongiungimento familiare

I legali della famiglia dei “bimbi del bosco” presentano ricorso al Tribunale dei Minorenni dell’Aquila per il ricongiungimento, denunciano pregiudizi e omissioni nelle relazioni

La curatrice e la tutrice dei tre ‘bimbi del bosco’ hanno ignorato genitori, testimoni e gli stessi minori senza tenere conto, peraltro, delle perizie psichiatriche che si sono succedute nel tempo mostrando un ‘pregiudizio’ sul caso“. È questa la sintesi del ricorso che gli avvocati della famiglia del bosco, Marco Femminella e DanilaSolinas, hanno presentato oggi al tribunale dei Minorenni dell’Aquila per chiedere il ricongiungimento familiare. Nelle tredici pagine che compongono il documento, i legali evidenziano come la coppia anglo-australiana si sia mostrata più flessibile, trovando soluzioni alle contestazioni che venivano
sollevate dai giudici: casa, scuola e ciclo vaccinale. Femminella e Solinas allegano il contratto di comodato d’uso della casa messa a disposizione dal comune di Palmoli, l’autodichiarazione per il doposcuola e il programma didattico sottoscritto dallo stesso istituto. La dimostrazione scritta della buona volontà della coppia, a ormai cinque mesi dalla sospensione della responsabilità genitoriale e del conseguente allontanamento dei figli in una struttura protetta.
La circostanza, di certo non casuale – scrivono i legali – che nessuno tra tutrice е curatrice citi e si soffermi sul rilievo della diagnosi resa dai neuropsichiatri allarma, perché induce al sospetto che il pregiudizio prevalga sull’accertamento della verità e sui ruoli a ciascuno affidati“. Il documento attacca frontalmente curatrice e tutrice accusate di una “vuota difesa ostruzionistica” e di aver riportato il falso nelle loro relazioni al Tribunale. “È inaccettabile – scrivono – che nelle relazioni o nelle memorie i racconti della separazione tra
madre e figli – del 6 marzo scorso – escludano il dolore dei bimbi per evidenziare invece la “natura ostativa della madre“.
Nel ricorso, poi, i legali parlano anche del libro in uscita di Catherine, puntualizzando che nel volume “mai è stato previsto l’inserimento della vita dei figli, e men che meno della vicenda processuale ancora in itinere, che per altro anche per stretta logica sarebbe stata assolutamente inopportuna anche ai fini processuali“.