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La neve in rimonta, risorse idriche salvate in primavera

Neve e risorse idriche, i dati della Fondazione CIMA: per l’Equivalente Idrico Nevoso il picco arriva a primavera.

La Fondazione CIMA pubblica i dati sull’indice SWE (Equivalente Idrico Nevoso): sugli Appennini picco nevoso raggiunto ad aprile, bacino del Sangro vicino ai 100 milioni di metri cubi d’acqua equivalente. Ma c’è il paradosso della rimonta tardiva. Lo scenario.

Se l’inverno è stato avaro di neve, l’indice Equivalente Idrico Nevoso (SWE) è stato salvato dalle recenti perturbazioni che se su Gran Sasso e Appennini hanno portato rilevanti quantitativi di neve per la gioia di turisti e sciatori che anche oggi, 18 aprile, hanno affollato le piste a Campo Imperatore, a quote più basse hanno portato una notevole massa d’acqua che ha creato frane e disagi, ma ha anche riequilibrato i bacini idrici. È quanto si evince dai dati pubblicati dalla Fondazione CIMA che segnala una “rimonta”, seppur tardiva, arrivata a primavera inoltrata e con ecosistemi già provati: sugli Appennini si è registrato un recupero significativo dell’equivalente idrico nivale (SWE), ovvero la quantità di acqua immagazzinata nella neve. A inizio aprile il manto nevoso ha raggiunto addirittura il picco stagionale più alto dell’inverno, con un incremento del +59%. Un dato che riguarda da vicino anche l’Abruzzo, dove le nevicate di fine stagione hanno riportato i livelli di riserva idrica su valori apparentemente rassicuranti. Emblematico il caso del bacino del Sangro, tornato vicino ai livelli massimi con circa 100 milioni di metri cubi di acqua equivalente. Ma si tratterebbe, appunto, di un paradosso. Perché questa “rimonta” arriva tardi. Come evidenzia la Fondazione CIMA, infatti, la neve non è una fotografia istantanea ma il risultato di un’intera stagione: accumuli concentrati nelle ultime settimane non riescono a compensare i deficit accumulati nei mesi precedenti.

Il ritardo nell’accumulo ha già prodotto effetti. La disponibilità d’acqua nei mesi primaverili ed estivi dipende infatti non solo dalla quantità di neve, ma anche dalla sua distribuzione nel tempo. Le condizioni sotto media registrate fino a fine inverno hanno inciso su più livelli: ricarica delle falde compromessa o ritardata, stress per ecosistemi montani, maggiore incertezza nella gestione delle risorse idriche. Anche con il recupero di inizio primavera, parte di questi effetti non è recuperabile.

“Guardando alle prossime settimane, – scrivono dalla Fondazione – il ruolo principale sarà giocato dalla temperatura. Durante la fase di fusione, infatti, è questo il fattore dominante nel determinare la velocità con cui la neve si trasforma in acqua. Le previsioni stagionali di ECMWF indicano una primavera più calda della media, suggerendo un’accelerazione del processo di fusione rispetto ai valori climatologici. Sul fronte delle precipitazioni, invece, il segnale resta incerto, e quindi non è possibile individuare con chiarezza eventuali opportunità di recupero”.

neve campo imperatore