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Viaggio nei paesi d’Abruzzo, dai silenzi di Secinaro passando per Alfedena e la fortezza di Civitella del Tronto

Tra giornate più lunghe e aria ancora frizzante, la regione offre alternative autentiche per riscoprire il piacere di una gita nei paesi d’Abruzzo come Secinaro, Morino, Alfedena e Civitella del Tronto, tra storia, fascino e curiosità, senza fretta.

C’è un Abruzzo che, ogni anno, torna a farsi scegliere quasi in punta di piedi. Succede soprattutto nei periodi di passaggio, come quello che accompagna la Pasqua e avvicina alla primavera tra giornate che si allungano, aria ancora frizzante, ma la voglia di uscire comincia a farsi sentire più “potente”. E in un momento storico in cui viaggiare lontano può sembrare complicato o, per qualcuno, poco rassicurante, la regione, dall’entroterra fino alla costa, dimostra ancora una volta quanto sia ricco di alternative autentiche per riscoprire il piacere di una gita in uno dei tanti paesi d’Abruzzo ricchi di storia e fascino, fatta con curiosità e senza fretta.

Quest’anno, poi, questo richiamo è ancora più forte. Complice un clima internazionale teso e incerto, con le recenti crisi in Medio Oriente che hanno spinto molti a rivedere i propri piani, tanti viaggiatori hanno deciso di rinunciare alle mete lontane per riscoprire la bellezza di ciò che è vicino, autentico e rassicurante. E così, tra una Pasqua e una Pasquetta con i colori e le temperature dell’inverno, i paesi d’Abruzzo con i loro scorci da cartolina e il cibo genuino e gentile  si sono ripresentati come un invito semplice ma irresistibile, anche solo per una giornata, tra borghi sospesi nel tempo, paesaggi che sorprendono e storie che riaffiorano ad ogni curva.

Ecco alcune mete che, secondo noi, meritano di essere raccontate con calma, senza fretta, proprio come le gite fuori porta di una volta, quando si sceglieva la strada secondaria, rispetto all’autostrada. Secinaro, Alfedena, Morino e Civitella del Tronto.

Secinaro: silenzio, acqua e cinema

Secinaro è uno di quei luoghi che non si impongono, ma si lasciano scoprire. Adagiato nella Valle Subequana, conserva un’atmosfera raccolta, quasi intima, fatta di pietra chiara, scorci discreti e un ritmo che invita a rallentare. È il tipo di paese in cui ci si accorge subito che il tempo ha un altro passo. Centro agricolo addossato alle pendici nord-orientali del monte Sirente, nel cuore del Parco Sirente Velino, la storia del nome, avvolta da racconti leggendari, è da ricondurre alla ninfa Sicina e alla tipica danza cultuale detta Sicinnide, da cui deriverebbe “Secinae ara” ed infine Secinaro.
Ma c’è un dettaglio che sorprende chi arriva fin qui, poco distante dal paese il lago di Secinaro ha fatto da set cinematografico internazionale. Proprio tra queste acque e questi paesaggi, Ridley Scott ha girato alcune scene di “The Dog Stars”, trasformando un angolo appartato d’Abruzzo in uno scenario dal respiro globale. Si conservano presso la sede comunale iscrizioni ed elementi architettonici romani. Da vedere sicuramente: la chiesa di S. Nicola costruita sui ruderi del castello medievale, la chiesa della Madonna della Consolazione dei secoli XIV e XV, i ruderi della chiesa di S. Maria della Valle dell’XI secolo, alcune fontane rurali dei secoli XVI e XVII.

Alfedena, nel paese dei dottori tra storia sannita e natura appenninica

Alfedena è un punto d’incontro tra epoche e paesaggi. Situata nell’Alto Sangro, al confine con il Molise, è conosciuta per le sue origini antichissime, legate al popolo dei Sanniti, ma ciò che colpisce davvero è la sua posizione, un balcone naturale su un Abruzzo più aspro e autentico. Le case si stringono attorno al centro storico, mentre tutt’intorno si apre un territorio che invita all’esplorazione: sentieri, boschi, silenzi profondi. Qui la gita fuori porta può facilmente trasformarsi in una giornata immersa nella natura, con la sensazione di essere lontani da tutto, anche quando non lo si è davvero. Parte del suo territorio è compreso all’interno dell’Ente Parco, mentre prima faceva parte della comunità montana Alto Sangro e altopiano delle Cinquemiglia e parte del suo territorio comunale è compreso all’interno del parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. È il comune situato più a sud della provincia dell’Aquila, nonché della regione Abruzzo, posto al confine con la provincia laziale di Frosinone e con quella molisana di Isernia. Alfedena è conosciuto anche come il “paese di dottori”, un nome dovuto e che si intreccia con le consuetudini del paese del secolo scorso. Il nome “il paese dei Dottori” arriva dall’800, a motivo della crescente aspirazione degli abitanti, molti dei quali emigrati in America per “far studiare” i figli, hanno consentito alle generazioni successive di raggiungere titoli di studio “alti” per l’epoca e di stampo universitario. Perchè gli alfedenesi di una volta erano, all’epoca, prevalentemente dediti all’agricoltura, all’allevamento e, se non emigrati all’estero, all’antico mestiere dei selciatori nell’Agro Romano. Per non dimenticarli mai, il paese, a imperitura memoria ha fatto erigere anche una statua all’interno della Villa Comunale. Si tratta di una scultura commemorativa, eseguita da Sandro Pagliuchi, noto scultore di bronzo e marmo, a riconoscimento dell’opera di generazioni di selciatori alfedenesi. Oggi uno dei centri dell’Alto Sangro a più forte vocazione turistica, capace di coniugare l’accoglienza con un’identità ancora profondamente radicata nelle tradizioni. Tra queste, spicca una delle manifestazioni più sentite e partecipate dell’inverno abruzzese,i fuochi di Sant’Antonio. Ogni gennaio, il borgo si accende letteralmente di luci e atmosfere antiche, dando vita a una rievocazione tra le più vive della regione, capace di richiamare visitatori anche da fuori Abruzzo. Un appuntamento che non è solo spettacolo, ma memoria collettiva, ritualità e senso di comunità.

I Fuochi di Sant’Antonio Abate, il rito che unisce sacro e profano

Morino, il richiamo dell’acqua e dei boschi nella riserva naturale Zompo lo schioppo 

Tra le esperienze più suggestive che l’Abruzzo può offrire c’è senza dubbio la Riserva Naturale di Zompo lo Schioppo, nel territorio di Morino. Qui la natura non è solo cornice, ma protagonista assoluta. La riserva è un’area protetta della Regione Abruzzo. I suoi 1.025 ettari si estendono nella Valle Roveto, una profonda incisione lunga circa 30 km in direzione NW-SE, nel cuore dell’Appennino laziale-abruzzese, tra il Parco Regionale dei Monti Simbruini e il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. È affascinante osservare come in quest’area si intreccino diverse componenti ambientali e umane, dando vita a un paesaggio complesso e distintivo. Nelle zone più prossime al centro abitato si alternano campi coltivati, filari di viti e boschi di imponenti querce, mentre nelle alture i faggi colonnari e i tassi dominano la foresta, attraversata dal limpido torrente Romito.

zompo lo schioppo

Paesi d’Abruzzo, le mete perfette per una gita fuori porta

Civitella del Tronto, la fortezza e lo sguardo sulla storia

Imponente, scenografica, quasi inattesa: la Fortezza di Civitella del Tronto è uno dei complessi militari più affascinanti d’Italia. Si estende lungo la cresta rocciosa su cui sorge il borgo, offrendo una vista spettacolare che spazia fino al mare Adriatico. Ma ciò che rende davvero speciale questo luogo è la sua storia. La fortezza è stata uno degli ultimi baluardi del Regno delle Due Sicilie, resistendo a lungo durante l’unificazione italiana. Camminare tra le sue mura significa attraversare secoli di tensioni, strategie, vite sospese tra difesa e attesa. Il borgo sottostante, con le sue vie strette e allungate, accompagna la visita con discrezione, mantenendo intatta una forte identità. Civitella del Tronto è una meta che unisce impatto visivo e profondità storica, perfetta per chi cerca qualcosa di più di una semplice escursione. Costruita a 600 metri sul livello del mare, occupa la posizione che una volta era il confine settentrionale tra il viceregno di Napoli e lo Stato Pontificio. La rocca aragonese venne costruita su di una precedente di origine medievale, e a sua volta fu trasformata dal 1564 su volontà di Filippo II d’Asburgo, re di Spagna. Questi assistette alla resitenza dei civitellesi nei confronti delle truffe francesi e volle donare loro una fortezza più sicura, con le sembianze di quella attuale.

civitella del tronto fortezza, paesi d'abruzzo

Nel 1734 Civitella del Tronto passò dalla dominazione degli Asburgo a quella dei Borboni, che fecero alcune importanti modifiche alla fortezza affinché resistette all’assedio francese nel 1806 e a quello dei piemontesi nel 1860 e 1861. Dopodiché la fortezza venne abbandonata e in parte saccheggiata dagli abitanti della città. Attraverso un importante lavoro di restauro operato dalla sovrintendenza di L’Aquila tra il 1975 e il 1985, la fortezza è stata riaperta. Oggi è possibile visitarla attraversando le piazze d’Armi, i camminamenti coperti, le cisterne, i resti dell’antico palazzo del Governatore e tanto altro.  Il centro storico di Civitella del Tronto venne costruito su di una rupe rocciosa ad un’altitudine di 589 metri sul livello del mare. La posizione era lungo il confine dell’allora Regno delle due Sicilie. Per questo motivo la città venne più volte assediata e si optò per costruire la sua famosa fortezza.

Alle porte del centro storico arriva il parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Affacciandosi sulle vallate circostanti è possibile inoltre vedere il massiccio della Majella e la catena montuosa del Gran Sasso. Tra le tante cose da vedere non può mancare uno sguardo a palazzo Ronchi. Di forma angolare appartenuto a una ricca famiglia cittadina, è stato costruito nel XVI secolo, la sua struttura è in pietra e laterizio e sembra quasi essere incastrata tra un vicolo in discesa e uno in salita. La parte più stretta è quella che si vede per prima, ma proseguendo nella profondità il palazzo si allarga rendendo più vivibili le sali interne, purtroppo non visitabili. Il lato più stretto presenta tre aperture: due finestre e una porta finestra dotata di balconcino.

civitella del tronto

Stiffe, Calascio, Castel del Monte, Santo Stefano, Bominaco: l’Abruzzo interno aquilano fa il pieno di turisti