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Paola Tomei, 17 anni dopo il sisma: il ricordo di una zia speciale

Il 6 aprile 2009, il terremoto dell’Aquila ha strappato alla vita Paola Tomei a soli 49 anni, morta nel crollo della palazzina in via Luigi Sturzo. A 17 anni di distanza, il suo ricordo vive nei gesti, nelle parole e nei cuori delle nipoti Deborah e Giusy e della sorella Ortesia. 

Nonostante una fine così atroce, improvvisa, a cui i suoi cari non erano preparati, Paola Tomei ha lasciato un alone di bontà e generosità impresso in chi l’ha conosciuta. Zia e madre allo stesso tempo, era un punto di riferimento per Deborah e Giusy, allora quasi bambine, e per la sorella Ortesia. Quel 6 aprile 2009, mentre la città tremava, Paola rimase sotto le macerie della casa di una parente, Annamaria Russo, insieme alle figlie di lei, Chiara, Giuseppina, Micaela e Rosa. In un gesto estremo di generosità, dopo le prime scosse era andata a far loro compagnia, come faceva spesso quando Annamaria lavorava di notte. Sono morte insieme, tutte e 6.

Paola Tomei era un’onesta lavoratrice, corriere alla TNT, donna allegra, spontanea e generosa, una “aquilana verace”, alla mano, che girava per le vie del centro con il suo furgone, la radio “a palla” e il sorriso pronto per tutti. La sua vita era dedicata agli altri, alla famiglia, alle nipoti e alla sorella. Nonostante le difficoltà, riusciva a dare loro tutto ciò che poteva, trasmettendo valori di impegno e solidarietà. Non è stata solo una vittima del sisma, ma una persona straordinaria che continua a vivere nei gesti, nei ricordi e nei cuori di chi l’ha amata, un faro di bontà e generosità che il tempo non potrà mai spegnere. Il dolore per la sua scomparsa è stato immenso. Deborah e Giusy, le nipoti, nel cuore della tragedia, hanno trovato la forza di andare avanti, hanno incontrato l’amore e costruito le loro famiglie. “Abbiamo avuto un’infanzia serena, felice e senza privazioni. La presenza di nostra madre insieme a quella di zia ha sopperito a tante mancanze, aveva raccontato Giusy, parlando di Paola come se fosse andata via solo un giorno prima. “Zia era una figura piena, completa, sempre disponibile, attenta alle nostre esigenze, si levava letteralmente il pane dalla bocca affinché avessimo le stesse opportunità delle nostre coetanee. Lei, che dalla vita aveva avuto poco e niente, aveva per noi tantissimi progetti!

Paola Tomei

Uno dei loro figli porta il nome Luigi, come la via dove Paola Tomei ha trovato la morte (via Luigi Sturzo ndr), un piccolo segno che profuma di vita, speranza e rinascita.

Il ricordo della notte del sisma e di quelle ore concitate e cariche di speranza resta vivido nei ricordi delle nipoti. “Sono corsa a piedi a casa di zia ricorda Giusy – erano da poco passate le 4. La città era avvolta in una nube di polvere, intorno casa di zia il silenzio. All’inizio nel mio cuore speravo e pensavo che insieme a questa nostra parente e alle bambine fossero riuscite a scappare…Il cuore batteva forte, ma ho pregato e sperato“. L’amara scoperta arrivò poco dopo, quando i soccorritori constatarono che sotto quelle macerie non c’erano, almeno apparentemente, persone vive.

Con Paola è morta anche Annamaria Russo, 39 anni, una sua lontana parente. Annamaria che tutti chiamavano Anna, aveva alle spalle una storia di coraggio e resilienza. Era ripartita da zero, dopo una dolorosa separazione si era trasferita all’Aquila da 3 anni insieme alle sue 4 figlie. Erano tutte originarie di Vieste. Stava vivendo un periodo felice, aveva appena trovato lavoro all’Autogrill di Aquila ovest e, da poco più di un mese, aveva lasciato la vecchia casa fatiscente per trasferirsi con le sue figlie in una nuova palazzina, quella dove ha trovato la morte insieme alle figlie e a Paola che spesso si fermava dalle bambine, soprattutto quando la mamma aveva il turno di notte.

A 17 anni di distanza, il ricordo di Paola continua a guidare chi l’ha amata, insegnando generosità, coraggio e resilienza. Oggi, Paola avrebbe 66 anni, chissà se avrebbe trovato l’amore della sua vita, se avrebbe goduto della gioia dei figli e dei nipoti, trasmettendo loro la passione per la vita e la famiglia come faceva con naturalezza. “Invece resta l’eco della sua allegria, la memoria di una donna che ha saputo illuminare la vita degli altri fino all’ultimo istante“, conclude Giusy.

Massimo Cinque, “Daniela, Davide e Matteo non sono andati via del tutto la notte del 6 aprile”