Ecce Homo di Antonello da Messina, prorogata la mostra a Roma
Ecce Homo di Antonello da Messina resta esposto al Palazzo della Minerva fino al 19 aprile grazie al grande afflusso di pubblico, soprattutto durante le vacanze di Pasqua. Poi il trasferimento al Museo Nazionale d’Abruzzo per il 2026.
L’Ecce Homo di Antonello da Messina continua a richiamare un pubblico sempre più numeroso a Roma, tanto da spingere le istituzioni a prolungarne l’esposizione. L’opera, acquistata dallo Stato italiano lo scorso febbraio, resterà infatti visitabile fino a domenica 19 aprile nella suggestiva Sala Capitolare della Biblioteca del Senato Giovanni Spadolini, all’interno di Palazzo della Minerva, prima di arrivare a L’Aquila, presso la sede del Munda.
Infatti, dopo la tappa romana, l’Ecce Homo è destinato a trovare la sua sede permanente presso il Museo Nazionale d’Abruzzo, nel contesto delle iniziative legate a L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Prima di raggiungere il capoluogo abruzzese, l’opera intraprenderà inoltre un itinerario espositivo nei principali musei italiani, portando il suo straordinario valore artistico in diverse città del Paese. La mostra, inizialmente prevista fino al 7 aprile, è stata prorogata a causa del boom di richieste e dell’altissima affluenza registrata nelle ultime settimane, in particolare in prossimità delle festività pasquali. La decisione è stata presa congiuntamente da Palazzo Madama e dal Ministero della Cultura, con l’obiettivo di consentire a un numero ancora maggiore di visitatori di ammirare il capolavoro rinascimentale.
L’opera è esposta nella Sala Capitolare della Biblioteca del Senato, in Piazza della Minerva 38, e l’ingresso è libero dal lunedì al venerdì, rendendo l’iniziativa particolarmente accessibile al pubblico. Questa esposizione rappresenta la terza iniziativa promossa dal Senato nell’ambito delle celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica italiana, confermando l’impegno delle istituzioni nella valorizzazione del patrimonio artistico nazionale.

Va ricordato che il l tema dell’Ecce Homo” attraversa più opere di Antonello da Messina ed è tra i più intensi della sua produzione. L’espressione, dal latino “Ecco l’Uomo“, deriva dal Vangelo di Giovanni (19,5) e richiama le parole pronunciate da Ponzio Pilato nel momento in cui presenta Gesù Cristo, flagellato e coronato di spine, alla folla che ne invocava la crocifissione. La versione più antica conosciuta, databile ai primi anni ’60 del ‘400 e destinata a giungere al Munda, è una piccola tavola di appena 15×10 cm, dipinta su entrambe le facce, su un lato è raffigurato San Girolamo in preghiera, sull’altro Cristo presentato al popolo. In questa prima prova emerge con forza l’interesse dell’artista per l’intensità espressiva del volto di Cristo, nucleo centrale di una ricerca che accompagnerà Antonello da Messina per tutta la sua carriera. Nonostante le dimensioni ridotte, l’opera contiene già alcuni elementi destinati a diventare ricorrenti nelle successive interpretazioni del tema: le lacrime che segnano il volto, i lunghi capelli e il parapetto oltre il quale Gesù si affaccia.


